Rai, Masi: “I giudici bloccano il rinnovamento”. E taglia l’informazione su RaiTre.

Rai, Masi: “I giudici bloccano il rinnovamento”. E taglia l’informazione su RaiTre.

    Bruno Vespa Mauro Masi

    Il CdA Rai ha conferito a Mauro Masi, attuale direttore generale della Rai, l’incarico di presidente di Rai Corporation, la cui poltrona era vacante da tempo e per la quale era stata già decisa l’internalizzazione. Al suo fianco, Masi trova come vicepresidenti Antonio Marano e Gianfranco Comanducci, attuali vicedirettori generali. Ma Masi annuncia anche una ‘rivoluzionaria’ linea editoriale per le tre reti di Viale Mazzini: più informazione su RaiUno, tradizionalmente votata all’intrattenimento, e meno approfondimenti su RaiTre. Intanto evoca il conservatorismo della magistratura: colpa delle sentenze se in Rai non si cambia.

    Basta con una tripartizione rigida che risale a trent’anni fa, secondo cui RaiUno è votata soprattutto all’intrattenimento, RaiDue a una programmazione più giovanilista e RaiTre detiene il monopolio esclusivo dell’approfondimento dell’informazione e culturale“: Mauro Masi vuole imprimere una secca svolta alle linee editoriali delle tre reti generaliste di Viale Mazzini e lo annuncia a Il Giornale.

    Dobbiamo dare un grande segnale di cambiamento” dice il contestato dg della Rai, sfiduciato con un risultato bulgaro dai giornalisti dell’Usigrai.

    Cambiamento che passa per un programma di informazione in prima serata su RaiUno (spazio Vespa?) e per un ridimensionamento dei programmi di approfondimento su RaiTre, che affronta l’attualità politica “secondo i propri standard” (non proprio graditi al Governo, aggiungeremmo noi).

    Non entro nel merito politico – dice Masi – ma penso sia un grave errore gestionale lasciare che l’approfondimento informativo sia detenuto di fatto da una sola rete“. E aggiunge che “in questa stagione abbiamo assistito a programmi bilanciati sull’ospite politico ma totalmente sbilanciati su servizi ed esperti”.
    Talk show che si vedono oggi in Rai non esistono in nessun paese del mondo” chiosa Masi e in effetti dobbiamo dargli ragione, soprattutto quando si entra in campagna elettorale: in nessun Paese del mondo si cancellano i talk politici per una fantomatica Par Condicio che rende impossibile il confronto diretto tra i candidati premier. Una situazione sempre più insostenibile, che ha spinto Sky Tg24 a chiedere una ‘mobilitazione’ diretta del pubblico tv.

    Inoltre sulla scia del Premier (in questi giorni preoccupato dalla pronuncia della Corte Costituzionale sul Legittimo Impedimento), Masi individua nella magistratura uno delle principali cause dell’immobilismo Rai: ferma restando la necessità di rispettarne le decisioni e di applicarne le sentenze, Masi però si lamenta del fatto che “la Rai deve fare i conti con sentenze totalmente incredibili di cui è difficile trovare precedenti in Italia o in altri Paesi occidentali che hanno un peso tale nella governance che si trasformano in un vantaggio oggettivo per tutti i nostri concorrenti“. Sentenze che finora hanno costretto la Rai a tenersi in palinsesto Michele Santoro nel prime time del giovedì, per intenderci.
    Eh sì, sono problemi: tra il ‘peso’ della magistratura e l’ingerenza della politica non è certo facile fare tv a Viale Mazzini.

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