Sanremo 2010, vince il Festival del tinello

Sanremo 2010, vince il Festival del tinello

Con Antonella Clerici, il festival di Sanremo ha finalmente smesso i pesanti panni dell'evento indigeribile: come la tv ha abbandonato il salone buono per spostarsi in cucina, così Antonella ha trasformato, con la sua leggerezza, il Festival da ricevimento solenne in quello del Tinello

    Antonella Clerici, regina del Festival del Tinello

    Il 60mo Festival di Sanremo rimarrà nella storia e non solo per i risultati d’ascolto, ma anche perché segna davvero uno svolta. Il successo Auditel e il gradimento raccolto da Antonella Clerici, nonostante le critiche per la sua conduzione fin troppo sobria e da brava massaia lombarda, materna e rassicurante, senza frizzi e lazzi da grande star, è un segnale importante per il Festivàl: la kermesse più nazional-popolare d’Italia si è finalmente vestita di quella quotidianità che ormai da anni caratterizza il consumo televisivo. Da tempo non c’è più il televisore unico nel salone di rappresentanza, dove si raccoglieva la famiglia per seguire l’evento di prima serata; ora la famiglia si riunisce solo in cucina: ed è giusto che anche il Festival smetta i panni del grande Festival da ‘salone’ e conquisti la dimensione più digeribile del Festival da ‘tinello‘. Un Festival ‘a ‘conduzione familiare’ che piace alle famiglie.

    Sovrappeso e sorridente, vestita male ma con quei luccichii che farebbero la gioia di qualsiasi donna che per una sera vuol sentirsi principessa, incerta sui tacchi come chiunque di noi sarebbe su un tacco 12 senza un training da mannequin, ecco a voi la ‘nuova’ dimensione della padrona di casa dell’evento più atteso, odiato, criticato, ma inevitabilmente presente nel palinsesto della Rai. Una tradizione tanto consolidata da cadenzare la ‘vita tv’ dei tespettatori che domandano ‘Ma quest’anno quand’è il Festival?‘ così come chiederebbero ‘Ma Pasqua quando cade?‘. Una cerimonia immancabile che puntualmente finisce per essere liquidata come la ‘messa cantata’ che non ammette innovazioni.

    E ogni anno conduttori e direttori artistici si sono scervellati per innovare: eliminiamo, meglio tutti in gara, tante canzoni, poche canzoni, vallette, cabarettisti, comici, attrici…. un’altalena continua come se la soluzione fosse nel format. Ma Sanremo è (e resta) Sanremo: cantanti, polemiche, giurie, esibizioni, ospiti… c’è poco da fare.
    E’ il tono della conduzione che fa la differenza: l’ha ben dimostrato l’anno scorso la coppia Paolo Bonolis- Luca Laurenti, lo ha confermato, in maniera del tutto inaspettata, Antonella Clerici quest’anno.

    Al suo nome molti hanno storto il naso: la regina dei fornelli di RaiUno (spodestata causa parto) promossa a regina del Festival? Impossibile, indeguata, impreparata. E invece Antonella è stata incoronata Regina proprio dal pubblico: più che i dati Auditel pesa il giudizio della gente, raccolta dai mille sondaggi promossi in questi giorni.

    Piace perché non esagera, non vuole strafare, resta un passo indietro e se balla il can can con le stangone del Moulin Rouge vendica le tante che, taglia 48, si ‘vergognerebbero’ di indossare corpetto e giarrettiera. Ha il coraggio di preferire le comodità del tecnologico ascensore all’ansia (inutile) della scala suicida che ha distrutto la vita di tutte le donne che si sono avvicendate al Festival. Anche per questo è stata criticata: “Ha tolto la scala. Ha rovinato la tradizione!“. E grazie! La tradizione deriva dal fatto che la conduzione del festival è sempre stata maschile: in 60 anni di storia Antonella è la terza donna ad avere da sola la resposabilità del palco.

    E’ materna, solare, rassicurante, parla di biscotti con la Regina Rania di Giordania, è gaffeuse – senza la premeditazione del grande Mike -, mette da parte l’istrionismo del Baudo Nazionale per chiedere al padre “come sto andando?“, mantiene l’atteggiamento di zia con gli artisti giovani senza mostrarlo sul palco, rispettosa delle regole della kermesse (e del gobbo). Insomma l’elogio della normalità, come dice lei stessa: “Sono una donna normale che fa un lavoro eccezionale“, cui fa eco chi legge il suo successo con la voglia del pubblico di ‘serenità‘ (non di evasione a tutti i costi) di fronte a un’immagine dell’Italia sempre più ansiogena che emerge dall’informazione, stretta tra crisi economica, lotte politiche, guerre tra procure e via così.

    La tv ha abbandonato la stanza di rappresentanza della casa, non è più il simulacro del ‘salone buono’, quello in cui si accoglievano gli ospiti; ora la tv in famiglia si guarda prevalente in cucina, durante i pasti, unico momento in cui ci si riunisce. Le regole dell’ospitalità si sono modernizzate, la parola d’ordine è informalità (anche perché i tempi non consentono grandi lussi), giusto quindi che vi si adegui anche l’evento per antonomasia della Tv italiana. Antonella ha traghettato, inconsapevolemte, il Festivàl dal salone al tinello: scelta perfetta per adeguarsi ai tempi (anche se fatta del tutto inconsciamente dalla Rai), premiato giustamente dal pubblico che evidentemente sentiva il bisogno di lasciare da parte lustrini e pesantezze stile Pippo Baudo (come sembrano lontani adesso i suoi Festival, ora ci sembrano davvero indigeribili e non più proponibili) per riapparsionarsi alla gara (trainata anche dal successo dei talent, che hanno contribuito a rendere la gara musicale un appuntamento meno eccezionale e più ‘alla mano’).

    La massiccia Antonella ha rinnovato il Festival con la sua bonarietà e la sua leggerezza. Viva Antonella! Che il tinello sia con noi!

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