Riforma Rai bloccata dai veti incrociati, Monti fissa nuovo incontro

Riforma Rai bloccata dai veti incrociati, Monti fissa nuovo incontro

Il vertice tra Pd, Pdl e Udc non ha portato nuove sul fronte della riforma Rai: Monti fissa un nuovo incontro

    Vertice Monti

    La Riforma della Rai si conferma il vero ‘scoglio’ per il Governo Monti: il vertice di ieri, che ha visto riuniti Angelino Alfano, segretario del Pdl, Pierluigi Bersani, segretario del PD, e Pierferdinando Casini, segretario UDC, ha portato a un nulla di fatto circa la ristrutturazione delle procedura per nominare il CdA Rai, in scadenza a fine mese, e circa la riforma della governance della tv di Stato, punto che sta a cuore al Premier Monti. Necessario un nuovo incontro tra le parti, che intanto hanno trovato un accordo sui temi, pur caldissimi, della giustizia e della riforma del lavoro.

    La politica si conferma il vero ostacolo per la crescita e lo sviluppo della Rai. Del resto gli editori della tv di Stato restano Parlamento e Governo e il nodo della riforma della Rai si conferma il più ostico da sciogliere per Mario Monti.

    Dal vertice di ieri, terminato in nottata, non è giunto alcun accordo circa il da farsi per Viale Mazzini. Stando alle agenzie di stampa, Monti confidava di ‘incassare’ il via libera al rinnovo dei vertici Rai e di iniziare una ‘serena’ riflessione sulla riforma (sebbene soft) della legge Gasparri, in vista del rinnovamento della governance di viale Mazzini. Ma Alfano e Bersani hanno mantenuto le proprie posizioni: l’ipotesi di Monti è quella di procedere al rinnovo integrale del Cda, compreso Presidente e direttore generale, ma la Lei è strenuamente difesa da Alfano.

    Tra i candidati alla presidenza figurano Rocco Sabelli, ex Banca Intesa e alla guida della newco di Alitalia, o in alternativa Francesco Caio, ex amministratore di Omnitel, entrambi molto stimati da Monti, o Claudio Cappon, che ha già ricoperto l’incarico, nome che sarebbe gradito al ministro Corrado Passera. Il Pd, dal canto suo, da settimane ormai preme su Monti per una modifica della legge Gasparri. Il punto però è che il CdA scade il 28 marzo e i tempi sono ormai un tantino risicati: il PD, però, ha già chiarito che non parteciperà alle nomine del nuovo consiglio d’amministrazione che per legge spettano al parlamento. In più le tensioni tra PD e Pdl pasano per la gara di assegnazione delle frequenze tv: il Pd insiste sulla cancellazione del beauty contest e sulla necessità di un’asta, ipotesi che trova la ferma opposizione del Pdl. La situazione è rovente.

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