Rai, Monti progetta la riforma: meno politica, più efficienza. Ci riuscirà?

Rai, Monti progetta la riforma: meno politica, più efficienza. Ci riuscirà?

Il Governo Monti pronto a riformare la Rai

    Camera dei Deputati   Voto finale su manovra economica

    Incassata la fiducia parlamentare sulla Manovra, il Governo Monti ha intenzione di estendere la sua mano riformatrice su altri settori difficili (e discussi) in materia di ‘governance’ italiana, o forse meglio dire ‘all’italiana’. E così, dopo aver inserito in manovra una misura destinata a far rientrare l’evasione di massa del Canone Rai da parte delle attività ricettive e ristorative, Monti e Passera meditano la riforma della Rai, alla quale pensano fin dal loro insediamento a Palazzo Chigi. L’argomento è caldo è sta talmente a cuore alla politica italiana da essere potenzialmente più ‘pericoloso’ per la sopravvivenza dell’esecutivo di quanto non sia stata la Manovra appena varata.

    L’obiettivo del Premier Monti e del Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera è quello di riformare la Legge Gasparri e allentare la morsa della politica sulla Rai perché inizi a ‘ragionare’ – e soprattutto ad operare – da Azienda. Il progetto di riforma è ben spiegato da Goffredo De Marchis su Repubblica.

    Il primo punto è quello dello snellimento del CdA e un rimodellamento della Governance della Rai: portare avanti un’azienda con un CdA di nove elementi (l’un contro l’altro armato) che debbono dar conto ai propri referenti politici, con un DG costretto a passare al vaglio del Consiglio per ogni decisione, non è proprio un esempio di gestione efficace ed efficiente.

    E cosi Monti e Passera pensano a un CdA a tre (nominati dal Premier e dai presidenti di Camera e Senato) con un Dg trasformato in Amministratore Delegato, libero, cioè, di prendere decisioni, impostare strategie, insomma gestire la Rai senza le ‘Forche Caudine’ dell’approvazione politica. Un cambio radicale di prospettiva rispetto alla Legge Gasparri, che ha saldamente consegnato la Tv di Stato nelle mani della maggioranza parlamentare. L’attuale situazione, peraltro, è stata oggetto anche di un odg presentato al Parlamento nei giorni scorsi dal Pd, nel quale si ‘sollecitava’ – o quantomeno si profilava – un ‘commissariamento’ della Rai.

    Il Governo, quindi, caldeggia un approccio aziendalista alla gestione della Tv di Stato, quindi, al quale Monti e Passera lavorano alacremente, in vista della prossima scadenza dei vertici Rai (da rinnovare a fine marzo 2012) e in virtù del proprio ruolo di azionisti della Tv di Stato, finanziata dal Ministero del Tesoro. A proposito di finanze, il governo Monti si è già mosso per quel che riguarda la lotta all’evasione del canone: si parla già di un aumento del canone per il 2012, mentre nella manovra già diventata legge si prevede un giro di vite sull’evasione del Canone speciale: i bar, i ristoranti, gli alberghi etc.

    dovranno pagare il canone e poi magari dimostrare di non avere la tv. Si inverte, quindi, l’onere della prova, il che porterebbe un gettito di 70 milioni di euro. A questo va aggiunto un serio piano di dismissione del patromonio immobiliare dell’Azienda, da cui si potrebbero recuperare altri soldini.

    Insomma, l’obiettivo è duplice: da un lato snellire la Governance, liberandola – per quanto possibile – dai veti incorciati della politica, che mai come in questi ultimi anni hanno portato a scelte ‘suicida’ per la tv di Stato; dall’altra risanare i conti di Viale Mazzini, che ha sì chiuso il 2011 con il pareggio del bilancio annuale, ma si porta dietro 320 milioni di rosso, destinati a crescere di 14/16 milioni nel 2012 causa diritti sportivi. E dire che solo quattro anni fa il disavanzo della Rai era di circa 16 milioni: certo. hanno pesato gli investimenti massicci del DTT, ma forse qualche costoso ‘erroruccio’ si poteva evitare.

    Il vero obiettivo di Monti però è la privatizzazione della Rai: per ora, però, è off limits. Sarà difficile convincere la politica italiana a rinunciare alla Tv di Stato.

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