Report, la legge italiana non tutela l’informazione

Report, la legge italiana non tutela l’informazione

Milena Gabanelli, in tv con Report il prossimo 11 ottobre, sta cercando una soluzione per la minacciata soppressione della tutela legale gratuita della Rai ai suoi collaboratori

    Milena Gabanelli e Report

    Milena Gabanelli, che tornerà in tv con Report il prossimo 11 ottobre, sta cercando una soluzione per risolvere il problema della minacciata soppressione della tutela legale gratuita della Rai ai suoi collaboratori. E con una lettera aperta al Corriere della Sera ha realizzato di fatto uno dei suoi reportage sul sistema italiano di tutela dell’informazione.

    Di fronte alla minaccia, non ancora rientrata, della cancellazione della tutela legale gratuita ai collaboratori di Report (prevista da una calusola contrattuale introdotta solo qualche anno fa dall’ex dg Rai Claudio Cappon) Milena Gabanelli ha cercato una soluzione alternativa per garantire una copertura economica a sè e al suo staff, facendo una ricognizione presso le assicurazioni private.

    Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa” spiega la Gabanelli nella sua lettera al Corriere della Sera, nella quale presenta anche i risultati della sua ricerca.
    Una volta presentata la sua situazione con un formulario nel quale ha sintetizzato le cause vinte, le richieste di risarcimento, l’ammontare delle spese legali e la presenza di una trentina di cause pendenti, la Gabanelli si è vista rispondere solo da due compagnie, una inglese e una americana, pronte a coprire l’eventuale danno ma non a risarcire le spese legali.

    Spiega quindi la dinamica delle norme italiani, che di fatto non tutelano i querelati: “L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio“.
    Tutto questo in Italia non c’è, con il rischio, come sottolinea la Gabanelli, che trenta cause in corso, con durate decennali e costi preoccupanti, finiscano per essere per un editore “una pressione ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile“.

    Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto“, conclude la Gabanelli. Contro un sistema del genere diventa sempre più difficile lottare.

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