Rai: sì di Zavoli ai compensi trasparenti

Rai: sì di Zavoli ai compensi trasparenti

La proposta di Renato Brunetta, di rendere pubblici i compensi dei conduttori Rai, trova un alleato nel presidente della commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli

    Il Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai, Sergio Zavoli, si è detto favorevole alla pubblicazione dei compensi dei conduttori Rai, provocatoriamente richiesta da Renato Brunetta ospite di una buntata di dicembre di Cominciamo Bene. La questione ora è passata nelle mani del direttore della Rai Mauro Masi e del Presidente, Paolo Garimberti. Ma sono pochi, nel CdA ad appoggiare l’ipotesi di pubblicare i compensi dei volti di punta dell’azienda.

    Renato Brunetta era stato chiaro: perché non rendere pubblici, nei titoli di testa e di coda dei programmi Rai, i compensi dei conduttori? Alla proposta i primi a dirsi poco disponibili erano stati Michele Santoro, Serena Dandini e Giovanni Floris, mentre Pippo Baudo, Massimo Giletti e Carlo Conti si erano detti favorevoli, a patto però che accanto ai compensi venissero aggiunti i guadagni che ciascuna puntata portava a Mamma Rai.

    Ora ci ha pensato il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, a riportare a galla la questione, ritenendo la misura adeguata per rinsaldare il patto fiduciario tra Rai e pubblico. Ma l’idea non piace a gran parte del CdA Rai.

    Nino Rizzo Nervo ritiene che, per quanto la Rai debba essere improtata alla massima trasparenza, rendere pubblici i compensi dei conduttori sarebbe un favore fatto a Mediaset: in fin dei conti la Rai opera in un mercato e quindi si tratta di informazioni sensibili per la concorrenza, questione privacy a parte. “Certe proposte appaiono affiscanti, ma possono sconfinare nella demagogia: e allora perché non pubblicare anche i compensi di un politico intervistato, o quelli di un direttore di rete o di un giornalista del Tg1?” ha aggiunto il consigliere.

    D’accordo sul problema della concorrenza con Mediaset il vicedirettore Antonio Marano, il quale punta piuttosto sul ‘valore’ relativo delle cifre in palio: “Se un conduttore guadagna un milione di euro e ne rende quattro non c’è nulla da scandalizzarsi”.
    Immaginiamo che la battaglia di Brunetta resterà lettera morta nei corridoi di Viale Mazzini.

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