Rai, la tv compie sessanta anni: il 3 gennaio 1954 la prima trasmissione tv [VIDEO]

Rai, la tv compie sessanta anni: il 3 gennaio 1954 la prima trasmissione tv [VIDEO]

60 anni di televisione: il 3 gennaio 1954 andava in onda la prima trasmissione Rai

    Mamma RAI festeggia i suoi primi 60 anni

    Sessant’anni e un po’ sentirli: era il 3 gennaio 1954, quando 24.000 abbonati italiani videro la ‘prima’ della tv di Stato: gli esperimenti erano già partiti da 19 anni, ma fu solo 60 anni fa (domani) che Fulvia Colombo apparve per la prima volta in video – ‘la Rai, Radio Televisione Italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive‘ – per annunciare l’inizio della tv italiana, già allora un po’ autoreferenziale: la prima telecronaca Rai (acronimo di Radio Audizioni Italiane risalente al 1944) fu dedicata all’inaugurazione degli studi di Milano (Corso Sempione) e dei trasmettitori di Torino e Roma.

    Fa sorridere immaginare oggi la tv dell’epoca: un solo canale (Programma Nazionale, che nel 1982 diventerà Rai Uno) poche ore di trasmissione al giorno (un programma per ragazzi, il telegiornale e poco altro), che venivano seguite dalla maggior parte della popolazione italiana in casa di vicini fortunati, considerato che una tv costava 250.000 lire (quasi la metà di una Cinquecento; ai prezzi di oggi, sarebbero oltre tremila euro) e che il costo di un abbonamento era 18 mila lire (230 euro attuali).

    60 anni Rai

    All’arrivo della tv nei tinelli della borghesia dedicò un servizio persino una copertina de ‘La Domenica del Corriere’), anche se nell’Italia del dopoguerra la televisione veniva seguita anche al bar e, a partire dal 1956, al cinema, le cui sale sospendevano la proiezione di film per Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno con la valletta Edy Campagnoli.

    Era una tv, quella degli inizi, che offriva intrattenimento ma anche cultura (il maestro Alberto Manzi, che per anni insegnò a leggere e scrivere con il suo ‘Non è mai troppo tardi‘), e che al contrario di quella di oggi sapeva autocensurarsi (magari anche troppo) per evitare cadute di pessimo gusto; tra i primi programmi, ‘Arrivi e partenze‘, con Armando Pizzo e Bongiorno ad intervistare ‘note personalità‘ in arrivo o in partenza da Ciampino, e Teleclub, primo talk show italiano, senza scordare ‘Domenica Sportiva‘, il programma più longevo del piccolo schermo.

    Molti i nomi storici: oltre a Bongiorno, Lello Bersani, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Gianni Agus e – previo concorso – Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Furio Colombo, Gianni Vattimo, Giovanni Salvi. Ma oggi, la Rai, ha ancora una sua funzione? Sì secondo Ettore Bernabei, novantaduenne storico direttore generale della Rai che a La Nazione spiega:

    ‘La tv pubblica è rimasdta l’ultima difesa dei cittadini, se non si usa il cervello, se i bambini a scuola usano solo il pc e smettono di studiare la tavola pitagorica, si finirà in mano a giò che raccontano i motori di ricerca e non si saprà più scegliere tra vero e falso, giusto e iniquo.’

    ‘La tv pubblica, invece, come i giornali o i libri, può ancora raccontare un’azione come delittuosa o benefica, aiutare a decidere cosa fare della propria vita e non finire tutti come polli in batteria.’

    ‘Mi pare che la Rai stia iniziando ora a fare servizio pubblico, può essere la buona coscienza di un popolo o una nazione, difendendo gli interessi legittimi e rispettando i legittimi interessi.’

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