Rai in crisi: stipendi in ritardo e fiction non pagate

Rai in crisi: stipendi in ritardo e fiction non pagate

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    Tira decisamente una brutta aria in casa Rai: se già in estate Lorenza Lei aveva messo in guardia sulla contrazione degli investimenti pubblicitari, le cui previsioni per il 2011 sono state già più volte riviste al ribasso, i dati di ascolto del mese di settembre hanno confermato il preoccupante calo delle reti Rai, che si trova a combattere con un prime time in cui solo la fiction riesce a portare a casa risultati interessanti. Quella fiction che però, a quanto pare, Viale Mazzini non paga, o almeno non copre nei tempi previsti: questa la denuncia del presidente dell’Apt che in una lettera al direttore generale ha chiesto perentoriamente il pagamento delle fatture arretrate. Se a questo si aggiunge la mancanza di liquidità delle casse Rai, che mette a rischio il pagamento degli stipendi, il quadro è davvero nero.

    Il neo presidente dell’Associazione Produttori Tv, Fabiano Fabiani, non vuole più sentire scuse: la Rai deve saldare subito le fatture per le produzioni fictional finora prodotte e/o trasmesse e lo ‘ricorda’, senza mezze misure, con una lettera recapitata al direttore generale Lorenza Lei, nella quale si fa chiaramente capire che la pazienza è finita. Ne dà notizia la Repubblica, finendo per rendere ancora più triste il quadro emerso in un recente articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, che ha fatto il punto sui debiti e sui crediti di Viale Mazzini.

    La già difficile situazione dei bilanci Rai, in rosso cronico da qualche anno, è aggravata dal mancato saldo delle quote del canone Rai da parte del Ministero del Tesoro, che solitamente arrivano a viale Mazzini in quattro tranche trimestrali.

    Come racconta Rizzo, infatti, a causa delle casse vuote del Ministero del Tesoro la rata autunnale del canone, pari a circa 450 milioni di euro, non è arrivata in tempo, cosa già successa in passato ma sempre foriera di gradi difficoltà per la Tv di Stato. In più, viste le difficoltà economiche in cui versa il Ministero, questa volta la quota autunnale sarà ripartita in tre rate da 150 milioni l’una, con immediate ripercussioni sulla gestione ordinaria dei costi, soprattutto quelli legati ai fornitori.

    I 150 milioni in arrivo permetteranno di coprire i 55/60 milioni mensili di stipendi, ma lascerà a bocca asciutta molti creditori, tra cui anche i produttori tv, che non a caso hanno fatto sentire la propria voce. Come riporta Rizzo, “la Rai ha debiti commerciali per qualcosa come 805 milioni di euro, stando all’ultimo bilancio, approvato nel giugno scorso“.
    Per i dettagli sulla situazione bancaria ed economica di Viale Mazzini vi rimandiamo all’articolo di Rizzo, di cui però facciamo nostra la domanda principale: come è possibile che un’azienda che nel 2005 non aveva debiti, anzi vantava una liquidità di 102 milioni di euro, sia ora in passivo di 150 milioni con una copertura in fidi bancari di 695 milioni?

    Senza dubbio hanno un peso la contrazione degli investimenti pubblicitari, il mutato panorama della concorrenza tv, gli investimenti nel dtt, ma forse anche in Rai c’è bisogno di ricorrere a una riduzione di costi e sprechi e a un’ottimizzazione delle risorse che guardi soprattutto agli ascolti e ai ricavi, messi a dura prova da alcune ‘cancellazioni’ illustri degli ultimi mesi e da una strategia editoriale che non pochi definiscono da ‘suicidio’.

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