Sanremo 2008, per fortuna ci sono i giovani e Piero Chiambretti

Sanremo 2008, per fortuna ci sono i giovani e Piero Chiambretti

Sanremo 2008, per fortuna ci sono i giovani e Piero Chiambretti che movimentano questo Festival affidato per la 13ma volta a Pippo Baudo

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    L’attesa è finita e i già commenti si sprecano: si è celebrata ieri sera la prima serata del Festival di Sanremo, trasformato un po’ in Markette e contaminato da un clima da Dopo Festival. Grande mattatore Piero Chiambretti, capace di oscurare Pippo XIII, nonostante le sue ridotte dimensioni. Inizio dedicato a Nel blu dipinto di blu, cantata da Gianni Morandi, conclusione tra l’imbarazzante e lo sconvolgente con l’esibizione di Tricarico, ultimo big in gara all’una meno un quarto, che sale sul palco in “evidente stato di alterazione”. Il Dopofestival regala uno scontro al vertice tra Mario Luzzato Fegiz e Toto Cutugno (ma ne parleremo nel prossimo articolo).

    Timori per la Par Condicio? Pippo Baudo e Piero Chiambretti la esorcizzano facendo continuamente “velati” riferimenti ai vari leader politici in gara per le politiche 2008 e all’attualità internazionale. Pippo come Fidel! annuncia Chiambretti, lanciato per primo a fare gli onori di casa sul palco dell’Ariston, strapieno di luci ed effetti che inondano anche lo schermo della tv e che evidenziano le magnifiche scarpette tricolori che il comico sfoggia. Ma la speranza che Pippo molli il comando è pura illusione: Pippo non è Fidel, anzi viene introdotto da ben 12 sosia che ricordano le sue precendenti 12 conduzioni. Per la 13ma, Pippo sceglie un ingresso più “vivace”: nessuna discesa solenne, ma una salita dagli “inferi” del sottopalco. Emerge come “venere dalle acque”, pronto a stare da subito al gioco di Chiambretti.

    L’inizio è un piovere di battute, non tutte studiate. Come dicevamo, per evitare che la stampa tornasse, polemicamente, sulla questione “sanremo politicizzato”, Chiambretti ha tirato fuori subito la liberatoria che gli artisti e gli ospiti in gara hanno dovuto firmare e di cui aveva parlato ieri Il Corriere della Sera e rivolgendosi a Baudo l’ha pregato di firmarla con un “Sia clemente, non faccia casini. Faccia il cavaliere, fino in fondo!”. E questo è stato i primo di una serie di “doppi sensi a sfondo politico e sociale che hanno caratterizzato la serata. Filo conduttore un pannello di finti manifesti elettorali inneggianti all’abrogazione dei ritornelli ed ad un’Italia più intonata: con rispetto per lo scenografo, la cosa migliore del palco.
    Chiambretti ce la mette tutta per scompaginare la messa cantata, “inventandosi” anche un’incursione in una casa di fronte al teatro Ariston, ribattezzata La Casa Bianca, per incontrare un’improbabile gruppo di ascolto in pieno stile Markette: ci arriva a mezzanotte e dieci e il commento non può essere che “Sono alla frutta, anzi al caffè” (e in effetti anche noi eravamo al secondo caffè della serata).

    Sempre per bruciare sul tempo la stampa, sempre pronta a gettar zizzania, Chiambretti, in assenza di Pippo, massacra in un solo minuto Fabrizio del Noce, seduto in prima fila accanto ad una Alba Parietti di rosso vestita (e scosciata): “Allora, chi condurrà Sanremo il prossimo anno?”, domanda Piero e per tutti coloro che sono soliti seguire il Festival è immediato il riferimento all’anno scorso, quando, in pieno Festival, Del Noce annunciò che nel 2008 sarebbe cambiato il conduttore, gettando nella depressione Baudo, al quale scappò anche una lacrimuccia.

    Sul versante vallette, per non scontentare nessuno, Pippo & Co. hanno deciso di dedicare una serata a ciascuna delle due presenze femminili del 58° Festival. Ieri è stata la volta di Andrea Osvart, la meno nota al grande pubblico, che ha avuto l’onore e l’onere di inaugurare la kermesse: un ingresso innovativo anche quello della valletta, entrata dopo la prima canzone in gara e esibitasi in canto e ballo con i corpo di ballo del festival. Qualche lacrima anche per lei, che segue così le orme di un’altra bionda, quella Michelle Hunziker che aprì la sua esperienza sanremese dedicando Adesso Tu all’ex marito e alla figlia e sciogliendosi subito dopo in lacrime. Ungherese, ma con un italiano che fa invidia a molti dei cantanti in gara, Andrea ha dalla sua un grande charme e un’innata eleganza, messa in evidenza dagli abiti indossati, sui toni del rosso, sfumato nel fucsia fino al rosa pesco, che hanno contribuito a slanciare la sua esile figura (anche grazie ad un tacco 12 con zeppetta).
    La bionda si esibisce anche in un lieve spogliarello, casto ma sufficiente ad esatlare l’anziano pubblico del Festival che si riconosce nel sognante Chiambretti, cui si deve l’idea di “ridurre” l’ungherese in un body laminato.
    Anche nello spogliarello, comunque, la Osvart appare misurata e mai sopra le righe, anche di fronte alle provocazioni di Chiambretti – che la descrive come una Katia Ricciarelli magra (“per questo l’hai presa, vero Pippo?): per lei un’ottima prova.

    Non stesso charme per molti dei cantanti in gara (delle canzoni parleremo tra poco): il tempo degli smoking è finito da un pezzo, ma colpiscono la “divisa” di Fabrizio Moro, vestito esattamente come lo scorso anno, e la mise dei Frank Head, che ricordano un po’ Piotta prima maniera, ma che hanno offerto la perfomance più carina della serata. Caustico il commento di Chiambretti: “Belli e bravi. Vorrei avere un figlio come voi!”, ma davvero avremmo voluto che i 17 artisti, più o meno noti, in gara, fossero stati come loro.

    I Frank Head

    Veniamo alle dolenti note: tolto il gossip (scarso), il commento sugli abiti, i siparietti, la scenografia, non si possono trascurare le canzoni. Pochissimi i sussulti, e per di più provenienti dai giovani. Restano sicuramente impressi i Frank Head, (qui la loro esibizione) con un ritmo a metà strada tra il rap e il rock balcanico e un testo che sembra un trattato sulla società di oggi, con un ritornello che si propone di diventare un tormentone; buona anche la prova dei Milagro, che strizzano l’occhio ai Tiromancino, mentre l’altro figlio dei Pooh, Daniele Battaglia (figlio di Dodi), non si allontana dalla tradizione melodica di Sanremo. Tralasciamo Andrea Bonomo e la sua “Anna”. Un po’ ingenui i Melody Fall, giovanissimo gruppo già sbarcato con successo in Giappone, anche se bravi a muoversi sull’ingessato palco dell’Ariston. Personaggio particolare il professore Valerio Sanzotta che si presenta con una “ballata” e un’armonica stile Dylan e sveglia un po’ il sonnacchioso pubblico dell’Ariston (quello a casa era già nel mondo dei sogni). Giua (“Ma perché non cambia nome? Meglio Pina!”, Piero Chiambretti), ultima giovane in gara, dà il colpo di grazia a tutti.

    E dire che canta “Tanto non vengo”… è invece è venuta.
    Ma incredibilmente Guia passa il turno, insieme a Frank Head, Milagro e Valerio Sanzotta: li rivedremo venerdì per la finalissima.

    Sul fronte “pipponi”, ovvero i campioni à la Chiambretti, Cutugno e Zarrillo si limitano a riproporre se stessi (e non quelli dei tempi migliori), Fabrizio Moro passa dalla condanna sociale alla storia d’amore infelice senza cambiare minimamente espressione e modo di cantare, o meglio di parlare. La tendenza al parlato contagia anche Anna Tatangelo che con “Il mio amico” (ovvero il suo truccatore) si candida a buone vendite, anche se ha cantato cose più accattivanti. Rasenta l’insopportabile Paolo Meneguzzi: il ritornello della sua “Grande” sembra la parodia della parodia di Renato Zero fatta da Giorgio Panariello. Non pervenuta L’Aura, la sua canzone si è persa nella scenografia “a scomparsa” di Gaetano Castelli, fatta di orchestre volanti (ovvero su piattaforme sospese a mezz’aria) e di pedane mobili, capace di neutralizzare anche Frankie Hi Nrg, talmente fuori contesto da rendere davvero poco rivoluzionario il suo pezzo. Un mix di sonorità del sud del mondo, dalla pizzica alle melodie mediorientali passando per le voci dell’Africa, per il “Grande Sud” di Eugenio Bennato: il ritmo delle tammorre e delle chitarre, reiterate all’infinito, non possono non coinvolgere, anche se, al primo ascolto, il ritornello ci appare un po’ “dissonante” rispetto al resto della canzone. Esibizione incerta per Max Gazzè (Il Solito Sesso) che ha difficoltà ad entrare nel pezzo, forse per un problema ai monitor, visto che ad un terzo del brano decide di toglierli: non male la canzone, ma necessita di un altro ascolto. In basso il video.

    Chiude il gruppo dei big Tricarico, sceso sul palco con un espressione talmente triste da spingere Chiambretti ad accoglierlo con “Su, Tricarico, sorridi sei al festival!”. Si muove, cammina nervosamente avanti e indietro, ricorda Telespalla Bob (cfr. I Simpson) anche nello sguardo allucinato, sembra sotto effetto di sostanze stupefacenti, o è solo l’esaurimento da attesa? E dire che vuole solo “Una vita tranquilla”, facendo il verso alla Vita Spericolata di Vasco Rossi che cita e imita, anche nelle stonature. E tutti si ricordano in che condizioni arrivò Vasco sul palco dell’Ariston. Commento di Baudo: “Il Festival stordisce”, ma la sala, ancora reattiva, fa capire di aver colto nella sua esibizione tracce di qualcos’altro. Eccolo sul palco di Sanremo.

    Sul versante ospiti internazionali è arrivato sul palco dell’Ariston, nonostante il recente ricovero, Lenny Kravitz, in tour per promuovere il suo ultimo disco “It’s time for love revolution”. “Ha gli stessi stivali di Berlusconi”, commenta Chiambretti nell’osservare il discreto tacco 6 della star: neanche lui scappa a Piero, mentre il buon Lenny si presta ad un siparietto con Pippo, chiedendogli di suonare Donna Rosa. E vabbè… meglio i suoi pochi minuti che l’eterno quarto d’ora concesso a Carlo Verdone, con Geppi Cucciari, per promuovere il sequel di Bianco, Rosso e Verdone, ovvero Grande, Grosso e Verdone, in uscita in questi giorni. Uno spazietto è stato recuperato anche per il lancio di High School Musical, il cui cast ha proposto un breve estratto, rigorosamente in playback.

    In sostanza qualche brivido è venuto solo dai giovani che hanno mostrato più energia, vitalità, padronanza del palco, originalità dei tanto navigati big. Tolto Chiambretti, la cosa più “eclatante” sono stati gli spot del Trio, tagliati su Sanremo in stile intercettazioni telefoniche, tanto care alla Rai degli ultimi tempi. Come sempre nulla cambia perché tutto cambi: troppo lunga la serata, troppe pause, troppi siparietti, tutto un po’ troppo. Giustamente Chiambretti a mezzanotte e mezza prende le difese dei telespettatoriIl pubblico a casa è morto!”, dice e non gli si può dare torto. E dire che 50 anni fa Modugno spiccava il volo con una canzone semplice ed essenziale…

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