Rai: per la privacy i compensi conduttori pubblicabili solo online

Rai: per la privacy i compensi conduttori pubblicabili solo online

I compensi dei conduttori Rai sono pubblicabili, ma solo sul sito dell'azienda, non nei titoli di coda: lo dice il Garante per la Privacy

    Il garante per la Privacy, Francesco Pizzetti

    Il Garante per la Privacy, Francesco Pizzetti, si esprime sulla questione dei compensi di conduttori e ospiti delle trasmissioni Rai inseriti nei titoli di coda dei programmi: una proposta inizialmente lanciata dal ministro Renato Brunetta è stata poi accolta dal dg Rai Mauro Masi che non ha avuto, però, la ‘sponda’ della Commissione di Vigilanza Rai. Un altro stop arriva proprio dal garante della Privacy: “Gli emolumenti corrisposti ai dipendenti della Rai possono essere pubblicati solo sul sito dell’azienda” ha dichiarato Pizzetti. Vince, quindi, la linea di Zavoli.

    Nella sua relazione annuale, il Garante per la Privacy è tornato sulla polemica dei compensi dei conduttori Rai inseriti nei titoli di coda delle trasmissioni. “Rispetto alla Rai, fin dal 1997 l’Autorità ha sempre detto che la protezione dei dati non è di ostacolo alla conoscibilità dei dati aziendali relativi all’uso delle risorse pubbliche, a partire dagli emolumenti corrisposti” ha ricordato il garante, disponibile quindi a dare il via libera alla pubblicazione delle cifre. C’è però un ‘limite’ stabilito dalla legge sulle modalità di diffusione di questi dati, possibile solo tramite il sito dell’azienda.

    La querelle, quindi, sembrebbe risolta: il presidente della Commissione di Vigilanza aveva suggerito la diffusione a mezzo web e sembra proprio questa l’unica soluzione possibile, con buona pace di Mauro Masi che spingeva per l’inserimento nei titoli di coda. Ma il Garante si mantiene prudente: “Siamo stati nuovamente investiti del problema dal direttore generale della Rai: esamineremo nuovamente con attenzione il tema, anche se non sembrano esservi state innovazioni normative che impongano di cambiare orientamento“.

    Spinge perché si arrivi alla pubblicazione dei compensi – indipendentemente dalla questione delle modalità – il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo (area PD): “Al di là delle formalità e dei cavilli, quello che conta è ripristinare il concetto della trasparenza anche nel servizio pubblico. Capisco che il principio possa anche dare fastidio a chi percepisce stipendi o compensi stratosferici, ma è giunto il tempo che tutti i cittadini che pagano regolarmente il canone conoscano sino in fondo come vengono gestiti i soldi in Rai. Una trasparenza che non può e non deve più essere confusa, come è stato stupidamente affermato, con nessuna gogna mediatica o scelta demagogica o populista“.
    Ma per noi la questione non cambia: il populismo e la demagogia si annidano nella scelta di pubblicare le cifre al netto dei rientri pubblicitari del programma, che determinano il ‘vero’ valore di un conduttore tv. Se poi vogliamo confrontarli con gli stipendi medi dei precari, in mercati e in situazioni diverse, allora non ha senso.

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