Rai: il ‘commissariamento’ proposto da Monti è incostituzionale per Gasparri

Rai: il ‘commissariamento’ proposto da Monti è incostituzionale per Gasparri

L'ipotesi 'commissariamento' della Rai cui sembra pensare Monti viene definita 'incostituzionale' da Gasparri

    Rai riforma Monti

    Arrivano da Repubblica indiscrezioni circa il vertice tra Alfano, Bersani e Casini promosso dal Premier Mario Monti per discutere di alcune spinose questioni che il Governo è chiamato ad affrontare, come la riforma della Rai. A quanto racconta il quotidiano, il rinnovo della governance della Rai è stato l’ultimo argomento messo sul tavolo delle ‘trattative’: come noto, al Presidente del Consiglio preme dare una veste finalmente ‘aziendale’ alla Tv di Stato, sciogliendola per quanto possibile dai legacci politici che la incardinano in logiche di spartizione di potere, favoriti, in qualche modo, dalle disposizioni della Legge Gasparri. Il Presidente del Consiglio sembra quindi aprire all’ipotesi di un ‘commissario risanatore’, chiamato a ricondurre Viale Mazzini sulla ‘giusta via’, soprattutto per quel che riguarda la situazione economico-finanziaria. Ma il centrodestra non ci sta e Gasparri bolla come incostituzionale la proposta del Premier.

    Repubblica rivela alcuni ‘retroscena’ del vertice tra i leader dei partiti che sostengono il Governo Monti e la bagarre intorno alla riforma della Rai riprende vigore, se ma ne avesse perso.
    La notizia di un interessamento di Monti alla definizione di un ‘superdirettore’ per la Rai con funzioni di ‘commissario risanatore’ dei debiti ha rapidamente fatto il giro non solo delle redazioni ma anche degli uffici politici, scatenando commenti e reazioni.

    Di fronte alla volontà di rivedere la Legge Gasparri e i meccanismi della governance di Viale Mazzini – stretta tra un CdA espressione del Parlamento, un dg indicato dal Governo e una Commissione di Vigilanza Rai formalmente bipartisan ma sulla cui nomine si sono combattute feroci lotte politiche, come dimostra la ritardata elezione di Sergio Zavoli a Presidente nel 2008 dopo un anno di guerre -, Monti avrebbe ‘lanciato’ l’idea di ‘un direttore generale con poteri ampliati e deleghe piene in grado di rimettere in sesto l’azienda e i suoi conti‘ scrive Repubblica, che avanza anche un primo nome, Enrico Bondi, ex amministratore straordinario della Parmalat, al momento sul mercato e secondo il quotidiano ‘disponibile a prendersi la grana Rai assumendo una sorta di incarico da un ‘presidente-direttore generale’.

    Le posizioni dei leader dei partiti di ‘maggioranza’ sono le più diverse: stando a Repubblica, ‘il Pdl punta a mantenere l’attuale assetto, con Lorenza Lei al vertice. Pier Ferdinando Casini però indica le tappe che forse il governo si appresta a seguire: fine del mandato dell’attuale Cda, pausa di riflessione per superare la data delle amministrative (metà maggio) e dopo un nuovo giro di tavolo con i partiti. Sarebbe una proroga di fatto per il cda, anche se di breve durata‘. E ricordiamo che il CdA, già privo di un membro dopo le polemiche dimissioni di Nino Rizzo Nervo per la proroga alla direzione del Tg1 di Alberto Maccari (area centrosinistra) scade il prossimo 28 marzo.

    Repubblica, però, parla anche di una discussione interna al governo, con il ministro dello Sviluppo economico e delle Comunicazioni Corrado Passera orientato piuttosto alla ‘scelta’ di un nuovo CdA secondo le regole della Gasparri. In quest’ottica già infuria il toto-nomine: Piero Angela ha già declinato l’invito alla presidenza, mentre stando a Repubblica Berlusconi avrebbe saggiato il terreno ‘intorno’ al consigliere Antonio Verro, che ha rinunciato al seggio da deputato per restare in Rai, pur ‘caldeggiando’ il nome di Mario Resca, ex manager McDonald. Per la direzione generale si avanzano le candidature di Claudio Cappon, vicino a Passera, del vicedirettore generale Giancarlo Leone, a capo della Direzione Intrattenimento, Rocco Sabelli, ex ad di Alitalia.

    Di certo per Monti non è facile la quadratura del cerchio: già i veti incrociati di Bersani e Alfano, con Casini a fare da ‘mediatore’, hanno fatto slittare una reale discussione sulla riforma della Rai. In più si aggiungono gli strali di Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori Pdl, che liquida l’ipotesi di un ‘commissario’ come una sciocchezza fatta circolare dalla stampa: ‘E’ certamente infondata la notizia di un direttore-commissario alla Rai perché è un’ipotesi in contrasto con le sentenze e i principi della Corte Costituzionale, come ben sanno Monti e i membri del governo. Non crediamo che qualcuno voglia percorrere i pericolosi sentieri dell’avventurismo. Che ovviamente troverebbero insormontabili preclusioni. Suggestioni simili sono più frutto di stupidità che di ignoranza‘.
    Il caso diventa sempre più avvincente.

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