Rai: raccolta pubblicitaria in calo, Sipra sotto attacco (ma Fiorello non c’entra)

Rai: raccolta pubblicitaria in calo, Sipra sotto attacco (ma Fiorello non c’entra)
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    Fiorello Rai

    Gran clamore questa mattina per l’articolo di Libero che etichetta Il Più Grande Spettacolo dopo il Weekend di Fiorello come un ‘flop’ per le casse della Rai: costato 12 milioni di euro ne avrebbe portati solo 8 nel bilancio di Viale Mazzini a causa di una ‘sconsiderata’ svendita della Sipra che avrebbe sottostimato l’evento tv dell’anno proponendolo agli investitori a ‘prezzi di realizzo’ confrontati con gli ascolti record registrati dal programma. Beh, la questione è vecchia, visto che è stata sollevata già un mese fa – all’indomani della conclusione dello show – dai sindacati dello spettacolo. Il dato rilevante, piuttosto, emerge dall’approfondimento pubblicato ieri da Repubblica, che fa i conti in tasca alla Rai, evidenziandone disastroso trend economico. E dire che da anni la Rai è leader degli ascolti…

    Libero attacca la Rai a muso duro ‘passando sul cadavere’ di Fiorello, ribattezzandone lo show ‘il più grande disastro dopo il Weekend’: il quotidiano milanese riprende, in realtà, una polemica ‘vecchia’, sollevata già agli inizi di dicembre dalla SLN-Cgil, che ha individuato fin da subito la cattiva gestione della Sipra nella raccolta pubblicitaria dello show di Fiore.

    Purtroppo i dati della raccolta pubblicitaria evidenziano da tempo problemi nella vendita degli spazi da parte della Rai: a fronte di stagioni caratterizzate da ottimi ascolti, la Rai finisce sempre più spesso in coda alla classifica degli introiti pubblicitari. Esemplare il caso del 2010, quando pur essendo il ‘polo’ tv con i migliori dati Auditel si è ritrovata terza, alle spalle di Mediaset e Sky.

    Il 2011 si è rivelato ancor più complicato per le reti tv italiane: in un clima di generale riduzione degli introiti, solo La7 ha invertito la tendenza, forte di un rinnovamento ‘guidato’ dall’arrivo di Mentana al Tg La7 e rafforzato dalla campagna acquisti che ha portato molti ex Rai (soprattutto RaiTre) alla corte di Ti Media.
    Il risanamento della Rai, fortemente voluto dal dg Lorenza Lei che quest’anno intende festeggiare (nonostante tutto) il pareggio di bilancio, passa però anche per una più oculata gestone degli introiti pubblicitari, considerato peraltro che il Canone resta la tassa più invisa ed evasa dagli italiani.


    Impietoso il quadro che emerge dal dossier di Repubblica, che ha fatto il punto su dati finora non sconosciuti ma che se messi ‘insieme’ acuiscono la sensazione di ‘rabbia’: tra il 2006 e il 2010 la Rai ha perso 260 milioni di euro con un debito lievitato a 800 milioni di euro in pochi anni. Il pareggio di bilancio si potrà raggiungere solo con pesanti tagli che porteranno alla chiusura di sedi estere e all’addio alla serie A per il prossimo triennio (con conseguente chiusura di storici programmi sportivi). E dire che nel 2000 la raccolta pubblicitaria della Rai era pari al 60% del mercato complessivo, con Mediaset intorno al 40%: cosa sia successo nel frattempo è facile da immaginare (più che altro ‘da ricordare’) e in questo caso la moltiplicazione delle piattaforme e la digitalizzazione c’entrano poco. Non ci sembra strano che il premier Monti sia pronto a una seria ristrutturazione di Viale Mazzini (e non ci sembra strano neanche che ad opporvisi sia soprattutto il Pdl…).

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