Rai Uno, polemiche su Mission: le associazioni umanitarie attaccano il programma

Rai Uno, polemiche su Mission: le associazioni umanitarie attaccano il programma

Polemiche su Mission, il docu-reality di Rai Uno che porterà dei famosi in Africa al fianco dell'Alto Commissariato ONU

    Michele Cucuzza a Mission

    Ne è stata girata solo una puntata, un numero zero che, ufficialmente, non ha ancora lasciato le sale montaggio della Rai, tuttavia Mission sta scatenando polemiche dal giorno in cui è stato annunciato il progetto. Il docu-reality di Rai Uno porterà alcuni personaggi famosi di casa nostra in Africa ad aiutare gli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e della organizzazione non governativa Intersos; tuttavia, sono proprio alcune ong a giudicare il programma “inaccettabile” e “lesivo della dignità” e a chiederne la cancellazione prima ancora della messa in onda.

    Per Rai Uno, la “missione” a rischio è quella di far vedere la luce a un programma su cui a viale Mazzini puntano molto, ma che sta annaspando in un mare di polemiche. Mission, docu-reality prodotto in collaborazione con l’UNHCR, agenzia ONU che si occupa di profughi e rifugiati, e l’organizzazione non governativa Intersos, non ha ancora una data precisa di messa in onda (c’è chi dice 27 novembre e 4 dicembre, altri parlano di 4 e 11 dicembre), né un conduttore (si parlava di Marco Liorni, ma molto probabilmente sarà uno dei programmi senza conduttore di cui aveva parlato il direttore di rete Giancarlo Leone), né una puntata completa. Eppure la trasmissione è al centro delle polemiche, a causa dell’avversione con cui è vista dagli operatori del settore umanitario.

    Il Gruppo Umano Solidarietà ha commentato: “L’aiuto ai popoli in fuga, ai profughi nei campi di accoglienza non passa da uno spettacolo che cerca di impietosire il pubblico di casa al quale chiedere poi un sms solidale a favore di organizzazioni che, con una mera operazione commerciale, hanno reso possibile questo programma“. Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati, attacca sulla spettacolarizzazione del tema: “La Rai poteva fare un documentario senza usare vip. Così è inevitabilmente una cosa artificiosa, dietro la quale c’è sempre l’interesse di fare ascolti. E non si può sensibilizzare davvero su un tema se a muovere tutto ci sono logiche di mercato. Tutto questo mette grande tristezza“.

    È intervenuto in difesa del programma Emanuele Filiberto di Savoia, uno dei partecipanti già confermati, insieme a Michele Cucuzza, Barbara De Rossi e Albano Carrisi: “Sono fiero che Raiuno abbia coraggiosamente deciso di fare un programma del genere, non facile da mandare in onda in prime time.

    È una bella scommessa. Il grande pubblico potrà conoscere situazioni che non sono così lontane dalla nostra patria“, ha dichiarato, aggiungendo di non aver percepito alcun cachet. Anche il direttore di Rai Uno, Leone, difende a spada tratta il programma su Twitter, dopo aver appreso che due parlamentari hanno chiesto di visionare il programma prima della messa in onda: “Tv. Per alcuni la vera #mission è commentare un programma che deve essere ancora registrato e montato. #misssionimpossible“.

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