RaiDue, Paragone critica il palinsesto: “Troppe serie tv”

Gianluigi Paragone vuole il posto di direttore di RaiDue e critica l'attuale linea editoriale della rete: "Troppi telefilm, sembra Fox con un anno di ritardo"

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    Gianluigi Paragone raidue

    Gianluigi Paragone, giornalista e ora conduttore del talk L’Ultima Parola (venerdì in seconda serata su RaiDue) nonché vicedirettore di RaiDue, guarda alla poltrona di direttore di rete e e critica la linea editoriale dettata dall’attuale direttore, Massimo Liofredi, da mesi ‘in bilico’. Paragone, indicato dalla Lega Nord come candidato alla direzione (ancora vacante) del Tg2 post Mario Orfeo, mira evidentemente al ruolo di ‘gran capo’ della rete giovane di Viale Mazzini e indica la sua ‘politica’: una rete diversa con meno telefilm.

    Non so se sarei meglio dell’attuale direttore, ma di sicuro non metterei tutti questi telefilm nel palinsesto: sembra un po’ di vedere Fox con un anno di ritardo… Ci sono tanti, troppi telefilm, è un’esagerazione“: così Gianluigi Paragone attacca frontalmente la linea editoriale del direttore Massimo Liofredi, in predicato di una sostituzione ‘imminente’ da circa un anno.

    Ospite della trasmissione radiofonica di Radio2 Un Giorno da Pecora, non nasconde che gli piacerebbe essere il nuovo direttore di RaiDue (anche se in questo momento è il ‘candidato’ della Lega Nord per il ruolo di direttore del Tg2, incarico che dovrebbe, però, andare a Susanna Petruni del Tg1, in quota Berlusconi) e detta le linee della sua poitica editoriale.

    RaiDue dovrebbe essere molto più a trazione milanese e oggi non lo è. Dovrebbe far funzionare di più e meglio il centro Rai del capoluogo lombardo, che è composto da tanti professionisti” dice ancora Paragone. Una rete diversa, quindi, con più produzioni interne e un’incidenza minore delle serie tv nel palinsesto, sebbene riescano a garantire ‘quotidianamente’ ascolti costanti.

    Ma cosa segue Paragone su RaiDue? “Vedo Santoro, vedo l’Isola dei Famosi che va molto bene, è un prodotto che si fa a Milano” risponde il giornalista, un po’ impreparato sul resto della programmazione (“Il mercoledì e il sabato? Ci saranno sicuramente telefilm…“). Beh, come linea editoriale è un po’ debole: va bene togliere i telefilm, ma poi cosa ci si mette?