Rai, a marzo nuovo CdA; Minzolini a Panorama?

Rai, a marzo nuovo CdA; Minzolini a Panorama?

    Mario Monti_Giorgio Napolitano

    I quotidiani italiani si domandano quale sia il futuro della Rai ora che il govero Berlusconi ha lasciato il posto al governo tecnico di Mario Monti, che scioglierà la prognosi sul proprio esecutivo solo domani sera. L’Unità annuncia il ‘trasferimento’ di Augusto Minzolini a Panorama, al posto di Giorgio Mulé, in predicato per la direzione del Tg4 dal 24 giugno 2012, data indicata da Emilio Fede per il suo addio alla testata giornalistica di Rete 4. Dal canto suo Il Corriere della Sera riflette sulla possibile riforma della Rai, potenzialmente favorita dal cambio della guardia a Palazzo Chigi.

    Partiamo da L’Unità, che segue per lo più il destino del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che ieri sera nell’edizione delle 20.00 è stato protagonista di un nuovo editoriale nel quale ha definito riprovevoli le manifestazioni di piazza alle dimissioni di Berlusconi, indicato come capro espiatorio di una situazione di cui non ha colpe, e ha salutato l’avvento del nuovo esecutivo. Per Minzolini si profila la direzione di Panorama, settimanale del gruppo Mondadori, con lo spostamento dell’attuale direttore al Tg4 e l’avvento al Tg1 di Antonio Preziosi, al momento alla guida del Gr Rai. Più che il cambio di governo, sul ‘trasferimento’ di Minzolini potrebbe pesare il processo per peculato, la cui prima udienza si celebrerà il prossimo 6 dicembre.

    Il Corriere della Sera, invece, riflette sulla possibiità di una riforma della Rai, che a marzo vedrà scadere l’attuale Consiglio di Amministrazione. Paolo Conti vede dell”anima tecnica’ del Governo Monti e nella prossima scadenza del CdA l’occasione per una riforma del servizio pubblico, con nuove norme per la nomina dei consiglieri, al momento definita dalla Legge Gasparri, che prevede l’assegnazione dei seggi consiliari in rapporto alla rappresentatività parlamentare.

    Sciogliere la Rai dalla politica è l’auspicio del giornalista del Corsera: un passaggio che oltre a cancellare la nomina dei consiglieri da parte dei partiti porti magari anche a un direttore generale che assuma il ruolo di Amministratore Delegato – sì nominato dal Ministero dell’Economia in virtù della sua natura di azionista di maggioranza, ma senza il voto di conferma del CdA – più che di mediatore tra le forze politiche che da sempre si spartiscono cariche e palinsesti.


    La riforma della Rai è scomoda e non piace ai partiti che albergano nell’azienda, ha detto il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò nella sua relazione annuale al Parlamento e il dato è incontrovertibile. Se il governo Monti procedesse a una riforma in tempi ristrettissimi, restituirebbe la Rai alla sua ragion d’essere. Ed eviterebbe, a marzo, di impantanarsi nella nomina di un nuovo Consiglio che fatalmente risentirebbe delle spinte dei partiti. Ovvero l’ennesima lottizzazione. Quanto di più lontano dalla natura dell’esecutivo che sta per insediarsi, chiosa Conti nel suo articolo. Ma dubitiamo che il Governo Monti possa ‘spingersi’ a tanto.

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