Rai, cade Berlusconi e torna il ‘tifo da studio’ nei talk: che fine ha fatto il regolamento Butti?

Rai, cade Berlusconi e torna il ‘tifo da studio’ nei talk: che fine ha fatto il regolamento Butti?

    In questi ultimi giorni in Rai si sta verificando qualche fatto nuovo: fino a qualche settimana fa sarebbe stato piuttosto difficile trovare nel prime time del sabato sera di RaiTre uno speciale Ballarò sulle dimissioni di Silvio Berlusconi e sull’avvento del Governo Monti, così come l’approdo di Lucia Annunziata in una striscia quotidiana di In 1/2 h tutto dedicato alla crisi ha quasi il sapore di una ‘rivoluzione’ a Viale Mazzini dopo mesi di polemiche sull’ostracismo all’attualità politica in tv. Se a questo si aggiunge il mutato atteggiamento del pubblico in studio, più propenso agli applausi spontanei e non frenato nelle sue manifestazioni – talvolta da ‘stadio’ -, la sensazione che in Rai si siano ‘sciolte le righe’ diventa sempre più forte. Ma che fine ha fatto l’atto di indirizzo sul pluralismo informativo del senatore Alessio Butti?

    Di certo molti di voi non avranno dimenticato le polemiche sull’atto di indirizzo su pluralismo informativo in Rai redatto da Alessio Butti, più volte emendato, ma alla fine approvato dai vertici Rai e dalla Commissione di Vigilanza. All’inizio Butti aveva proposto una conduzione a rotazione dei talk show Rai, accompagnata dal divieto di occuparsi di uno stesso argomento nel corso della stessa settimana: espunti questi due provvedimenti, del regolamento Butti sono poi rimasti alcuni elementi di non poco conto, come ad esempio la nacessità di ‘contingentare’ il comportamento del pubblico in studio, vietando gli applausi e le reazioni ‘da stadio’ a ‘commento’ delle dichiarazioni degli ospiti in studio.

    Da qui i continui richiami dei conduttori a una condotta ‘misurata’ del pubblico, stoppato spesso nei suoi tentativi di supporto alle dichiarazioni degli ospiti. Per evitare il sostegno delle claque presenti in studio, meglio tacitare tutti e condurre il dibattito in un contesto quanto più possibile neutro e asettico.

    L’osservanza della norma, sebbene mal sopportata e sbeffeggiata dagli stessi conduttori, sembra essere crollata con le dimissioni di Berlusconi. In un clima di ‘ritrovata libertà’, il pubblico dello speciale Ballarò e ancor di più quello ospite di Che Tempo Che Fa (coinvolto dalla Littizzetto nel suo ringraziamento a ‘Napo’), ma anche quello di Porta a Porta nell’edizione di prime time di mercoledì scorso si è decisamente ‘lasciato andare’. Un segnale interessante che coincide con un preciso momento politico che evidentemente ha portato nei corridoi di Viale Mazzini un certa sensazione da ‘liberi tutti’, supportata da iniziative informative che riportano la Rai sulla strada del Servizio Pubblico, negli ultimi tempi ad appannaggio di La7 tra le tv generaliste e dei canali all news del DTT e del satellite.


    Forse è stato solo un fenomeno dettato dalla concitazione del momento, dagli effetti per alcuni versi ‘epocali’ di un weekend denso di eventi che hanno ‘distratto’ i vertici Rai. E’ presto forse per un cambio delle strategie Rai, per quanto il direttore di RaiTre, Antonio Di Bella, abbia deciso di perseguire con forza la via dell’informazione in diretta e del potenziamento di programmi solitamente ‘osteggiati’, come l’accelerazione sul prolungamento di Che Tempo che Fa al lunedì che potrebbe debuttare su RaiTre già a gennaio. Però sembra strano che nessuno del CdA abbia fatto sentire le proprie voci per ‘protestare’ su situazioni che fino a poco tempo fa avrebbero dato adito a furiose polemiche. Basti ricordare la reazione dello stesso Butti alla diretta di RaiNews sulla manifestazionea Roma degli indignati.

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