Sanremo 2009: fuori Iva, Tricarico e Afterhours; Benigni tra Silvio e Povia

Archiviata la prima serata del Festival di Sanremo 2009

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    La prima serata del 59° Festival di Sanremo ha dato il suo verdetto: al ripescaggio Tricarico, Afterhours e Iva Zanicchi, oggetto prima dell’esibizione di un lungo passaggio del monologo di Roberto Benigni che ha spaziato tra politica e polemiche festivaliere chiudendo con una lettera di Wilde sul suo amore gay. Alessia Piovan impacciata e fuori luogo, travolgente Katy Perry.

    Riassumere le lunghe ore di diretta è impegno gravoso quanto impossibile: vi rimandiamo per i dettagli alla puntuale blogcronaca di Music Room. Noi preferiamo ripercorrere la serata a volo d’uccello, cercando di coglierne gli aspetti più o meno interessanti (a nostro parere) della serata di apertura.

    Rompere il ghiaccio con il palco dell’Ariston è sempre stata la cosa più difficile: appoggiarsi alla voce di Mina forse ha reso le cose più semplici a Paolo Bonolis che però decide di impelagarsi in una iper-rapida storia della musica, dai canti gregoriani a Sanremo 2009, raccontata ad una deliziosa bimba di 7 anni, Beatrice, e ripresa anche nel video che accompagna la magnifica performance di Mina, che dà una vita ‘diversa’ al Nessun Dorma di Puccini. In apertura e in chiusura scorrono le immagini di Mina in sala di registrazione, un omaggio al pubblico che aspetta da 30 anni il suo ritorno.

    Roberto Benigni

    Mina ormai è come Bin Laden, si vede solo nei video” dice Roberto Benigni nel suo monologo che scompagina leggermente la scaletta prevista. E’, con l’apertura di Mina, l’altro momento clou della serata tv, che cade alle 22.30, giusto per rimanere fuori dalla fascia protetta. Entra con quella che ormai la sua sigla, inizia a lasciarsi andare alla declamazione della felicità fisica ma poi si concentra sul suo obiettivo, l’attualità, declinata nell’immancabile riferimento a Berlusconi, vincitore in Sardegna anche se guarda alla Corsica “ad Ajaccio, lì ci sono i suoi parenti, non tutti ma bona parte“, e al suo desiderio di essere ‘napole(i)tano’. I giochi di parole, le frecciatine si sprecano verso Silvio e verso Veltroni, dimessosi proprio ieri dall’incarico di segretario del PD. “Walter te lo do io uno slogan per le prossime elezioni, ‘Rialzati Walter’“, parafrasando lo slogan del PdL che recitava ‘Rialzati Italia’.

    Benigni sa, e ammette, che basta dire ‘Berlusconi’ per portare a casa gli applausi, ma le sue armi satiriche sono piuttosto spuntate, anche se non si può non sorridere quando consiglia a Silvio di fare come Mina: “Sono trent’anni che è scomparsa ed è diventata un mito… Silvio! Fai come Mina, sparisci! Ma non fermarti in Svizzera, vai anche più lontano, in India, in Nuova Zelanda, e poi ogni tanto ci mandi un video con le canzoni tue e di Apicella“.

    Immancabile anche un riferimento al lodo Alfano. “Dicono che faccio sempre battute sul centrodestra - dice Benigni – il problema è il centrosinistra non mi dà il tempo: volevo fare una battuta sul governo Prodi ma è caduto prima, volevo farla su Veltroni e si è dimesso. Pensavo al governo Prodi, tempi leggendari, in cui esisteva quella cosa che chiedi quando cerchi una strada, come si dice, la terza a… sinistra. C’era pure Mastella ministro della Giustizia, che ha lavorato perché così chi veniva dopo di lui poteva sapere di non poter far peggio. Ora c’è Angelino Alfano, che ha fatto il lodo: prima accusavano Berlusconi di fare solo leggi ad personam. Ora le ha fatte per quattro personam, magari un giorno le farà per tuttibus…”.

    Si dedica poi a Iva Zanicchi, mito crollato perché nella canzone Ti Voglio senza Amore chiede di ‘non finire presto’. “E’ come dire ‘trombami e non finire presto’. Iva! Da te non me lo aspettavo! Ora mi resta solo Orietta Berti: ci manca solo che salga sul palco con le conigliette di Playboy in giarrettiera con due coniglietti sulle poppe e uno sulla patonza“.

    Ma se la satira politica è ormai diluita, Benigni torna a dare il meglio di sé con l’intelligenza di chi sa guardare alla letteratura come fosse un ‘catalogo’ dell’attualità. E quasi rispondendo a quanti gli chiedevano nella manifestazione svoltasi davanti all’Ariston di prendere una posizione sulla canzone di Povia, o meglio anticipandoli, Benigni recita (non legge) una lettera scritta da Oscar Wilde al suo giovane amore. Un amore omosessuale per il quale lo scrittore è stato imprigionato, torturato, condannato ai lavori forzati per una legge abrogata in Inghilterra non da molto tempo. E riferendosi alla canzone di Povia, e alle tante polemiche che ne sono seguite Benigni non si esime da una considerazione, magari banale ma necessaria. “È una storia incredibile che va avanti da millenni - dice Benigni – Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. L’omosessualità non è peccato, il solo peccato è la stupidità. Gli omosessuali sono stati seviziati e morti nei campi di concentramento perché amavano un’altra persona. Non importa di che sesso, siamo persone adulte, sono fatti loro. Pensate se foste condannati per il solo fatto di amare qualcuno. Non c’è delitto più grave che uccidere, torturare chi ama. E’ incredibile la rozzezza con cui si parla dell’omosessualità, nella storia dell’umanità ci hanno regalato cose stupende, potrei citarvene centinaia e non è per loro che si può estinguere una razza“. Lascia poi parlare Wilde con quell’intensità che abbiamo imparato a conoscere dall’interpretazione della Divina Commedia. L’Ariston si alza in piedi, applaudendolo, mentre lui si allontana con un grazie sussurrato e parte la pubblicità, con Bonolis per la prima volta ammutolito. In basso la parte dedicata all’omosessualità.

    Povia

    Dopo le parole di Benigni si attendeva con ancora più frenesia, se possibile, l’esibizione di Povia, che è arrivata tardi, quasi alla fine del blocco degli Artisti. Se non fosse per il testo assolutamente incommentabile la base musicale di Luca Era Gay sarebbe quasi piacevole. Povia entra nel gelo del teatro e va via raccogliendo applausi. Alla fine del pezzo chiede e ottiene la parola Franco Grillini, in platea. Intervento anche superfluo, come ammette all’inizio lui stesso: “Benigni ha detto tutto. Voglio solo leggervi un sms di un amico che sentendo Benigni si è commosso pensando al compagno che non c’è più, scomparso dopo 33 anni di vita insieme: Povia, impara cos’è la felicità degli omosessuali!“. Piovono fischi e buu, ma Bonolis cerca di riportare l’ordine: “Questi fischi mal si conciliano con la standing ovation riservata a Benigni: abbiate rispetto delle opinioni altrui e anche di un cantante che ha raccontato una storia e non ce l’ha con nessuno“. In basso il suo brano.

    Paolo Bonolis

    Prima di entrare nel merito delle canzoni una riflessione sulla serata tv: come spesso accade la prima parte è partita piuttosto serrata, mentre dopo il pezzo di Povia, sia perché si avvicinava la mezzanotte sia perché gran parte dell’attesa era sfumata, la stanchezza si è fatta sentire sia sul palco che nelle case degli italiani. A mezzanotte si è esibita Katy Perry, giovane e travolgente, per fortuna, sia con la sua canzone sia per l’omaggio improvvisato ai Queen che inizialmente aveva detto di non voler fare causa influenza. E invece si è fatta trascinare dall’orchestra e da Bonolis che ha mascherato per tutta la sera la sua conoscenza dell’inglese con una pronuncia romanesca che ha alleggerito i momenti più pesanti.

    In effetti ha fatto tutto lui: ha fatto da spalla agli impacciati ‘valletti’, ha presentato i brani secondo la più rigida tradizione (Di x, y, z canta Pinco Pallo), ha dato ritmo, ha giocato con l’orchestra, potendo appoggiarsi solo su Luca Laurenti, perfetta metà per Bonolis. Poco importa la location: che siano a Ciao Darwin o sul palco del più ingessato evento della tv italiana loro restano gli stessi, nel bene e nel male. Ma di sicuro Bonolis sa giocare con i registri, non solo linguistici, e questo aiuta non poco nel movimentare uno show come il Festival.

    Alessia Piovan e Paul Sculfor

    Belli sono belli, ma la simpatia e la bellezza non bastano. Certo aiutano anche a riprendersi dalle gaffe, come quelle della Piovan. A parte il piccolo inciampo nella prima discesa dalla scala, che ha lasciato scoperte le sue bellissime gambe, Alessia è inciampata persino nella lettura del gobbo. “Alessia, Paolo e Sculfor” legge Alessia prima di presentare il cantante. Se è riuscita a fare qualcosa lo deve solo a Bonolis. Quasi totalmente muto Paul Sculfor (“hai un cognome….sembri un anticalcare” gli dice Bonolis): la bellezza è importante, ma il suo ruolo non si è capito.

    Le canzoni: gli Artisti

    E veniamo alle protagoniste, le canzoni. Premettiamo che non siamo critici musicali, che non basta seguire Amici per essere tecnici, che come tutti abbiamo le nostre preferenze musicali e che al primo ascolto è difficile valutare una canzone. Tutto ciò premesso possiamo però dire che i brani degli Artisti non ci hanno fatto girare la testa. Le esibizioni più interessanti, a nostro avviso, gusto e parere, sono state quelle di Nicky Nicolai e Stefano di Battista, con un brano vivace, un po’ jazz e più particolare, scritto con Jovanotti (e si sente) e quella di Alexia con Mario Lavezzi, che hanno chiuso il gruppo degli Artisti. Interessante il pezzo liricheggiante di Renga, ben interpretato e lontano dal cliché del cantante (anche se ci è parso di sentire qualche eco del Nessun Dorma), così come di sicuro appeal sui pubblici di riferimento sono il pezzo di Al Bano, Sal Da Vinci e Marco Carta. Sul vincitore di Amici ci sia concessa qualche nota in più: si è lasciato alle spalle le stonature, le mani perennemente sulle ‘parti basse’, il sorrisino un po’ ebete delle sfide, ma non gl farebbe male qualche lezione di dizione.

    Un po’ delusi dagli Afterhours (che però necessitano di un secondo ascolto), da Patty Pravo, da Dolcenera, data per favorita. Ma in questi giorni avremo modo di riascoltare tutto. I 300 delle Termopili, come Bonolis ha ribattezzato la giuria demoscopica presente in teatro, ha sancito la temporanea uscita di Tricarico (che ripete nel brano dedicato alla moglie “Non è che non ti capisco è che non c’ho tempo”, pezzo dimenticabile), di Iva Zanicchi, forse penalizzata dalla presentazione di Benigni, e degli Afterhours, di certo lontani dalle logiche e dalle tendenze Sanremesi.

    Una cosa è sicura: si è sentito davvero di tutto un po’. In basso alcune esibizioni (in attesa che vengano cancellate da YouTube)

    Alexia e Mario Lavezzi – Biancaneve

    Gemelli Diversi – Vivi per un Miracolo

    Le canzoni: Le Proposte 2009

    Ci sono invece piaciute tre delle quattro Proposte esibitesi. Vocalmente interessante e musicalmente piacevole Malika Ayane, introdotta da Gino Paoli che ha cantato un pezzo di Giuliano Sangiorgi; poco incisiva Irene, la figlia di Zucchero, che ripete ossessivamente nel suo ritornello “sono in down”: e all’una di notte forse lo siamo anche noi. Segue pezzo carino e accattivante di Simona Molinari presentata da Ornella Vanoni e chiude l’unico maschietto in gara, il 18enne Filippo Perbellini, clone giovane e biondo di Riccardo Cocciante, suo padrino e autore del suo pezzo. Complessivamente non male.

    La serata si è conclusa all’1.20: per le esibizioni dei cantanti vi rimandiamo al sito ufficiale di Sanremo 2009, www.sanremo.rai.it.

    Da notare la presenza al fianco di Fabrizio Del Noce, l’uomo dal congiuntivo latitante, di Miriam Leone, Miss Italia 2008 e ormai davvero nel novero delle Angels: che l’anno prossimo il palco dell’Ariston sia suo?

    Chiudiamo con un servizio del Sky Tg 24 (tra i pochi materiali relativi alla serata reperibile su YouTube, visto che tutti i contributi sono stati prontamente rimossi per violazione del copyight: peccato però che il sito della Rai risulti sempre stracarico) che riassume la serata e dà un’idea dei brani in gara.

    (Foto: Ansa, Ap, LaPresse)