Rosso San Valentino: Lorena Cacciatore racconta il suo personaggio nella fiction Rai

Rosso San Valentino: Lorena Cacciatore racconta il suo personaggio nella fiction Rai

Intervista esclusiva a Lorena Cacciatore, che nella fiction Rai Rosso San Valentino interpreta il ruolo di Sofia da Varano

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    Lorena Cacciatore Rosso San Valentino

    E’ in arrivo a settembre su Rai Uno la fiction di Endemol Rosso San Valentino, in cui vedremo impegnata, tra gli altri, Lorena Cacciatore. La Cacciatore, nota soprattutto per aver partecipato alla soap opera Agrodolce, vestirà i panni di Sofia da Varano nella fiction in sei puntate Rosso San Valentino. La storia è quella della famiglia Danieli, titolare di una ditta di profumi e cosmetici, ed è ambientata a Sanremo. In un’intervista esclusiva a Televisionando, Lorena Cacciatore ci ha raccontato un po’ il suo ruolo in Rosso San Valentino e ci ha parlato un po’ di sé dopo l’esperienza di Agrodolce.

    In autunno ti vedremo in tv con la fiction in sei puntate Rosso San Valentino. Vuoi raccontarci di cosa si tratta e dirci qualcosa del tuo personaggio Sofia?

    La storia si snoda attorno alle vicende della famiglia Danieli, titolare di un’azienda di cosmetici e profumi che in passato aveva visto il suo splendore lanciando sul mercato Rosso San Valentino, fiore all’occhiello della compagnia ma anche foriero di catastrofici eventi che hanno portato alla chiusura della produzione del profumo fino all’arrivo di Laura Argenti. Io interpreto Sofia da Varano, responsabile marketing dell’azienda e promessa sposa di Giovanni Danieli, il secondogenito del presidente della Danieli Cosmetici. Sofia è da sempre legata alla famiglia del suo futuro sposo e soprattutto per Guido, capostipite di questa, prova un sincero e fortissimo affetto; il mio personaggio l’ha sempre visto come un padre e in effetti, dopo aver perso tragicamente il suo quando era ancora una ragazzina, Guido si è occupato di lei e del fratello Lorenzo trattandoli alla stregua dei suoi figli. È una giovane donna innamorata che sogna di andare all’altare con il suo principe azzurro e l’amore che prova per Giovanni la rende cieca rispetto al naturale cambiamento di lui nei suoi riguardi. È un personaggio positivo, un’anima buona nonostante tutto ciò che le capita, che cade, sbaglia per disperazione ed ingenuità e si rialza a testa alta.

    Rosso San Valentino, prodotta da Endemol, sembra la risposta naturale di RaiUno a Le Tre Rose di Eva di Canale 5. Pensi che il pubblico la apprezzerà allo stesso modo?

    Mi auguro che piaccia e diverta allo stesso modo in cui ci siamo divertiti noi durante la lavorazione. Sono stati 6 mesi lunghissimi in cui sono nati e solidificati dei bellissimi rapporti di amicizia e rinnovati gli attestati di stima personale e professionale verso il regista Fabrizio Costa e gli altri componenti della troupe con i quali avevo già lavorato un anno prima sul set de “La vita che corre”. Mi sono impegnata molto cercando di fare un buon lavoro, adesso attendiamo il responso del pubblico tenendo le dita incrociate!

    C’è qualche aneddoto divertente avvenuto sul set di Rosso San Valentino che ti piacerebbe raccontarci?

    Le mie cadute, non di stile ma dai tacchi chilometrici di Sofia, sono state un tormentone per alcuni mesi. Una di queste la conservo ancora sul telefonino perché ci ha fatto fare tante risate: giravamo l’ultima scena del giorno, ed era abbastanza concitata perché Sofia aveva uno scontro con il fratello Lorenzo al termine del quale usciva dalla stanza lasciandolo solo come se fosse uscita dalla stanza. In verità sparisco dal monitor come inghiottita dal pavimento… E’ stata dura girarla di nuovo cercando di rimanere seri.

    Tra teatro, cinema e tv, c’è un ruolo al quale ti senti più legata? E uno che è stato più difficile da interpretare?

    Un personaggio che ho amato molto ed è stato anche uno dei più complessi da interpretare risale ai tempi dell’Accademia Silvio D’Amico, in occasione di un festival di corti teatrali riservato agli allievi ho presentato insieme ad una mia compagna, un piccolo spettacolo di 30 minuti del quale ero sia attrice che regista ed interpretavo la contessa sanguinaria Erzbeth Bathory. Una delle prime serial killer della storia che uccideva le vergini e si faceva il bagno nel loro sangue, credendolo un prezioso elisir di giovinezza in grado di sbiancarle la pelle. Ho impiegato circa 6 mesi per studiarla, conoscerla e giustificarne, almeno dal punto di vista attoriale, le ragioni che l’hanno spinta ad uccidere più di 600 giovani donne nel periodo a cavallo tra il 500 e il 600. Negli ultimi tempi prima dello spettacolo ero talmente ossessionata da lei al punto da non dormire la notte perché continuamente disturbata dagli incubi.

    È stata un’esperienza durissima ma estremamente forte e bella, mi piacciono le sfide, mi fanno sentire viva.

    Se potessi scegliere di recitare a fianco di un attore italiano per un progetto futuro, con chi ti piacerebbe lavorare?

    Mi piace moltissimo Kim Rossi Stuart, credo che sia uno degli attori più bravi del panorama cinematografico italiano. E poi, sarò pure di parte, ma lavorare di nuovo con il mio compagno, l’attore Alessio Vassallo, magari in una bella commedia romantica sarebbe fantastico!

    Cosa ti ha lasciato l’esperienza nella soap Agrodolce, oltre alla relazione con Alessio Vassallo? In quanto palermitana, secondo te trasmette una reale immagine della Sicilia?

    Agrodolce è stato il mio primo lavoro, oltre ad Alessio mi ha dato l’entusiasmo e lo sprone per continuare a studiare, infatti dopo la prima serie sono riuscita a passare i provini per entrare all’accademia d’arte drammatica Silvio D’amico. Per ovvie ragioni è chiaro che il mio legame con la soap sia fortissimo nonostante gli ultimi spiacevoli sviluppi. È un vero peccato perché, al di là del rispetto per il lavoro che è un diritto inoppugnabile, il progetto era assolutamente valido. Già dalla prima serie aveva dimostrato di avere tutte le carte vincenti per essere una lunga serialità in grado di soddisfare le esigenze di un pubblico vasto ed assai differenziato: dalla casalinga che prepara la cena all’imprenditore che torna a casa dopo una giornata di lavoro. Ne è prova, nonostante non venga più trasmesso da quasi 4 anni, il legame con i telespettatori che su Facebook mi chiedono quando andrà di nuovo in onda, mi scrivono persino siciliani dall’estero, dal Canada, Belgio, Stati Uniti. Secondo me la forza del prodotto non era necessariamente legata al fatto di voler trasmettere a tutti i costi un’immagine quanto più verosimile alla Sicilia, se per verosimiglianza si intendono tutti quei clichè in cui sono solite cadere tutte quelle fiction che parlano di Sicilia. Il gattopardo non esiste più da secoli e vi assicuro che le donne siciliane non sono tutte scure basse e tarchiate che vestono solo di nero… Quanto alla mafia, purtroppo ancora è un’ulcera che fa parlare di noi nel mondo ma sono fiduciosa nel fatto che un giorno si parlerà anche dei successi ad oggi ottenuti dallo schieramento opposto ad essa, il gruppo di tutti quei magistrati, giornalisti, studenti, familiari delle vittime e giovanissimi che compongono l’antimafia. Agrodolce raccontava delle storie, vissute da uomini e donne siciliane, che sono gli uomini e le donne di tutto il mondo.

    C’è un’attrice in particolare, italiana o straniera, che ammiri e a cui ti ispiri?

    Ne ammiro tante sia italiane che straniere, nulla togliendo alle altre nostrane credo che l’interprete italiana per eccellenza sia stata la grandissima Anna Magnani, una donna che aveva dentro di sé un’anima enorme ed un talento fuori dal comune. Le grandissime straniere che adoro sono Meryl Streep, Jessica Lange, Glenn Close e ovviamente la mia adorata Helena Bonham Carter.

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