Romanzo Criminale 2: per la Lega è “incosciente e pericolosa”. Ma è solo fiction

Un deputato della Lega Nord critica Romanzo Criminale definendo la trasposizione fictional del romanzo di De Cataldo un'operazione incosciente e pericolosa

da , il

    Romanzo Criminale è un’operazione mediatica incosciente e pericolosa“: così il deputato della Lega Nord, Davide Cavallotto, componente della commissione Cultura, Scienze e Istruzione ha sentenziato ancor prima della seconda stagione di Romanzo Criminale, partita il 18 novembre su Sky Cinema. Un tipo di polemica che ormai da anni accompagna i titoli che trattano storie di criminalità organizzata, ma che davvero sottende l’idea di un pubblico tv amorfo e incapace di intendere e volere. Per fortuna arriva la difesa del sociologo Luca Salmieri: “E’ solo fiction e il pubblico lo sa“.

    Appellare spietati assassini con affascinanti soprannomi che purtroppo vengono riutilizzati da migliaia di giovani inconsapevoli è un’operazione mediatica incosciente e pericolosa. Rappresentare prostitute senza scrupoli e terroristi che hanno provocato per anni morte e disperazione in molte famiglie come degli affascinanti gagà da imitare è un atto scellerato che contribuisce a creare una un clima violento e feroce fra le giovani generazioni. Spero che un crollo degli ascolti possa bloccare il prima possibile la messa in onda di questa perversa farsa“: questa la ‘lucida’ critica del deputato della Lega Nord, Davide Cavallotto, a Romanzo Criminale 2, in onda da giovedì 18 novembre su Sky Cinema. Non lesina aggettivi d’effetto il deputato, parlando di “operazione mediatica incosciente e pericolosa“, di “atto scellerato“, di “perversa farsa” per un prodotto fictional accusato da Cavallotti di ridare una “versione romanzata” delle efferate azioni della banda della Magliana. Un programma, peraltro, trasmesso sì in prima serata, ma con un bel bollino rosso e per di più su una rete a pagamento della piattaforma satellitare (per la quale è necessario peraltro un surplus di costo, non è nel pacchetto base di Sky).

    Al di là dei timori sugli ‘effetti’ sul pubblico della serie tv (350.000 telespettatori per il primo appuntamento) evidentemente al deputato della Lega Nord non va giù l’operazione ‘culturale’, istigatrice di comportamenti ‘violenti e deviati’. Eppure da un esponente della commissione Cultura, Scienze e Istruzione che sentenzia sulla tv ci si aspetterebbe un tantino di preparazione in più e qualche pregiudizio in meno sul ruolo dei mass media e del loro rapporto con il pubblico: non si può restare legati alle posizioni apocalittiche di Adorno e Horkheimer, né alla teoria del ‘proiettile magico’ (anni ’40) che si basavano sull’idea di un pubblico incapace di intendere e volere, soggiogato dai ‘messaggi’ dei media e che non si appoggiavano su nessun contrafforte sperimentale, ma solo un’osservazione ‘pregiudiziale’ e ideologica di alcuni fenomeni socio-politici. Di tempo ne è passato e gli audience studies hanno pienamente dimostrato come il pubblico abbia un ruolo attivo nell’interpretazione e nella gestione dei contenuti dei media (come nei confronti di qualunque testo).

    Per fortuna a sottolineare quello che ormai dovrebbe essere ovvio ci ha pensato il sociologo Luca Salmieri, contattato dall’Adnkronos: “La fiction è una realtà romanzata e lo spettatore ne è consapevole. Quarant’anni di studi hanno dimostrato che il pubblico non è una spugna che assorbe tutto passivamente e senza la minima capacità critica. Non esiste un’interpretazione univoca dei contenuti della fiction perché non esiste una corrispondenza diretta fra prodotto culturale e il tipo di influenza su ogni spettatore. Ognuno di noi dà un’interpretazione personale” ha detto il sociologo. Amen!

    Senza contare poi che Romanzo Criminale è la trasposizione fictional di un romanzo scritto da Giancarlo De Cataldo, ispirato alla Banda della Magliana: lo ripetiamo, è un romanzo (e il titolo scelto ‘aiuta’ a ricordarlo), non è il reseconto delle indagini delle forze dell’ordine. Ma evidentemente questo dato gli è sfuggito.

    Sarebbe più opportuno criticare la mediatizzazione dell’omicidio di Avetrana, una tragedia avvenuta di recente e che si è trasformata in una sorta di reality show“, nota in chiusura il sociologo. Quella sì è una storia che attrae quasi 4 milioni di telespettatori a ‘puntata’…