Sul trash e le parrucche della prima serata di Sanremo 2012

Sul trash e le parrucche della prima serata di Sanremo 2012

Sanremo 2012 è iniziato ieri, tra le polemiche, e continuerà oggi tra le polemiche

    Sanremo 2012 è iniziato ieri e, visto ciò che è successo (e che sta succedendo) non possiamo proprio fare a meno di dire la nostra, non solo sulle canzoni, qualcuna interessante qualcuna più noiosa del discorso di Adriano Celentano, ma anche su tutto il resto: avete visto, per esempio, la fantastica discesa dalle scale di Emma Marrone? E il drastico cambiamento di look di Pierdavide Carone? E non venite a dirci che vi è piaciuta l’acconciatura di Nina Zilli, perché stenteremmo a credervi. Se Sanremo, insomma, è un’occasione senz’altro ghiotta per fare il pieno di canzoni – laddove queste fossero ascoltabili, e lo sono state senz’altro negli ultimi anni (compreso questo) -, non si può certo dire che non serve per farsi un mucchio di risate. Prendete Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez: il ritornello di quella canzoncina dedicata a Morandi potrebbe davvero diventare un tormentone (anche perché il fatto che l’una e l’altra imparino l’inglese e l’italiano è già di per sé troppo divertente). Ma veniamo ai numeri: che voti meritano i protagonisti della sessantaduesima edizione del Festival di Sanremo?

    Partiamo da Adriano Celentano, tanto chiacchierato quanto deludente. Vedete, Il Molleggiato ha dalla sua un carisma non indifferente – Celentano è sempre Celentano, così come Sanremo resta sempre Sanremo -, ma ieri, a un certo punto, non ce l’abbiamo fatta; a stento, infatti, siamo riusciti a rimanere svegli: discorso populistico, sconclusionato, a tratti senza senso. E che dire dell’intepretazione di Pupo? Oscena, orribile, terrificante. E se a tutto questo aggiungete che Adriano ha fatto tutto in gran segreto, creando aspettative altissime, non potete che arrivare alla nostra stessa conclusione: meglio che canti. Quello, almeno, lo sa fare. Voto: 4 (ma solo perché è Celentano, sia chiaro).

    Gianni Morandi è stato protagonista a modo suo: non è mai stato invadente o fuori posto (tranne quando si è prestato al discorso del Molleggiato); ha risposto con un sorriso ai fischi della giuria demoscopica, che si è vista annullare il voto, e non ha perso la calma. Semplice e azzeccato per il Festival, da lui non ci si può aspettare di più, perché lui è così e nessuno lo può cambiare. Né migliorare. Sufficienza piena.

    Elisabetta e Belen saranno state pure trash, però ci son piaciute. Sapevamo che la seconda avrebbe fatto la sua bellissima figura, e non soltanto per l’aspetto (a proposito, non avete visto anche voi qualche rotondità sospetta?). Avevamo dei dubbi, però, sulla prima, che, invece, è riuscita a concludere qualcosa e a strapparci qualche sorriso. Anche lei bellezza indiscutibile, non avrebbe dovuto rappresentare l’Italia durante il monologo del Molleggiato. Ci sarà pure un motivo se si è trasferita in America, no? Belen: voto 8. Canalis: voto 6 (siamo buoni, lo sappiamo).

    Passiamo ai cantanti. Arrivata a Sanremo l’anno scorso, allora insieme ai Modà, Emma Marrone è una tra le possibili candidate alla vittoria, e forse non a torto: supportata da una infinità di fan e da una grinta che ha reso il testo di Kekko dei Modà a pieno, Non è l’inferno per l’esattezza, l’ex di Amici di Maria De Filippi potrebbe davvero raggiungere il primo posto. Camminata da elefante a parte, la ragazza, insomma, ci ha convinto. Voto 8.

    Dolcenera non ha lasciato il segno: bel vestitino, bell’acconciatura, Ci vediamo a casa è orecchiabile, a nostro avviso radiofonica, ma niente di che. L’esibizione è stata interessante, ma da una come lei ci aspettiamo di più. Non è tra i vincitori. Voto 6.

    Look stravolto, come vi dicevamo, per Pierdavide Carone, che con il pelo lungo ha abbandonato l’immagine del ragazzino strampalato per assumere i tratti di un cantautore tutto d’un pezzo. D’altra parte, con un pezzo come quello di Lucio Dalla, Nalì, non poteva essere altrimenti. Carino il testo, performance non incisiva (ma sarà l’emozione). Voto 7 (non in progresso).

    Anche Arisa ha scelto un look completamente diverso rispetto al passato: la ragazzina dagli occhiali giganti, dal rossetto rosso acceso e dalla graziosa ingenuità, ai limiti della goffaggine, è diventata una signorina. Un po’ troppo elegante, forse. La notte, comunque, è un brano che, pur non rimanendo impresso al primo ascolto, non è affatto male. Voto 6,5 (senz’altro in progresso).

    Veniamo ai Marlene Kuntz, veri e propri outsider del Festival, assieme a Loredana Bertè e Gigi D’Alessio. Ci aspettavamo molto di più; qualcosa d’impatto, insomma, che fosse destinato a un pubblico più ampio.

    Canzone per un figlio non ci ha colpito: è troppo scialba per i nostri gusti. Presenza scenica ai limiti del colpo di sonno. Voto 5.

    La Lory nazionale e Gigi D’Alessio sembravano destinati a una eliminazione istantanea. Mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, infatti, non è cosa gradita (soprattutto se il diavolo è un’adorabile pazza che si lascia capire a malapena). Per fortuna, tutto è andato per il verso giusto e, parrucca mostruosa della Bertè a parte, per non parlare del look decisamente fuori luogo del napoletano, siamo sicuri che li risentiremo. Voto 6.5 (decisamente in progresso, si spera).

    Nina Zilli non ci piace. Detto questo, nonostante la partenza decisamente orrenda, che ci ha fatto rimpiangere di non aver cambiato canale, la seconda parte del testo (quella successiva al primo ritornello) è riuscitissima. L’eccessiva arroganza di Sua Altezza, però, ci impediscono di appoggiarla nella sua corsa alla vittoria. Voto 6 (ma solo perché dobbiamo conservare una minima parvenza di oggettività).

    Look decisamente originale e testo altrettanto interessante, Samuele Bersani ha portato sul palco dell’Ariston Un pallone. Sembra il frutto delle farneticazioni di un matto, ma non così: a una lettura più attenta, così come qualsiasi testo del cantautore, il significato diventa chiarissimo (o quasi). Abbiamo dubbi sulla vittoria (sinceramente, anche sul passaggio del turno di stasera), ma ci è piaciuto. Voto 7 (forse per quella specie di trench che ha indossato).

    Francesco Renga rappresenta il valore aggiunto a tutto il Festival: elegante, dotato e assolutamente ‘in’, il cantautore era davvero in forma (barba a parte, questa avrebbe potuto risparmiarsela). Il suo testo, La tua bellezza, è molto interessante, la sua performance è stata brillante. Qui siamo a livelli altissimi, ma c’è bisogno di un secondo ascolto (se non di più). Voto 8 (basta e avanza).

    Discreti i Matia Bazar, che forse non la spunteranno, visto che, seppur orecchiabile, il loro testo sa di già sentito, lo stesso non si può dire di Noemi, che, per l’occasione, avrebbe potuto almeno darsi una aggiustatina alla parrucca: quel colore è decisamente orrendo. E poi, diciamocela tutta, una dieta ferrea prima di un evento del genere, no, eh? La ragazza, comunque, ci è sempre piaciuta, e Sono solo parole non è male. Secondo noi, però, non vincerà. Voto 7.

    L’anno scorso Irene Fornaciari ci piacque parecchio: Il Mondo Piange era davvero un bel testo e il supporto dei Nomadi è stato fondamentale. Anche in questo caso c’è stato un cambiamento di look, non drastico ma importante. La sostanza, comunque, è quella: Grande Mistero è orecchiabile, radiofonica senz’altro. 6+.

    Chiara Civello ed Eugenio Finardi potevano dare di più. Presenza scenica indubbia, testi non pervenuti. Finardi si salva col ritornello, ma la Civello dubitiamo riuscirà ad imporsi questa sera. Entrambi 5. E senza ripensamenti.

    Mancano Luca, Paolo e Rocco Papaleo, vi starete chiedendo. E, in effetti, è così. Per i voti altissimi, infatti, si arriva sempre alla fine. E se i primi due hanno confermato l’ottima impressione dell’anno scorso (ci chiediamo ancora come i responsabili de Le Iene se li siano lasciati scappare), il terzo rappresenta senz’altro una rivelazione. 9 e 10. Chapeau.

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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