Rai, Van Straten resta e blocca il sequel di una fiction inedita di Barbareschi

da , il

    Van Straten Barbareschi

    Dopo il CdA di fuoco che ha portato alla conferma a maggioranza di Alberto Maccari al Tg1 e alle dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo, il collega Giorgio Van Straten (anche lui di area centrosinistra come Rizzo Nervo) aveva minacciato le proprie dimissioni. Si era preso un giorno di riflessione (un po’ come Malgioglio all’Isola dei Famosi) e poi ha deciso di restare al proprio posto per ‘combattere’ il sistema dall’interno. Spiega nel dettaglio le sue ragioni in un’intervista a L’Unità e intanto blocca il piano produzione fictional della Rai: qualcosa relativa a un titolo prodotto dalla Casanova di Luca Barbareschi non gli torna…

    Non mi dimetto perché penso che sia giusto continuare la battaglia dall’interno. Siamo a due mesi dalla scadenza del consiglio, bisogna combattere per evitare altre scelte efferate di fine mandato. E soprattutto perché Lorenza Lei non sia più Direttore Generale della Rai‘: così Giorgio Van Straten motiva a L’Unità la decisione di non dimettersi dal CdA Rai come invece minacciato a caldo, alla fine di una riunione di fuoco che ha spaccato letteralmente il Consiglio di Viale Mazzini e ha, forse, dato l’impulso finale al Governo Monti per procedere quanto prima alla riforma della governance della Tv di Stato.

    Come un partigiano della prima ora, preferisce non abbandonare il campo di battaglia per evitare (altri) colpi di mano da parte del centrodestra. Ma la sua sembra una guerra con un avversario preciso, il dg Lorenza Lei, verso la quale non nutre una particolare stima. ‘Non è adeguata alla direzione generale. Sono andati via Santoro, Dandini, Saviano, c’è una tensione fortissima con i sindacati, ha fatto assunzioni fuori procedure mentre si mandano lettere di licenziamento a Rai Corporation. E le nomine di Maccari e Casarin sono state decise dall’esterno‘.

    Non si può dire che il suo giudizio sulla Lei sia poco chiaro…

    Già nell’intervista a L’Unità aveva quindi anticipato qualche nuova battaglia da condurre al CdA relative al piano fiction: ‘Il piano fiction grida già vendetta per delle operazioni con alcuni produttori. Barbareschi per esempio…‘ aveva detto in chiusura d’intervista. E ora si è capito a cosa faccia riferimento Van Straten, riuscito a bloccare l’approvazione del piano fiction, ora vagliato dai sindaci revisori della Rai.

    Il punto è questo: il piano fiction prevede l’attivazione della seconda stagione della serie Bentornato Nero Wolfe per un costo di circa un milione di euro. Peccato però che la prima stagione della serie prodotta dalla Casanova di Luca Barbareschi non sia stata ancora mandata in onda. La decisione di inserirla nel piano fictional sarebbe del dg Lei, che ha previsto il titolo nella Relazione atti gestionali, che riguarda gli atti compiuti dal dg perché rientrano nelle sue facoltà di spesa.

    Ebbene, ha decisamente insospettito l’inserimento nel piano di una seconda stagione di una miniserie in 8 parti mai trasmessa e pertanto mai ‘testata’ sul pubblico. Per chiarezza, quando la Rai dà l’attivazione a un titolo fictional ne ‘attesta’ l’interesse e autorizza il produttore allo sviluppo del progetto, ovvero a stendere la sceneggiatura, fare i casting, insomma a procedere con la preproduzione. Fase per la quale la Rai paga, rimanendo proprietaria della sceneggiatura qualora non dovesse realizzarsi. Oltre alla ‘stranezza’ del via libera a un sequel di cui nessuno ha visto il ‘primo atto’, Van Straten sottolinea il corposo ‘anticipo’ che la Rai era pronta a versare alla Casanova: ‘Mediamente il costo di attivazione per una serie di 8 puntate non supera i 300.000 euro, in questo caso la cifra pagata al produttore è pari a 948.000 euro‘.

    Ovviamente Barbareschi ha reagito alle ‘illazioni’ del consigliere di centosinistra, di certo poco vicino alle sue posizioni politiche. ‘È con disappunto e rammarico che riscontro ancora una volta una polemica strumentalizzata. Si tratta di critiche e di accuse che vengono mosse solo in funzione di appartenenze a correnti politiche e che non entrano nel merito delle scelte produttive‘, scrive Barbareschi, cercando la via della ‘censura politica’.

    Entra quindi nel merito del prodotto: ‘La fiction su Nero Wolfe che ho terminato di girare con la mia società è un prodotto di alta qualità che è già passato al vaglio del giudizio della stessa Rai che, proprio per l’alta qualità della serie, ha creduto di dover investire sul prosieguo‘. E quindi, commentando il milione di euro richiesto precisa che ‘la cifra è proporzionale a questi fattori e non è una elargizione immotivata‘.

    Beh, quando arriva fiction di qualità ne siamo sempre lieti: ma prima di ordinare una seconda serie non sarebbe meglio vedere la prima? Pare che sia in programma per la Primavera 2012, quindi non manca molto: magari per la seconda stagione se ne riparla tra un po’, no?