Rai, Masi stringe sulla Par Condicio e nega le proiezioni di voto

Rai, Masi stringe sulla Par Condicio e nega le proiezioni di voto

Si irrigidisce la Par Condicio, mentre Masi sembra intenzionato a negare gli exit poll ai talk che accompagneranno lo spoglio delle Amministrative

    exit poll tv

    Il direttore generale della Rai Mauro Masi richiama all’ordine direttori di rete e di testate giornalistiche e sancisce con una circolare la rigida osservanza delle regole della Par Condicio previste dal regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai all’inizio di aprile. In più pare che il direttore Masi sia intenzionato a non lasciare spazio sulle reti Rai alle proiezioni di voto delle prossime amministrative alla chiusura dei seggi: una decisione che ha scatenato la reazione dell’opposizione e dell’Usigrai, sempre più ostile al DG. Ma Masi fa capire che il suo ‘no’ riguarda solo gli exit poll: certo, se rendesse partecipe il CdA delle sue decisioni si potrebbero evitare certe polemiche.

    Con una nota diffusa ieri mattina il direttore della Rai Mauro Masi ha ricordato ai vertici delle strutture aiendali l’entrata in vigore della disciplina ’stretta’ della Par Condicio per i talk show politici, così come decisa dalla Commissione Parlamentare per l’indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi radiotelevisivi.
    Si fa seguito alla comunicazione DG/2011/9724 del 31 marzo u.s. per ricordare che il 17 aprile è il termine ultimo di presentazione delle liste elettorali. Si richiama pertanto, per il periodo compreso tra lo spirare del predetto termine per la presentazione delle candidature e la mezzanotte del giorno precedente la data delle elezioni, la scrupolosa applicazione delle disposizioni specifiche dettate dalla normativa vigente e dal relativo Regolamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (prot. ALS/RC/6404 del 31 marzo u.s.)“. Masi sottolinea inoltre che “la mancata osservanza delle predette disposizioni costituisce comportamento aziendalmente rilevante anche ai fini gestionali e disciplinari. Si raccomanda al Gruppo di lavoro appositamente costituito con note DG/2011/9731 del 31 marzo u.s. e DG/2011/9837 del 7 aprile u.s., di vigilare sulla rigorosa e corretta osservanza delle predette disposizioni, provvedendo a segnalare tempestivamente alla Direzione Generale eventuali criticità e/o violazioni ai fini delle conseguenti valutazioni e determinazioni“. Insomma, occhi aperti soprattutto nei confronti di Annozero di Michele Santoro e di Ballarò di Giovanni Floris, primo stasera a misurarsi con la Par Condicio ‘ristretta’.

    Intanto ha scatenato una bufera la news pubblicata da Repubblica secondo la quale il DG Rai sarebbe intenzionato a non dare spazio alle proiezioni di voto nelle trasmissioni chiamate a coprire lo spoglio delle amministrative: a 40 giorni dalle elezioni, infatti, non si è provveduto a stringere alcun accordo di collaborazione con un qualsivoglia istituto di statistica. Una decisione inconcepibile per l’opposizione, non solo sul piano della completezza dell’informazione ma anche sul piano delle strategie tv.


    Negligente, inaudita, dannosa – dice Giorgio Van Straten, consigliere di minoranza Rai – Non si può commentare che così la rinuncia alle proiezioni elettorali per le prossime elezioni amministrative da parte della Direzione Generale, in assoluta autonomia. Negligente – spiega il consigliere – perché il Consiglio di Amministrazione doveva assolutamente essere informato di un atto tanto importante per l’informazione politica verso i cittadini. Inaudita perché la Rai abdica così, con una scelta che non ha precedenti, alla sua funzione di servizio pubblico. Dannosa perché favorisce i telegiornali e le rubriche informative della concorrenza. Spero ci sia modo di rimediare; non vorrei vedere i Tg della Rai costretti a collegarsi con Sky o con La 7 per avere le notizie“.

    Sconcertato anche il sindacato dei giornalisti Rai, che si esprime con una nota firmata dal segretario nazionale, Carlo Verna: “Lasciare alle altre emittenti le proiezioni su una competizione elettorale così cruciale in questa travagliata fase politica del paese vuol dire gettare la spugna e rinunciare al ruolo di servizio pubblico“. “Se la notizia fosse confermata – continua Verna – si tratterebbe di una scelta ridicola e censoria. C’è da immaginarsi il dibattito sulle reti Rai tra politici che farebbero continuo riferimento alle proiezioni provenienti dalle altre emittenti, una sorta di invito a cambiare canale. Perché i direttori di testata non si ribellano come hanno saputo fare i loro giornalisti partecipando in massa al nostro referendum su Masi?“.

    Masi, intanto, procede per la sua strada, liquidando con sufficienza le polemiche scoppiate nelle ultime ore: “Si fa polemica sul niente” afferma il DG, che dichiara praticamente di essere stato frainteso e di essere oggetto delle solite proteste faziose, nate da un articolo di Repubblica. “Come spesso accade sulle questioni che riguardano la Rai, alcuni organi di informazione, alcune componenti aziendali, oltre alla triste e desolante ‘compagnia di giro’ parlano di cose di cui non hanno coscienza né diretta né indiretta. Della questione dell’utilizzo di proiezioni elettorali da parte di Rai in occasione delle prossime elezioni amministrative (che, come sembra, taluni tendono a confondere con gli exit pool) il Direttore Generale darà piena contezza al Cda nella prossima riunione come peraltro previsto da tempo“. Insomma, si rinuncerà agli exit-poll o alle proiezioni di voto? I primi hanno dato in passato non pochi grattacapi ai conduttori e agli opinionisti politici nelle lunghe dirette post-elettorali, ma le proiezioni sono a dir poco essenziali per un talk durante lo spoglio.

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