Rai, Mazzetti vs Ferrara: due anni di contratto ‘al netto’ dell’Auditel

Rai, Mazzetti vs Ferrara: due anni di contratto ‘al netto’ dell’Auditel

Loris Mazzetti, ex capostruttura di RaiTre, polemico con il contratto biennale offerto dalla Rai a Giuliano Ferrara

    Giuliano Ferrara Radio Londra tg1

    Il contratto biennale offerto (e siglato) dalla Rai a Giuliano Ferrara per Qui Radio Londra scatena le ire dell’ex capostruttura di RaiTre, Loris Mazzetti, ‘epurato’ dopo le dichiarazioni al fulmicotone rilasciate alla vigilia di Vieni Via con Me, quando la Rai ‘minacciava’ di cassare il programma. Mazzetti, ora ai rapporti Rai/San Marino, si scaglia contro la decisione di Viale Mazzini di chiudere un contratto con Ferrara a scatola chiusa, prima ancora delle risultanze dell’Auditel. Il primo appuntamento, andato in onda ieri, ha raccolto quasi 6 mln di telespettatori, per oltre il 20% di share, meno di quanto fatto dai suoi predecessori.

    Il contratto tra la Rai e Giuliano Ferrara (un accordo biennale, opzionabile per un terzo con un compenso di 3.000 euro a puntata) agita parte dei corridoi di Viale Mazzini. ‘Portavoce’ dei perplessi l’ex capostruttura di RaiTre Loris Mazzetti che in un’intervista a Oggi esprime i suoi dubbi sull’appropriatezza del contratto.

    Non sono in grado di dire ora se è giusto o sbagliato perché il guadagno dovrebbe essere commisurato agli ascolti e alla raccolta pubblicitaria del programma. Ferrara manca dalla tv da qualche anno e, se non vado errato, l’ultima stagione su La7, a Otto e mezzo, fu un mezzo disastro. Quindi è paradossale avergli fatto un contratto di due anni. Mi auguro non sia a scatola chiusa perché si parla di 200 puntate“. Loris Mazzetti non le manda a dire, forte anche del successo che anni fa registrava Enzo Biagi, di cui è stato il braccio destro, con il suo Il Fatto.

    E se la trasmissione sarà un flop che cosa accadrà? La Rai, cioè il contribuente, sarà costretta a pagare lo stesso – continua Mazzetti – Mi auguro che il suo contratto abbia una clausola che preveda la risoluzione automatica, in caso di ascolti non in linea con la media di Rete.

    E, nel caso di successo, qualche soldo in più per lui. Sono convinto che in questo momento ci sia comunque uno che brinda: Antonio Ricci con Striscia la notizia“.

    E dopo una sola puntata c’è chi fa già paragoni con i predecessori. Tra le strisce di approfondimento andate in onda negli ultimi anni nell’access prime time di RaiUno, il debutto di Ferrara non è dei più fortunati: il 15 marzo del 2004, infatti, la prima puntata del ciclo Batti e Ribatti condotta da Pigi Battista ottenne 8.231.000 spettatori pari al 28,94% di share. Il 7 febbraio del 2005 la prima puntata del nuovo ciclo di Batti e Ribatti condotta da Riccardo Berti ottenne 6.630.000 spettatori con il 24,61%. Il 9 gennaio del 2006 fu poi la volta dell’allora direttore del Tg1 Clemente Mimun che nella puntata d’esordio di Dopo Tg ottenne ben 7.462.000 pari al 26,71% di share. Indubbiamente negli anni si è registrata una contrazione del pubblico tv, quindi è obiettivamente difficile, se non inutile, fare confronti con programmi andati in onda anni fa, tenuto anche conto che il Tg1 non registra più gli ascolti di un tempo. Anche se non si può ignorare che ieri il Tg1 è partito con 6,9 milioni di spettatori (oltre il 25% di share), mentre a seguire Ferrara sono ‘rimasti solo’ 5,9 milioni, mentre Striscia la Notizia volava a 7 mln.

    Intanto Affari Italiani nota come i contenuti del primo intervento di Ferrara, dedicato al nucleare dopo il terremoto/tsunami in Giappone, abbia ‘attinto’ da un articolo di Marina Valensise pubblicato oggi sul Foglio, di cui Ferrara è direttore. Si comincia riciclando?

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