RaiTre, Antonio Di Bella nuovo direttore tra le polemiche

Antonio Di Bella incassà il sì del CdA Rai e prende il posto di Paolo Ruffini alla direzione di Raitre

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    Antonio Di bella, nuovo direttore di RaiTre

    Antonio Di Bella incassà il sì del CdA Rai e prende il posto di Paolo Ruffini alla direzione di Raitre. Una decisione che vede il Pd con Gentiloni e Rizzo Nervo parlare di rimozione ed epurazione politica di Ruffini. Decisione ‘esorbitante’ per il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, pienamente condivisa, invece, dal presidente della Rai, Garimberti.

    Per RaiTre si è chiusa definitivamente l’era Ruffini: il CdA lo ha sostituito, con un solo voto contrario, alla direzione di RaiTre con Antonio Di Bella, già direttore del Tg3 prima dell’arrivo di Bianca Berlinguer che ne ha raccolto il testimone a metà ottobre.

    Di Bella si è detto onorato di proseguire il lavoro di Ruffini e della dirigenza di RaiTre, che ha avuto modo di conoscere nei suoi otto anni da direttore del Tg3. “Il mio impegno è consolidare i risultati raggiunti,per qualità e ascolti, garantire e sviluppare l’identità della rete” ha detto a botta calda il neodirettore.

    Ma la sua soddisfazione non può che essere offuscata dalle dichiarazioni di alcuni consiglieri del PD, che si sono fortemente opposti alla sua candidatura e che miravano a una riconferma di Ruffini. Su tutti spicca Nino Rizzo Nervo, consigliere di minoranza del CdA, che ha parlato di una vera e propria epurazione di Ruffini: “Non avrei mai immaginato che la richiesta di epurazione da mesi sollecitata dall’esterno potesse essere accolta con un solo voto contrario – ha detto Rizzo Nervo – è come se nel 2002 il Cda avesse approvato, con una maggioranza schiacciante, la cacciata di Enzo Biagi e di Michele Santoro. I risultati di qualità, di ascolti e di economicità di gestione raggiunti da Paolo Ruffini erano inattaccabili. Ho votato “no”, quindi, con profonda convinzione perché l’avvicendamento di Ruffini non ha alcuna giustificazione aziendale ed, infatti, né il direttore generale né il presidente hanno saputo, o potuto, spiegarne i motivi così come non è stato mai detto quali sono gli obiettivi e il mandato editoriale affidati al nuovo direttore. A tutti coloro che lavorano in azienda oggi arriva un segnale forte ma devastante: il merito ed i risultati non contano nel giudizio di chi guida il servizio pubblico, tant’è che chi ha ben meritato viene mortificato e messo da parte“.

    Sui modi in cui è avvenuto l’avvicendamento si è espresso anche Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza Rai che ha parlato di decisione ‘esorbitante’ da parte del CdA motivandola come segue: “Cio che nella sostituzione del dottor Ruffini è parso esorbitare da criteri giurisdizionali (del CdA, n.d.r.) sono stati tre elementi: l’estenuante, eccezionale lentezza della decisione; l’assenza di motivazioni che accreditassero la natura professionale, e insieme gestionale, del provvedimento; l’incongrua, nuova collocazione escogitata per giustificare un esito di cui la politica stessa, certo non estranea alla questione, non credo possa menar vanto“. Si augura comunque, che in vista delle prossime nomina si tenga conto di quanto successo per RaiTre.

    Paolo Garimberti, presidente Rai, invece si dice pienamente soddisfatto della decisione presa dal CdA: “Si tratta di una nomina largamente condivisa che soddisfa pienamente le quattro condizioni che avevo posto: condivisa, assicura pluralismo, è un professionista interno ed è stata individuata un’adeguata proposta di ricollocazione per il direttore sostituito“.

    Chiudiamo questa prima rassegna di reazioni con le parole di Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Partito Democratico, per il quale la nomina di Di Bella (fatte salve le sue qualità umane e professionali) è “una brutta pagina per il servizio pubblico“, ribadendo quanto affermato anche da Rizzo Nervo, l’unico ad essersi opposto alla sostituzione di Ruffini. “Il vertice Rai ha infatti dato esecuzione a un ordine esterno - ha proseguito Gentiloni – e così facendo ha mandato un messaggio chiaro all’azienda: qualità e ascolti valgono zero, il pluralismo autentico è un’anomalia da combattere”.

    Tutti sono d’accordo sulle qualità di Di Bella, che comunque inizia il suo incarico in salita: l’eredità è pesante e l’attenzione è tutta su di lui. In bocca al lupo.