Raiuno: come sprecare programmi e personaggi

Effetto Sabato non brilla certo per essere uno dei migliori programmi del palinsesto Rai: programma penoso, conduzione pessima

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    Dal 15 di dicembre alla giovane, bella ed inesperta Elisa Isoardi è stato affidato l’ingrato compito di contrastare la corazzata Amici+Verissimo del sabato pomeriggio di Canale 5, affidandole la conduzione di Effetto Sabato, (dal sito…il nuovo format del sabato pomeriggio di Rai Uno, ogni settimana in diretta dalle 14.30 alle 17.00).

    Nuovo format??? Un magazine per informare e divertire???

    No, ecco perché a prima vista, questo magazine nuovo di zecca mi è sembrato tanto un mix tra i vari Festa Italiana, La Vita in Diretta, Italia che Vai, L’Italia sul 2, Verissimo, ecc…

    E pensare che tutta questa novità, messa insieme a Scalo76, su Raidue avrebbe dovuto contrastare gli ascolti di Amici prima di tutto…

    mai mission più impossible di questa!

    “ Protagonisti sono uomini e donne che hanno in comune l’aver lasciato un segno e che saranno raccontati da chi da dietro le quinte è stato spettatore e compagno della loro vita.”

    Dunque ecco spiegata la presenza in studio, sabato scorso, di Antonio D’Amico, compagno del defunto Gianni Versace. Questo uomo bellissimo è stato per 15 anni il compagno discreto di uno dei talenti della moda italiana, scomparso a soli 50 anni, dopo esser stato assassinato a Miami nel luglio del 1997.

    Di questo personaggio ne leggo la storia, intrecciata a quella del grande stilista, nel bel saggio di Laura Laurenzi, inviata di Repubblica, dove scrive di attualità e costume, Liberi di amare, in cui l’autrice traccia un percorso tra le grandi passioni omosessuali del Novecento.

    Dalle pagine del libro: “…accanto a lui, da quindici anni, c’era Antonio D’Amico, un vero uomo ombra. Discreto, defilato, ma sempre presente: – Era un amore vero, con punte di meravigliosa follia - ,racconta adesso D’Amico. (…) Si erano conosciuti una sera nel 1982 a una cena dopo una prima di un balletto alla Scala. “Ti ho visto e mi sei sembrato un putto, un angelo” gli dirà Gianni Versace.(…) Da un giorno all’altro diventano inseparabili e il coinvolgimento è totale: sotto lo stesso lussuoso tetto Antonio è il suo compagno e anche il suo assistente. (…) Antonio c’è sempre:riservato, dietro le quinte, silenzioso ma ha una poltrona in prima fila nella vita caleidoscopica e scintillante nella vita di Gianni Versace, … Un amore non esibito, non sbandierato, ma solido, forte.”

    Antonio sarà con lui quando lo stilista raggiungerà l’apice della carriera, quando il cancro minerà la sua vita soltanto 2 anni prima di essere ucciso quella mattina del 15 luglio. Troppi interrogativi ancora aperti su quell’omicidio senza apparente movente, troppa fretta nel chiudere l’inchiesta, nel cremare il cadavere, nel decretare come suicidio la morte di Cunanan, l’omicida, che lo fa sparandosi 2 colpi di pistola???

    D’Amico ha sempre sostenuto che lui sarebbe andato fino in fondo, ma che il suo ruolo ufficiale non gli consentì nemmeno di entrare in ospedale. Dopo una settimana, ai funerali nel Duomo di Milano, Antonio si sente un fantasma. Di lui non si dimenticherà invece Versace nel suo testamento: erede universale la nipote Allegra, figlia di Donatella, al fratellino Daniel tutte le opere d’arte, tra cui molti Picasso, e ad Antonio D’Amico un vitalizio di 50 milioni di lire al mese e il diritto di abitare nelle sue case, per tutta la vita. Ma i rapporti con la famiglia cambiano il giorno stesso dell’apertura del testamento. D’Amico, a sei mesi dalla morte del suo compagno, ha già lasciato l’azienda e Milano e ha rinunciato di sua spontanea volontà ad abitare nelle varie case dello stilista, in giro per il mondo.

    Un grande amore che verrà poi raccontato nel libro di Rody Mirri, noto manager e produttore televisivo, IT’S YOUR SONG (Vannini Editore, 2007), nel video che segue la presentazione.

    Sono curiosa di capire il nuovo format di Raiuno, questo Effetto Sabato, che per l’occasione ha in studio anche il Direttore Del Noce, in veste di inviato a New York dieci anni prima, come affronterà tutti gli argomenti di cui l’ospite si fa portavoce:

    amore, glamour, la moda italiana degli anni 80/90, personaggi internazionali, lusso, soldi, omicidio, pacs, polizia americana, omosessualità, eredità, eccessi.

    Tutto svanisce in pochi minuti di conduzione penosa, in cui la conduttrice appunto dà e toglie contemporaneamente la parola all’ospite; è lei a ricordare le quattro cose che il grande pubblico già sa riguardo l’omicidio Versace, all’ospite giusto la possibilità di ribadire la frettolosità con cui la polizia americana ha chiuso l’inchiesta e l’accettazione passiva della famiglia.

    Quand’ecco il direttore De Noce gigioneggiare e bearsi della sua immagine in un servizio di 10 anni prima da Miami sull’accaduto omicidio, senza nemmeno lo sforzo di una analisi dignitosa dell’evento stesso.

    E tutto questo sulla rete ammiraglia della Rai, con nientepopòdimeno il contributo del Direttore in prima persona! E pensare che nelle intenzioni degli autori c’era….un programma che metaforicamente ha l’immagine di un’arca che attraversa il mare dell’attualità, facendo emergere retroscena e aspetti solo apparentemente noti di una realtà variegata e multiforme.