Rai, da Altroconsumo una class action per violazione del contratto di servizio

Rai, da Altroconsumo una class action per violazione del contratto di servizio

Altroconsumo prepara una class action contro la Rai per violazione del contratto di servizio pubblico per la cancellazione dei talk show politici alla vigilia delle elezioni regionali e per la piattaforma Tivùsat

    Rai Altroconsumo

    Altroconsumo ha deciso di portare in tribunale la Rai per violazione del contratto di Servizio Pubblico per il regolamento sulla par condicio emanato in occasione delle ultime elezioni regionali e per la mancata diffusione del segnale sul satellite e sul digitale terrestre, favorendo piuttosto la piattaforma Tivùsat. Altroconsumo chiede un rimborso di 500 € per ogni abbonato Rai.

    La Rai non ha adempiuto agli obblighi previsti dal Contratto di servizio pubblico: con questa motivazione Altroconsumo sta mettendo in piedi una class action contro Viale Mazzini con annessa richiesta di risarcimento di 500 euro per ciascun abbonato.

    Di fronte alla violazione da parte della RAI dei diritti e delle prerogative dei propri abbonati, Altroconsumo ha proposto dinanzi al Tribunale di Roma una class action per consentire a tutti gli abbonati che vi aderiranno di ottenere un risarcimento per la lesione del diritto, costituzionalmente garantito, a una informazione libera, plurale e obiettiva” scrive Altroconsumo, invitando gli abbonati ad aderire sul sito www.altroconsumo.it.

    Ecco le motivazioni che spingono Altroconsumo a intentare causa alla Rai: “Durante la campagna elettorale che ha preceduto il voto amministrativo del 28 e 29 marzo scorso, la Rai ha cancellato dal proprio palinsesto televisivo i principali programmi di informazione ed approfondimento politico, come Ballarò, Porta a Porta, Annozero, Ultima Parola. Questo è accaduto nonostante non vi fosse alcun obbligo di legge in tal senso e nonostante le critiche e perplessità manifestate dal mondo della politica, da quello del giornalismo, oltre che dall’opinione pubblica.

    Nello stesso periodo la Rai, tradendo la propria funzione quale concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, con l’obiettivo prioritario di realizzare un’informazione imparziale ed equilibrata, ha riconosciuto ad alcuni partiti spazi enormemente superiori rispetto a quelli accordati alle altre formazioni politiche che pure hanno preso parte alla consultazione elettorale. Comportamento già accertato e sanzionato ripetutamente dall’AGCOM“.
    Altroconsumo, quindi, ritiene che gli abbonati siano stati privati di un proprio diritto, quello costituzionalmente garantito a una informazione libera e plurale.

    A questi vanno aggiunti i problemi legati al passaggio al digitale terrestre: “Negli ultimi mesi la Rai ha iniziato a distribuire la propria programmazione su una nuova piattaforma satellitare denominata Tivùsat, mettendo a disposizione dei propri abbonati delle smart card a pagamento con costi che variano dai 12 a 21, 60 euro. Anche in questo caso la RAI ha violato i diritti dei propri abbonati i quali, in base al Contratto di servizio, devono poter usufruire della programmazione Rai su qualsivoglia piattaforma tecnologica – satellitare, digitale terrestre, via cavo – senza alcun costo aggiuntivo rispetto a quello rappresentato dal cosiddetto canone Rai“.

    Da qui la richiesta al Tribunale di un rimborso minimo per tutti gli abbonati che ne facciano richiesta e, per quanti abbiano acquistato il decoder Tivùsat, anche il rimborso di quanto pagato dagli utenti per un servizio, scrive ancora Altroconsumo, “che la Rai ha l’obbligo di fornire senza addebitare agli abbonati ulteriori costi rispetto al canone“.
    Scommettiamo che l’iniziativa piacerà a molti: oltre 7000 abbonati hanno già aderito. Che risponderà il tribunale?

    555

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AttualitàRai
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI