Rai, i compensi dei conduttori andranno nei titoli di coda

Rai, i compensi dei conduttori andranno nei titoli di coda

La Commissione di Vigilanza Rai ha approvato la misura che rende pubblici i compensi di conduttori Rai, compresi ospiti e opinionisti, per tutte le trasmissioni di Viale Mazzini

    Il cavallo simbolo della Rai

    La Commissione di Vigilanza Rai ha accolto la proposta fatta tempo fa dal ministro Brunetta, e rilanciata nei giorni scorsi da Michele Santoro, di mandare in onda i compensi dei conduttori delle trasmissioni Rai nei titoli di coda, comprensivi di cachet per gli ospiti e gli opinionisti. Nessun genere sarà escluso, dai talk show ai reality, dai tg ai quiz. Peccato che così quei numeri non vogliano dire nulla, visto che servirebbe anche sapere quanto quel programma guadagna in termini di investimenti pubblicitari.

    L’emendamento, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è stato approvato anche con i voti dell’opposizione, che ha però voluto che venissero resi pubblici anche i compensi dei conduttori del Tg. E’ caduta nel vuoto, invece, la proposta del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che aveva suggerito di pubblicare i dati sul sito della Rai, trovando l’ipotesi “piu equa e meno demagogica”.

    Per Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della commissione, si apre così la ‘stagione della trasparenza’: “E’ un atto di grande trasparenza e di coerenza nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente il canone - ha detto Merlo – Capisco l’irritazione, forse, di qualche star nel vedersi pubblicizzare i compensi milionari, ma la stagione delle prediche dal piccolo schermo accompagnate dal silenzio sui compensi è definitivamente chiusa“.
    Gli fa eco un più che soddisfatto il ministro Brunetta, ispiratore dell’iniziativa, che si è congratulato con Butti e con il direttore generale della Rai, Mauro Masi, perché così “si sono garantite le necessarie premesse per quella grande operazione trasparenza sulla Rai che avevo più volte sollecitato“.

    Il problema resta sempre lo stesso: si dice che così il cittadino/telespettatore potrà valutare gli sprechi.

    Ma in base a cosa? Alla simpatia per il conduttore o per l’ospite? L’unico metro di giudizio è il rientro economico della trasmissione: se per fare un programma si spende più di quanto rientra in pubblicità (dovendo così mettere mano ai fondi del canone) poco importa che il conduttore sia spigliato o l’ospite sia internazionale. Che vengano messi i costi di produzione e i guadagni pubblicitari, poi se ne parla. Così resta la solita mossa ‘ipocrita e demagogica’ all’italiana.

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