Rai, Vespa in prime time: “Non sarò l’anti-Santoro. Con me, Ferrara e Sgarbi più equilibrio”

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Bruno Vespa Rai

Bruno Vespa entra nel merito della querelle che sta agitando i corridoi di Viale Mazzini, ovvero l’atto di indirizzo sul pluralismo informativo della Rai proposto da Alessio Butti, facendo il punto sulla situazione dell’azienda, non senza qualche critica nei confronti del testo presentato in Commissione di Vigilanza Rai. “La storia dell’alternanza tra Annozero e Ballarò non ha senso” scrive il giornalista su QN, augurandosi che l’arrivo di Giuliano Ferrara e di Vittorio Sgarbisia sufficiente a muovere un po’ le acque“. E a fine aprile Vespa approda in prima serata.

Con un commento pubblicato oggi su QN, dal titolo La Tv faziosa dei soliti noti, Bruno Vespa entra nella questione dell’informazione Rai, bocciando di fatto la proposta Butti, ma sottolineando la necessità di un maggior equilibrio nei talk show di Viale Mazzini, mai così anti-berlusconiana. Non avalla l’idea di un’alternanza di Annozero e Ballarò, ma prende ad esempio i due conduttori come ‘cattivo esempio di pluralismo’.

Si parte con la ‘storia’ recente di Michele Santoro: “Fu Silvio Berlusconi a firmare nel 2001 l’”editto bulgaro” che fece uscire Santoro dalla Rai, gli assicurò una fantastica elezione al parlamento europeo in quota DS e lo fece rientrare in azienda con una sentenza che gli garantisce per sempre la collocazione nel palinsesto di Raidue. Raidue e non Raitre perché – sempre la sinistra -per evitare che Santoro tornasse dal parlamento europeo ne assegnò in gran fretta nel 2002 lo spazio al bravo Giovanni Floris, richiamato d’urgenza dagli Stati Uniti. (…) Michele andò per tre anni a Mediaset, con soddisfazione sua e dell’editore, e chi vuole rovinare la giornata al Cavaliere gli chieda quanti miliardi (di lire) gli è costato il nostro amico in quel triennio“.

Si passa quindi a una disamina dell’attuale ‘lottizzazione’ dell’informazione Rai: “E’ un fatto che per ragioni insondabili il palinsesto di Raitre non è mai stato antigovernativo e antiberlusconiano come in questa stagione” dice Vespa. Un problema, a suo dire, “in larga parte irrisolvibile” e di certo la soluzione non sta nell’alternanza tra Annozero e Ballarò.

Per attenuare l’impatto di questa enorme potenza di fuoco” basterebbe far rispettare le regole, dice Vespa, regole puntualmente infrante, come dimostra l’ultima puntata di Ballarò. “Floris, l’ho già detto – scrive Vespa – è un bravo professionista, ma il ministro dell’Interno Maroni si è trovato contro due politici (Finocchiaro e Casini) e due giornalisti (Battista del Corriere e Giannini di Repubblica). Bella trasmissione, tutti bravi, ma per ogni applauso a Maroni se ne contavano dieci per i suoi contraddittori. Perfino Santoro, eccellente professionista anche lui, negli ultimi tempi è stato più attento negli inviti, anche se il taglio della trasmissione resta quello che è“.

Insomma, la situazione sta degenerando portando con sè iniziative discutibili e – a nostro avviso – decisamente controproducenti. “E’ possibile che non ci sia verso di fare programmi più equilibrati senza nulla togliere alla libertà editoriale degli autori?” si chiede correttamente Vespa, che poi vede nell’inserimento di nuovi spazi informativi una delle vie più adeguate per ‘riequilibrare’ la complicata situazione di Viale Mazzini. “Per compensare gli insuccessi in questo campo, la direzione dalla Rai ha deciso di potenziare l’informazione su RaiUno: Giuliano Ferrara dopo il Tg1 delle 20 e Vittorio Sgarbi per alcune prime serate politico-culturali in primavera sono certamente forti“.

A questi due nuovi appuntamenti va poi aggiunto un nuovo programma di Vespa che debutterà in prima serata a fine aprile, terminato il ciclo di 150, dedicato all’Unità d’Italia. E Vespa preannuncia la ‘linea editoriale’ che intende perseguire. “Ho sempre guardato con un po’ di diffidenza la ‘promozione’ in prima serata per due ragioni. La prima è che RaiUno esige ascolti che l’informazione non può dare. O almeno l’informazione moderata. Vespa – e veniamo alla seconda ragione – non potrà mai essere l’anti-Santoro. Per formazione e per carattere non farò mai trasmissioni ‘contro’ qualcuno o comunque con una tesi prestabilita che prende corpo durante il programma“.

Vespa, quindi, chiosa mettendo un po’ ‘le mani avanti’: “I moderati non aggrediscono, ma se non aggredisci difficilmente farai grandi ascolti. Mi rivolgerò a un pubblico meno politicizzato di quello dei miei colleghi e cercherò di mettere lo spettatore in condizione di riflettere e di farsi un giudizio autonomo su quel che accade. Spero che questo sia sufficiente a muovere un po’ le acque, ma voglio illudermi che un po’ di equilibrio sia imposto anche agli altri programmi. Senza bisogno di ‘targhe alterne’“.
Noi ci auguriamo solo che prima o poi in Italia si riesca a fare del ‘vero’ giornalismo.

Gio 03/03/2011 da Giorgia Iovane in

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CEKKO 4 marzo 2011 16:40
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VESPA?SONO ANNI CHE MI FA SCHIFO.PECCCATO CHE ANCORA ESISTE MA DIO NON C’è ALTRIMENTI LO AVREBBE GIà FULMINATO AVREBBE FATTO SCHIFO PRIMA A LUI.

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Markesfbj 5 marzo 2011 15:50
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Le amnesie di Vespa
di Andrea Carugati |

Giovedì 3 marzo, Bruno Vespa a Porta a Porta ha ricostruito così le vicende di Berlusconi negli ultimi due anni. Il 25 aprile 2009, ha spiegato, il premier ha raggiunto il top del suo consenso, con la manifestazione partigiana ad Onna. Dopodichè, a causa della partecipazione a un “compleanno sbagliato”, le procure avrebbero ritrovato un forsennato interesse per lui. Vespa ha parlato delle inchieste a carico del premier definendo le procure un “cane da polpaccio”, stesso termine usato dal premier per definire la sua rossa ministra Brambilla.
Ora, non è vero che le inchieste a carico del premier siano iniziate nell’aprile 2009. L’inchiesta milanese sul Rubygate è iniziata a luglio del 2010, nell’estate precedente le feste del premier erano entrate “lateralmente” nell’inchiesta barese sulla sanità, che vede coinvolto Gianpaolo Tarantini, e il giro di escort che, secondo l’accusa, l’ìmprenditore organizzava per “oliare” i suoi rapporti con i politici. Nessun cane al polpaccio, dunque. Semmai un comportamento incredibile da parte di un premier che viene beccato al compleanno di una diciottenne, cerca di arrampicarsi sugli specchi per spiegare il motivo della sua presenza, viene travolto dalle affermazioni della moglie che lo accusa di frequentare minorenni, ma riesce ugualmente a superare lo scandalo (che avrebbe travolto qualunque altro premier di un paese occidentale) grazie al controllo di alcuni potenti media scandalistici come “Chi” e anche grazie a trasmissioni come Porta a Porta, che cucinano per lui intere puntate tese ad accreditare la tesi dell’amicizia tra Berlusconi e il padre di Noemi.

Superata questa “nottata”, e superata persino la bufera del divorzio dalla moglie, cosa fa Berlusconi? Ringrazia il Cielo e si dedica a una vita morigerata e consona al suo ruolo? No, continua a più non posso con feste e festini, fino a quando una delle ragazze “ospiti”, Ruby, non viene arrestata per furto e il premier è costretto a telefonare in Questura per farla rilasciare, cosa che è puntualmente avvenuta. Naturalmente, dopo quella telefonata la procura di Milano si muove e indaga sulla vicenda.

Dove sarebbe in questo percorso l’ossessione delle procure per il Cavaliere? E soprattutto: al di là di qualunque rilievo penale dei festini, potrebbe mai un premier inglese o tedesco sopravvivere a uno scandalo del genere? La risposta è semplice ed è no: un premier che fa il “bunga bunga” deve dimettersi, e le procure non c’entrano nulla, come non c’entra nulla il moralismo. E’ una questione di dignità delle istituzioni, un concetto che evidentemente Vespa ignora. E i media che documentano queste vicende non stanno guardano dal buco dalla serratura. Fanno semplicemente quello che farebbero i colleghi americani, inglesi, francesi, spagnoli e di molti altri paesi occidentali: informano i cittadini sulla vita privata di un uomo pubblico, ancor più se si tratta di un leader conservatore che fa dei valori cattolici e del moralismo contro gli omosessuali uno dei pilastri della sua politica.
Possibile che Vespa non se ne sia accorto?

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