Rai, Santoro al Tg: Minoli provoca. Alfano: ‘La riforma dopo le prossime elezioni’

Rai, Santoro al Tg: Minoli provoca. Alfano: ‘La riforma dopo le prossime elezioni’

Nella nuova Rai un tg a Michele Santoro: la provocazione di Giovanni Minoli

    Alfano Bersani Rai

    Il 28 marzo si avvicina inesorabile: scade a giorni, infatti, il CdA Rai – con annesse nomine ai vertici – e si scalda la battaglia politica tra Pd e Pdl, divisi sull’ipotesi di un nuovo direttore generale con poteri da commissario e in contrasto sull’idea di ricorrere ancora alla Legge Gasparri per la definizione del nuovo CdA. Bersani non vuole partecipare alla nuova spartizione di poltrone, al grido di ‘Via la politica dalla Rai’; Alfano, con un doppio salto mortale, accusa il Pd di voler conquistare Rai, schierandosi contro quei partiti che ‘che vogliono fare una battaglia legislativa solo per mettere le mani sulla Rai‘ e spinge a una riforma ‘non tecnica’, da lasciare a ‘chi verrà nel 2013‘. In tutto questo Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, lancia la sua provocazione: nomina del direttore generale Rai con un concorso pubblico e un Tg a Michele Santoro.

    I siparietti politici intorno alla Rai rischiano di assumere i contorni della gag, se non fossero strutturalmente tragici. Mentre Bersani insiste nella decisione di non partecipare alla prossima spartizione dei seggi del CdA, come previsto dalla Gasparri che spera possa essere ‘rinnovata’ da una riforma Monti, Angelino Alfano si fa portavoce della posizione di Silvio Berlusconi, strenuo difensore della Gasparri. Il presidente del PdL, secondo Repubblica, andrebbe ripetendo che chi vuole cambiare la governance Rai ‘deve presentarsi in Parlamento con una legge e trovare i voti‘, Forte della maggioranza parlamentare, il Pdl (che sull’argomento trova l’appoggio della Lega) mira così ad allungare i tempi e a ostacolare una riforma condivisa della governance Rai.

    Insomma, la situazione in stallo per i veti incrocati di PD e Pdl si scalda di fronte alle reciproche accuse di ‘occupazione strumentale’ della Rai, con il Pdl saldamente intenzionato a non lasciarsi sfuggire Viale Mazzini accusando il centrosinistra di voler ‘occupare’ la Tv di Stato senza ‘diritti’, visto che non hanno vinto le elezioni e si ritrovano in maggioranza solo epr il ‘ribaltone’ deciso dal Presidente della Repubblica’.

    In questa situazione dir poco paradossale interviene Giovanni Minoli che rilascia a La Repubblica un’intervista decisamente interessante, dal sapore quasi ironico viste le condizioni della Rai ma che probabilmente in qualsiasi altro Paese d’Europa configurerebbe una ‘reale’ ipotesi per uscire dallo stallo.
    Il primo argomento, del resto determinante nell’attuale situazione della Rai, è quello dell’evazione del Canone: ‘Metti il canone Rai nella bolletta della luce, troverai i 400 milioni di euro che oggi sono evasi per fare a meno della pubblicità‘, dice Minoli, che abbraccia la tesi sostenuta da anni da diversi ministri dell’Economia, ma mai realmente presa in considerazione.

    Quindi si viene alle note dolenti dell’atteggiamento della politica italiana nei confronti della tv di Stato: ‘Ai partiti lascia il tg. D’altronde nel mondo nuovo dei canali all news, il TG conterà sempre di meno. Se hai un potere forte che guida, comanda e controlla nulla è impossibile. Puoi anche far condurre a Michele Santoro il telegiornale‘, dice Minoli, che trasforma una provocazione in un sicuro ‘sudore freddo’ per il Pdl.

    Altro nodo quasi inestricabile il rapporto tra servizio pubblico – canone – pubblicità – qualità tv. La ricetta di Minoli sembra drammaticamente semplice e passa per un’attenuazione del ‘peso’ dell’Auditel: ‘Anziché sbattere il muso contro la legge Gasparri, correggerei e perfezionerei singole norme della legge. Con nove amministratori delegati non si va da nessuna parte, è evidente. Aumenterei il potere di decisione e il budget in carico esclusivo al direttore generale. Non deve condividere nulla, se non il progetto nelle linee fondamentali‘. Certo, ‘i partiti ci sono e ci saranno‘ aggiunge lucidamente Minoli, convinto però che si debba (e si possa) ‘ridurre la loro capacità di interferenza, affievolirne il potere di sbarramento, fargli capire che non esiste al mondo un’azienda che possa reggersi con l’organigramma che oggi ha‘.

    Un falso problema, poi, quello della coesistenza di canone e pubblicità: ‘Basta con l’alibi di usare il canone per fare una televisione commerciale; la pubblicità resta ma con una quota diversa. Dieci punti di share in meno, forse. Senza l’assillo dello share hai modo di sperimentare e tempo per promuovere in prima serata nuovi talenti e modo per forgiare una nuova classe dirigente televisiva‘. Una classe che potrebbe rinovarsi anche tramite un concorso pubblico per la ricerca del direttore generale, da valutare ‘all’ingresso’ sul progetto editoriale proposto, ‘un concorso aperto, pubblico, trasparente‘, dice Minoli.
    Il tutto è pura fantascienza nella Rai di oggi e nel contesto politico degli ultimi venti anni…

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