Regionali, il CdA Rai riesamina il regolamento. Berlusconi: “Non scandaloso stoppare i pollai”

Par Condicio Elettorale Rai, si cerca un compromesso: i consiglieri di opposizione del CdA chiedono a Sergio Zavoli di intervenire per non cancellare i talk politici nel mese precedente le regionali, in programma il 28 e 29 marzo

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    I consiglieri del centrosinistra del CdA Rai hanno chiesto al presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, di intervenire perché venga modificato il regolamento sulla campagna elettorale Rai per le prossime elezioni regionali. Il regolamento, pronto a ‘cancellare’ per un mese i talk politici, è stato approvato a maggioranza dalla Vigilanza e quindi non verrà nuovamente sottoposto al suo giudizio. Domani, invece, verrà esaminato dal CdA. Gli esponenti di minoranza chiedono di “non comprimere l’autonomia editoriale della Rai“. Sul piede di guerra Vespa e Floris. E Berlusconi commenta la decisione della Commissione: “Fermare quelli che ormai sono pollai televisivi non è né scandalosa né preoccupante anche perché potrebbero essere sostituite da tribune politiche“.

    Infuria la polemica sul regolamento sulle trasmissioni politiche nel periodo di Par Condicio approvato ieri sera dalla Commissione di Vigilanza: in prima linea i conduttori dei talk show principalmente interessati dalla vicenda.

    A me questi azzeramenti non piacciono e comunque il programma Porta a Porta ha rispettato più la par condicio di altri” dice Bruno Vespa, mentre Giovanni Floris parla di “ingordigia della politica che si mangia l’editore, l’azienda, i conduttori, i giornalisti e anche gli ospiti. Oltre, naturalmente, ai telespettatori che pagano il canone. Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d’altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri. Non credo infine sia l’aspirazione del pubblico Rai quella di scoprire (al posto della trasmissione che ama) un susseguirsi di dichiarazioni di candidati alle Regionali“.

    Di parere opposto il premier Silvio Berlusconi, che ritiene non scandaloso nè preoccupante che i pollai televisivi lascino spazio in prime time alle tribune politiche, mentre Pierluigi Bersani, leader del Pd, parla di limitazione della libertà: “Una decisione da rivedere perché tocca profili di libertà. La preoccupazione del centrodestra è quella di chi vuole ovattare la realtà e nascondere i problemi. Non c’è incompatibilità alcuna tra trasmissioni di approfondimento giornalistico affidate alla responsabilità dei conduttori e all’osservazione della Vigilanza e l’apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettano tutte le forze in parità di condizioni. Con questa impostazione la decisione della Vigilanza va rapidamente riconsiderata“.

    Intanto il presidente della Rai, Paolo Garimberti, annuncia che il regolamento sarà esaminato domani dal CdA Rai, per quanto l’Azienda sia tenuta a rispettrare le decisioni della Commissione di Vigilanza: “Il consiglio di amministrazione discuterà del tema, di cui è già stato investito il direttore generale, per valutare l’impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli“.

    Particolarmente agguerriti i consiglieri di minoranza del CdA Rai, Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, che hanno diffuso una nota congiunta: “Il nuovo regolamento sulla par condicio sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati. Non solo viene compressa l’autonomia editoriale della Rai ma le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull’intera programmazione e, quindi, sul fronte dei ricavi pubblicitari“. Chiedono quindi l’intervento di Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza, il quale, però, ha le mani piuttosto legate, visto che il testo, ormai approvato, non passerà di nuovo all’esame della Commissione.

    I punti contestati sono l’accesso dei piccoli nella prima fase di campagna elettorale (in virtù del quale tutte le compagini politiche dovrebbero essere presenti nei talk politici, rendendo di fatto ingestibili le trasmissioni, già inserito in una prima bozza del regolamento per le politiche del 2008) e la rigidità dell’informazione politica, ristretta di fatto alle sole tribune politiche, che verrebbero collocate in prime time (regalando così le serate Auditel alla concorrenza).

    Zavoli è comunque intenzionato a cercare una soluzione insieme ai vertici Rai, domani riuniti in Consiglio di Amministrazione. Il Pd è fortemente contrario al regolamento, mentre la Lega lo supporta in pieno. Sembra, invece, disponibile a qualche variazione il PdL, che con Giorgio Lainati, vice presidente della Commissione, si dice contrario a modificare il regolamento, ma impegnato a “capire come attuarlo nel rispetto del servizio pubblico e dello stesso regolamento”.

    Giorgio Merlo (Pd) invece afferma che “si tratta di trovare la soluzione più condivisa per non trasformare gli spazi di approfondimento in polpettoni indigeribili, senza stravolgere il voto e le scelte di ieri, e per far sì che tutti i partiti che abbiano superato il 2 per cento alle scorse europee possano accedere alla prima fase della campagna elettorale”.

    Insomma, fatto il ‘guaio’ si cerca il solito compromesso all’italiana.