Rai, oggi sciopero generale; Michele Santoro difende i lavoratori (video)

Rai, oggi sciopero generale; Michele Santoro difende i lavoratori (video)

Oggi, venerdì 10 dicembre, scioperano i lavoratori Rai preoccupati dalle esternalizzazioni decise dal piano industriale e dalla gestione dell'Azienda, che rischia 650 milioni di euro di deficit

da in Anno Zero, Attualità, Rai
Ultimo aggiornamento:

    Oggi, venerdì 10 dicembre, cade lo sciopero generale dei lavoratori Rai, che per l’occasione si ritrovano davanti ai cancelli di Viale Mazzini per una pacifica protesta a difesa dei propri diritti e a tutela dell’azienda, che rischia di ritrovarsi in pochi anni con un deficit di 650 milioni di euro. A spiegare le ragioni dei lavoratori, e a difendere la scelta dello sciopero, ci ha pensato ieri sera Michele Santoro nell’anteprima della consueta puntata di Annozero: in alto il video.

    Diciamocelo, lo sciopero dei lavoratori Rai non ha trovato molta eco nei quotidiani nazionali e men che meno negli approfondimenti tv, per cui l’annuncio dell’agitazione prevista per oggi dato da Michele Santoro nell’anteprima di Annozero di ieri è stata per molti telespettarori (specialmente per quelli meno avvezzi al web) una vera sorpresa.

    Eppure in Rai da tempo i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro: già in passato i dipendenti Rai avevano sollecitato l’opnione pubblica e i vertici sui rischi e i pericoli di una sempre più massiccia esternalizzazione dei servizi, che rischiano di far saltare migliaia di posti di lavoro nell’azienda tv di Stato, senza considerare le tante proteste per la gestione ‘allegra’ della Rai, che ha portato a manovre ‘poco’ comprensibili, come l’uscita dal bouquet satellitare Sky (per molti una violazione al contratto di Servizio Pubblico che impone alla tv di Stato di essere visibile su tutte le piattaforme disponibili) a favore invece del lancio di TivùSat.

    Come sottolinea la segreteria nazionale della Libersind Confsal in un comunicato, l’esternalizzazione decisa dal piano industriale potrebbe avviare le cosiddette procedure di cessione di ramo d’azienda: “Questa procedura - spiega la Libersind Confsal – prevede che i lavoratori della RAI attualmente inquadrati nei vari settori a rischio quali Abbonamenti, Contabilità, ICT, Acquisti e Servizi, Trucco e Parrucco, Costumi, Riprese Esterne, Scenografia, RAI WAY, possano essere ‘ceduti’ a società private, che applicano un contratto diverso da quello del gruppo RAI, dove è previsto che si possa ricorrere alla cassa integrazione e poi al licenziamento per esubero di personale. Sono previsti dal piano industriale RAI infatti 1200 lavoratori di troppo. Questi del resto non sarebbero che i primi settori ad essere esternalizzati, molti altri seguirebbero presto la stessa sorte“.
    Una situazione che rende il futuro dei lavoratori Rai decisamente incerto e buio.

    La progressiva sfiducia dei lavoratori verso la gestione aziendale ha trovato una sua ‘epifania’ del referendum promosso dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che ha espresso tutta la propria opposizione alla gestione del Direttore Generale Mauro Masi, schiacciato da un risultato ‘bulgaro’ che sottolinea il totale (o quasi) distacco dei lavoratori dalle logiche di vertice. Tutto questo, però, trova poco spazio nell’informazione, per cui l’unica voce che ha ricordato al pubblico le difficoltà economiche e gestionali in cui versa Viale Mazzini è stato Michele Santoro, che ieri ha fatto della situazione Rai l’oggetto della sua anteprima.

    La Rai fino a pochi anni fa è stata un’azienda sana, un’azienda solida ma i giornali questi giorni hanno pubblicato un rapporto, delle previsioni e secondo queste previsioni la Rai, nel 2011 perderà 100 milioni, nel 2012, 200 milioni di euro e in due anni si può trovare indebitata per 650 milioni di euro se non si faranno delle scelte coraggiose e queste persone sono pronte ma vogliono poter dire la loro, mostrare le loro idee e con l’amore che hanno per il loro lavoro la Rai può uscire dalla crisi ribadendo il suo ruolo di leadership e dimostrando di essere sana e competitiva” ha detto Santoro che ha tracciato poi un parallelo tra la situazione della tv di stato e quella di molte altre aziende italiane. “Abbiamo intrapreso la strada di Parmalat, la strada delle banche, del formaggio di carta, senza latte italiano, senza le mucche italiane e qual è il latte della televisione? I programmi. Pure i programmi si possono fare con i formati olandesi, tedeschi, americani … ci abbuffiamo di grandi fratelli. Dobbiamo decidere: cosa vogliamo, la cucina italiana o i panini dell’autogrill? E quello che loro sono qui a dirci e che non possiamo affidare la scelta ai partiti perché la loro convinzione è che quello che si fa è abbastanza indifferente perché la radio e la televisione sono serve e quindi devono servire, invece il problema di tutte le persone che sono qui con me è che la radio e la televisione sono il nostro lavoro, lavoro che vogliamo fare con amore e riteniamo che voi, il pubblico, dobbiate occuparvi della vostra azienda“.

    Il pubblico, però, i suoi segnali li sta mandando con forza: la crisi dei titoli fictional eccessivamente serializzati, il calo degli ascolti dei reality (sia Mediaset che Rai) a fronte di risultati impensabili per Vieni Via con Me e per la prima della Scala su Rai5 qualcosa la dicono, eccome.

    837

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Anno ZeroAttualitàRai