“Reality shock”, un libro che “svela” i retroscena dei reality

“Reality shock”, un libro che “svela” i retroscena dei reality

E' uscito il libro Reality Shock di Paolo Martini sui restroscena dei reality più famosi

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    Claudio Chiappucci e Luca Calvani nella scorsa edizione dell'Isola_Foto DiPiù

    Nelle scorse settimane è uscito Reality Shock, un libro del giornalista Paolo Martini che scava nei retroscena dei maggiori reality, non solo di casa nostra. Un modo per ricordarci che nei reality di “reality” c’è poco, qualora talvolta ce ne dimenticassimo.

    In realtà chi è un po’ più smaliziato sa bene che dietro a programmi come l’Isola dei Famosi, ultimo baluardo del genere al momento in Italia, lavorano circa 150 persone costantemente impegnate sul set di Cayo Cochinos e che tutto è costantemente mediato non solo dall’occhio della telecamera, per usare una frase fatta, ma anche dall’intervento degli autori che selezionano, necessariamente, il materiale girato per montare le striscie quotidiane. Niente di particolarmente straordinario a dire il vero, ma è interessante gettare uno sguardo dietro le quinte per vedere all’opera la macchina produttiva, di certo la parte più intrigante di un programma che deve riuscire a far appassionare milioni di telespettatori a personaggi il più delle volte sconosciuti (si pensi ai tanti non famosissimi sbarcati sull’Isola nelle 5 edizioni, prima ancora che ai tanti “soliti ignoti” che popolano le versioni common people, Grande Fratello in testa).

    Isola dei Famosi 2006 la troupe al lavoro

    Certo dunque che si siano autori, attrezzisti, operatori, redazioni etc etc che intervengono sulla “realtà” per dare senso ad eventi che altrimenti non avrebbero ragione di essere raccontati. Come emerso in altri nostri articoli sull’argomento, la struttura narrativa di un reality si avvicina a quella di una soap-opera, dove tutto ruota non tanto sull’azione, ma sui personaggi e sulle proprie caratteristiche, esasperate dalla sinteticità delle strisce e dalle condizioni extra-ordinarie che si trovano a vivere. Laddove non v’è possibilità di un copione da seguire (per quanto Martini riporti esperienze statunitensi di stampo opposto) tutto si concentra sui “caratteri” (nel senso anglosassone di Character, personaggio appunto). Non a caso è il casting il momento fondamentale della costruzione del reality: sbagliare il cast può voler dire non aver nulla di cui parlare e quindi nulla da raccontare al pubblico.

    Pubblico che segue con quella stessa “sospensione dell’incredulità” che accompagna la visione (o la lettura) di una qualsiasi opera fictional e che cerca nel reality quel “realismo emotivo“, non fattuale, capace di legarlo ad un certo personaggio, per identificazione o per opposizione, e che spiega l’attaccamento del pubblico a storie “inverosimili” come quelle di Beautiful. Inverosimili perchè difficilmente qualcuno di noi potrà/vorrà sposare tre volte lo stesso uomo, due volte suo padre, poi suo fratello, fare un figlio con suo genero e via così, ma che rivestono una propria valenza emotiva perchè, al di là dell’oggetto del desiderio, la molla che muove tanta irrequietezza la si può vivere anche nelle storie d’amore più consuete e tradizionali.

    Sara Tommasi e Luca Calvani all'Isola dei Famosi 2006

    Da qui a dire che sia tutto una montatura il passo può essere molto breve, anche se non lo consideriamo del tutto corretto.

    Certo riteniamo che il reality non sia “lo specchio della vita reale”, così come la televisione in toto non lo è. Ma che debba essere visto alla fine come una fiction, questo sì. Una fiction dove però il personaggio ha una certa autonomia e discrezionalità di comportamento: per quanto possa essere “falsato” dai montaggi ha spazio per esprimersi nei comportamenti e nelle relazioni interpresonali.
    Ecco perchè, legandoci al ritiro di Karen Picozzi (di cui abbiamo parlato ieri), non possiamo liquidare il comportamento della salernitana con un comodo “Non sono cattiva, è che mi disegnano così”. L’intervento autoriale è ben più forte in Uomini e Donne, che ha una struttura molto diversa, dove non c’è tanto spazio per il dietro le quinte, per l’imprevisto, per la “sofferenza”, per le relazioni fuori dalle telecamere, dove l’investimento emotivo di ciascun concorrente è mitigato dalla possibilità di poter fare comodamente rientro alla propria vita una volta terminate puntata ed esterne.

    Ma rimanendo in tema di Isola dei Famosi, riteniamo che quest’anno le maglie della Produzione si stiano “allargando” un po’ troppo e stiano dando troppo spazio a dei “sospetti” che potrebbero minarne il successo e l’affezione del pubblico, già piuttosto smaliziato e stanco di questo genere di “fiction”, come ha dimostrato la scarsa commercializzazione di reality a favore di game show e fiction tout court. Ci riferiamo in particolare all’uscita di Karen che ieri ha mostrato di essere a conoscenza di eventi di cui non avrebbe dovuto saper nulla: nello spiegare i motivi del suo ritiro ha fatto cenno ad “ex fidanzati che hanno messo in giro voci del tutto false”. Forse si tratta semplicemente di una giusta considerazione, di un’ipotesi messa in conto già prima della partenza, ma il pensiero corre immediatamente allo scoop di Chi che ha intervistato un suo ex, protagonista, a suo dire, di una relazione in corso (di cui abbiamo già parlato).

    La sensazione è che qualcuno gliel’abbia raccontato, e chi se non la Produzione? Sarebbe una mossa davvero scorretta, un motivo che avrebbe potuto condizionare la decisione della naufraga. Se poi fosse frutto di una “clandestina” navigata in Internet sarebbe forse meno grave, ma ugualmente segno di una produzione/redazione incapace di garantire quell’isolamento su cui si fonda il patto comunicativo tra programma e pubblico.

    Aspettiamo una spiegazione, nel frattempo dedichiamoci alla lettura.

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