Pane e Libertà inaugura la fiction Rai di primavera

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    La primavera fictional di RaiUno si presenta ricca di titoli brevi, in alcuni casi dei veri eventi: dopo Puccini, fortemente stroncata dai melomani, va in onda stasera e domani Pane e Libertà, con Pierfrancesco Favino. Prossimamante i remake di Pinocchio e di David Copperfield, due pietre miliari degli ‘sceneggiati’ Rai.

    Andiamo con ordine e cerchiamo di presentare i principali titoli fictional in arrivo su RaiUno con la primavera 2009. Oltre ai remake già citati e alla fiction biografica su Suor Bakhita, presentata allo scorso RomaFictionFest, arriva anche Pane e Libertà, dedicato a Giuseppe Di Vittorio, e una serie di titoli polizieschi per il quale è stata addirittura creato una sorta di ‘ciclo’ denominato Tutti Pazzi per il Poliziesco. Del resto questa de Tutti Pazzi per è la cifra della stagione 2008/09 di raiUno, inaugurata con successo dallo show dei ricordi Tutti Pazzi per la Tele e continuata con la serie Tutti Pazzi per Amore.

    Facciamo quindi una piccola descrizione delle prossime serie e miniserie in onda su RaiUno partendo da Pane e Libertà, in onda questa sera e domani in prima serata su RaiUno. Per le altre le date sono ancora da definire.

    Pane e Libertà

    Miniserie in due puntate prodotta da Rai Fiction e Palomar scritta da Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella, Alberto Negrin con la regia di Alberto Negrin. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Raffaella Rea, Giuseppe Zeno, Anna Ferruzzo.

    Si tratta della biografia di Giuseppe Di Vittorio, Peppino per gli amici, orfano del padre, bracciante dall’età di otto anni, padre del sindacalismo italiano. Bracciante analfabeta, sindacalista rivoluzionario, bersagliere ferito a Monte Zebio, comunista amico di Gramsci e Togliatti, combattente nella guerra di Spagna, catturato dai nazisti nella Parigi del 1938. Di Vittorio è profondamente un uomo del popolo, più che del partito. Ripeterà sempre: “Il sindacato deve essere la casa di tutti i lavoratori, perché i lavoratori non hanno colore, sono tutti uguali, hanno tutti lo stesso odore”. Per questo i cattolici lo seguono quando intuisce che è il momento di riunire nella Cgil, per la prima volta nella sua storia, comunisti, socialisti e democristiani.

    Per questo, durante la guerra, persino i sindacalisti fascisti gli prestano ascolto quando li incita a scioperare perché quelle paghe miserevoli affamano le famiglie italiane. Per questo il suo carisma cresce. Lo nominano segretario della Federazione Sindacale Mondiale, viaggia per mezzo mondo, si sposa due volte, ha due figli che ama profondamente ma che non gli lesineranno dolori e critiche. Vive come un dramma umano e personale la scissione della Cgil, dopo l’attentato a Togliatti. Ma si rimbocca le maniche: “Io non mollo”, dice a quei compagni che pensano che un sindacato solo comunista in fondo sia la cosa migliore. Lui no, lui sa che quella divisione “la pagheranno tutti i lavoratori”. Muore a Lecco, dopo un comizio, minato da un ennesimo infarto. Quel giorno Benigno Zaccagnini, massimo esponente democristiano dirà di lui: “Sono convinto che adesso è in paradiso”.

    David Copperfield

    Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens, questa miniserie in due parti è coprodotta da Rai Fiction, Rizzoli Audiovisivi e GMT Productions. La regia è di Ambrogio Lo Giudice, interpreti Giorgio Pasotti, Maya Sansa e Gian Marco Tognazzi.

    Pinocchio

    Della nuova versione di Pinocchio avevamo già parlato più di un anno fa.

    Questa nuova trasposizione della fiaba di Collodi, in forma di miniserie in due parti, è realizzata da Rai Fiction, Lux Vide e Power, per la regia di Alberto Sironi (firma dei film tv di Montalbano) e vede nel cast Bob Hoskins, Robbie Kay, Luciana Littizzetto, Margherita Buy, Violante Placido e Alessandro Gassman.

    Particolarità di questa rilettura della storia di pinocchio è la presenza tra i personaggi dello scrittore Carlo Collodi, interpretato da Alessandro Gassman. La narrazione si apre proprio su di lui che si trova in villeggiatura in un paese della Toscana di fine Ottocento ed è pressato dal suo editore perché scriva al più presto una nuova favola. Ma Collodi è in piena crisi creativa e per di più ha bisogno di riparare il suo scrittoio, per cui si rivolge a un abile falegname, Geppo, un uomo ancora provato dall’aver perso la moglie di parto. L’empatia per quest’uomo e la locandina di un teatro di burattini sono gli elementi da cui scaturisce la nuova ispirazione dello scrittore, che finalmente dà inizio ad un nuovo romanzo.

    Bakhita

    Miniserie diretta da Giacomo Campiotti prodotta da Rai Fiction e Titania Produzioni incentrata sulla vita di Bakhita, suora sudanese proclamata santa da Giovanni Paolo II. Nel ruolo della protagonista Fatou Kine Boye, nel cast Fabio Sartor, Stefania Rocca, Sonia Bergamasco, Ettore Bassi, Francesco Salvi.

    1948, Schio, Veneto. Nel convento delle canossiane giunge una distinta signora, Aurora Marin (Stefania Rocca), richiamata dal cattivo stato di salute di Suor Bakhita (Fatou Kine Boye), una suora di colore spentasi in realtà da pochi giorni. Aurora la conosceva bene e ne racconta l’incredibile storia alla figlia che l’ha accompagnata con tutta la famiglia nel viaggio.

    Bakhita, nata nel 1869 in un villaggio sudanese, ancora bambina viene rapita dai negrieri che la vendono a un Generale turco. In quella casa Bakhita trascorre dieci anni di torture e umiliazioni sino a che Federico Marin (Fabio Sartor), un ricco commerciante italiano, ateo e avventuriero, le salva la vita e la porta con sé a Zianigo, un paesino del Veneto dove abita insieme alla figlia di otto anni, Aurora (la narratrice), una bambina malata e sola. Sua madre Angelica (Sonia Bergamasco) è morta anni prima, alimentando in Federico un dolore inestinguibile e un carattere duro. Bakhita con la sua dolcezza conquista il cuore della scorbutica Aurora e redime Padre Antonio (Francesco Salvi), il parroco di Zianigo, che da succube di Marin riscopre attraverso la vicinanza della sudanese il senso più profondo della fede, ovvero la carità e l’aiuto del prossimo indifeso. Sullo sfondo è palpabile la miseria dei contadini vessati da Marin, soprattutto di Giovanna e Andrea, due giovani innamorati senza un soldo. Dal canto suo Bakhita, abituata a vivere come schiava, si avvicina alla fede cristiana. Il suo percorso religioso è però violentemente osteggiato dai contadini superstiziosi, da Aurora gelosa, da Marin che la considera una cosa sua. Se pur affezionata alla bambina e a Marin, Bakhita si rifiuta di seguirlo in Africa e si rifugia nella chiesa di Padre Antonio diventando oggetto di una guerra aperta tra Marin e il prete. L’improvviso scoppio del vaiolo a Zianigo spinge Marin a partire. Padre Antonio si ammala e Bakhita si fa in quattro per curare quegli stessi contadini che in precedenza erano arrivati quasi a linciarla. Il suo cuore buono non conosce rancore. Spentosi il morbo, Padre Antonio la invia in un convento di canossiane a Venezia affinché possa conoscere a fondo quel Dio che oramai insegue. Ma Federico Marin, presente nella città lagunare, con l’aiuto del laido cugino Guido (Ettore Bassi) convince Suor Teresa, la badessa del convento, a “restituirgli” Bakhita dopo che questa avrà ricevuto il battesimo. Ignora che Bakhita ha preso una decisione capitale: farsi suora e dedicare la sua vita a Dio. Marin, messo alle strette, cita in giudizio le canossiane. Padre Antonio chiede l’aiuto di Giuseppe Sarto, cardinale di Mantova e futuro Papa. Sentite le parti, il Procuratore del Re emette la sua sentenza: la schiavitù è abolita in Italia, dunque Bakhita è libera di fare come crede. Bakhita si congeda da Aurora con dolore, ma Dio la chiama. Si ritorna al presente, nel 1947. Aurora, diventata adulta, non ha più visto Bakhita ma non l’ha mai dimenticata. Alla figlia passa la lezione di quella giovane sudanese fatta Santa da Giovanni Paolo II: bontà, perdono, amore.

    Mio Figlio – Nuove Storie per il Commissario Vivaldi

    Serie in sei puntate con la regia di Luciano Odorisio prodotta da Rai Fiction e ArtiSacha. Interpreti: Lando Buzzanca, Caterina Vertova, Giovanni Scifoni e con Sergio Sivori.

    La miniserie è un sequel di “Mio figlio”, andata in onda nel 2005 su Raiuno con grande successo di pubblico e di critica.

    Tornano gli stessi protagonisti che, con il proprio bagaglio di risvolti umani e vicende personali, intersecano le proprie esistenze con gli sviluppi dei casi di puntata e del “giallo orizzontale”.

    Azione, mistero e sentimenti sono gli ingredienti della fiction che ruota attorno alla figura del Commissario Federico Vivaldi (Lando Buzzanca), un poliziotto di stanza a Trieste dal carattere forte e risoluto, ancora innamorato della ex moglie Laura (Caterina Vertova) e fermamente intenzionato a riconquistarla.

    Anche il figlio Stefano (Giovanni Scifoni) è un poliziotto e i casi ai quali lavorano fianco a fianco sono spesso motivo di contrasto, poiché nelle indagini il carattere istintivo del Commissario Vivaldi si scontra con l’atteggiamento razionale del figlio. Vivaldi è un impulsivo con grandi capacità deduttive, ma in più ha l’esperienza. Può anche apparire a volte come un accentratore, ma in realtà riesce sempre a cogliere dai collaboratori e da suo figlio in primis, ciò che gli serve per risolvere il caso.

    Le inchieste – che vertono sui casi scottanti legati all’attualità come il traffico delle prostitute dell’est, l’eutanasia, le truffe alle assicurazioni – diventano un terreno di confronto umano e personale nel quale il Commissario Vivaldi, che convive con i propri timori e pregiudizi nei confronti dell’omosessualità del figlio, troverà la chiave per una reciproca conoscenza e comprensione.