Rai, Brunetta: i compensi dei conduttori nei titoli di testa

Rai, Brunetta: i compensi dei conduttori nei titoli di testa

Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica ospite questa mattina a Cominciamo Bene, propone una misura di trasparenza sui bilanci Rai: perché non inserire i compensi dei conduttori nei titoli di testa e di coda dei programmi?

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    Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica ospite questa mattina a Cominciamo Bene, propone una misura di trasparenza sui bilanci Rai: perché non inserire i compensi dei conduttori nei titoli di testa e di coda dei programmi? Beh, certo, sarebbe interessante: ma a questo punto andrebbero inseriti anche gli introiti pubblicitari del programma, i risultati d’ascolto e i guadagni che ciascuna trasmissione porta (o non porta) all’Azienda.

    Renato Brunetta si è messo di buzzo buono per cercare di far funzionare la farraginosa macchina dello Stato: la legge Anti-fannulloni tiene banco da mesi nei discorsi dei dipendenti pubblici, le sue ultime norme in materia di efficienza, cortesia e puntualità fanno sognare un mondo migliore, ma talvolta rischia di cadere in un certo populismo.

    L’ultima proposta è di questa mattina. Ospite di Cominciamo Bene, la trasmissione di RaiTre condotta da Elisa di Gati e Fabrizio Frizzi, il ministro lancia una proposta di trasparenza sui bilanci Rai, invitando l’Azienda a rendere pubblici i compensi dei conduttori nei titoli di testa e di coda dei programmi. Un modo senza dubbio per rendere i telespettatori consapevoli di quanto guadagnino le ster della tv, con il sicuro effetto di avvelenare gli animi di quanti non riescono ad arrivare a fine mese. E tra questi dovrebbero essere inseriti anche i professionisti e le aziende che da anni non percepiscono quanto dovuto da Enti e Istituzioni pubbliche.

    Il dato sarebbe senza dubbio interessante, ma da solo non basterebbe a dare l’effettiva misura degli eventuali ‘sprechi’ della Rai. La proposta sembra già essere in fase di progettazione con il placet del direttore della Rai, Mauro Masi.

    Sto cercando di fare trasparenza e ci riuscirò, anche nella Rai che ha un azionista pubblico. Vuol dire dare il giudizio nelle mani dei cittadini” ha detto il ministro. Quindi in un prossimo futuro potremo vedere quanto prendono Michele Santoro, Francesco Facchinetti, Gianni Morandi, Max Giusti, Caterina Balivo, Michele Cucuzza, Lanfranco Sposini etc etc.

    Dati che però, di per sé, vogliono dire poco, visto che devono essere inseriti nel generale contesto del mercato tv: sarebbe a questo punto preferibile che accanto ai compensi venissero segnalati anche i dati d’ascolto, gli obiettivi di rete, gli introiti pubblicitari, i costi del programma e gli eventuali guadagni o perdite che la trasmissione fa registrare all’azienda. A quel punto si potrebbe davvero vedere se il 1.600.000 euro di contratto per Bruno Vespa siano diseconomici per la Rai o al contrario ‘vantaggiosi’, punto su cui recentemente si è espresso il direttore di RaiUno, Mauro Mazza, per sedare le polemiche legate al rinnovo del contratto del giornalista.

    Se proprio vogliamo riformare il sistema Rai mettiamoli tutti a lavorare a progetto: se si raggiungono gli obiettivi attesi scatta il premio, se i risultati sono inferiori si decurta lo stipendio (se che base, poi, bisognerebbe definirlo: a puntata o sulla media stagionale?). In pratica privatizziamo la Rai. O no?

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