Rai e Governo penalizzano la fiction

ancora polemiche tra la rai e l'associazione dei produttori televisivi che lamentano il taglio dei budget

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    Il dibattito al RomaFictionFest sul tema del rapporto tra fiction e Rai ha scatenato molte polemiche. La crisi del mercato, idee per superarla, questo il titolo dell’animato convegno promosso dall’ APT, l’associazione dei produttori televisivi. Il settore è in crisi e questo è un dato di fatto, le motivazioni si possono riassumere in un mancato scambio costruttivo tra i produttori, Rai e Governo. L’APT parla di una crisi che prescinde la qualità del prodotto e anche l’audience, tre i punti fondamentali su cui concentrarsi per comprendere la querelle in corso.

    Per prima cosa il budget che la Rai riserva alla produzione è sceso del 33%, con conseguente danno per le produzioni future, poi, altro dato da non sottovalutare, la difficoltà di portare avanti i rapporti strutturali tra produttori e dirigenti rai. Un esempio, come evidenzia anche il presidente APT, Fabiano Fabiani, è nella lettera diramata dalla tv di Stato che di fatto vieta l’utilizzo del product placement in realtà di recente ammesso in Italia dalla Legge Comunitaria.

    E lo scontento sale anche in riferimento al decreto Romani che annulla tutta la regolamentazione ottenuta con fatica negli ultimi dieci anni. Alza la voce Claudia Mori, nelle vesti di proprietaria della casa di produzione Ciao Ragazzi per puntare il dito contro una Rai poco coraggiosa che, nel 2010, ancora non accetta temi difficili preferendo fiction consolanti. Difficile dare torto a Fabiani e alla Mori, dopo una settimana passata a guardare il meglio della produzione internazionale in fatto di fiction, proprio al RomaFictionFest, abbiamo il quadro ben chiaro su quanto all’estero si sappiano esporre. Quindi è chiaro che ci si aspettasse una maggiore maturità da parte dei dirigenti Rai, che avessero fatto tesoro di quanto visto per apprendere che il pubblico è ormai pronto per produzioni più mature, per temi difficili e fuori dagli schemi.

    Ma, volendo essere obiettivi, un mea culpa dovrebbero farla anche i produttori, dovrebbero, infatti, essere proprio loro ad insistere per far passare progetti innovativi e coraggiosi e scegliere di tanto in tanto anche cast di attori veri, bravi, altrimenti saremo sempre secondi rispetto alle grandi produzioni americane che, sia pur avvantaggiati dal doppiaggio, si avvalgono di attori meno cani dei nostri che si muovono in situazioni più credibili e meno provinciali. Da qui un consiglio: meno lamentele e più creatività per i produttori, mentre per la Rai forse sarebbe meglio rivolgersi a qualche divinità illuminante che possa segnare la via agli ingessati dirigenti, come non detto, sembra una fiction.