Quelle Brave Ragazze, Valeria Graci: ‘Spontaneo e caotico come un pranzo tra amiche’, intervista

Televisionando intervista Valeria Graci, una delle quattro conduttrici di Quelle Brave Ragazze, il talk show del daytime di Rai 1 in onda tutte le mattine, dal lunedì al venerdì. Alle critiche per la somiglianza con altri talk show, la Graci ha risposto su Twitter creando l'hashtag #nuncesemoinventatinulla.

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    Quelle Brave Ragazze, Valeria Graci: ‘Spontaneo e caotico come un pranzo tra amiche’, intervista

    Valeria Graci è una delle quattro conduttrici di Quelle Brave Ragazze, il nuovo talk show della mattina di Rai 1, in onda dallo scorso 12 giugno. Insieme alle colleghe Arianna Ciampoli, Veronica Maya e Mariolina Simone, la Graci farà compagnia al pubblico della prima Rete fino a fine estate, quando tornerà in onda la nuova edizione di Storie Vere. Sin dalla prima puntata, Quelle Brave Ragazze è stato accusato di ricordare troppo The Real, il talk show pomeridiano di TV8 tutto al femminile, ma è stata la Graci stessa a rispondere alle ‘accuse’ creando l’hashtag #nuncesemoinventatinulla.

    Quelle Brave Ragazze è stato accusato di ricordare molto The Real, ma va detto che anche The Real ricorda, a sua volta, tanti format americani.

    Esatto. Richiamiamo tutti un talk show americano, ma non lo dice mai nessuno. Anche Protagoniste, il programma che ho condotto su Sky per due anni, era dichiaratamente ispirato a The View. Sono tutti programmi madre di tutti questi format italiani, perciò ci tengo a dirlo: #nuncesemoinventatinulla. E poi le ragazze di TV8 hanno le tazze sul bancone, noi no! (ride, ndr)

    Quattro donne al timone di un programma. Come sta andando?

    Siamo quattro entità profondamente diverse, ma il momento di unione arriva quando inizia la diretta, lì siamo tutte legate dallo stesso entusiasmo. Quando la puntata finisce, continuiamo a commentarla. Arianna Ciampoli ed io siamo le due secchione del gruppo.

    Come costruite la scaletta?

    Essendo in diretta, il copione è impostato oggi per domani. In realtà, è un canovaccio, e quello che arriva arriva, non abbiamo la possibilità di ripetere una battuta. A volte si crea anche qualche momento di confusione, come quando le amiche vanno a pranzo insieme e parlano delle loro cose. Sarebbe bello farci una puntata.

    Quindi c’è poca costruzione e tanta improvvisazione?

    Sì, e si vede! Sono abituata a lavorare con gli autori per la creazione dei miei personaggi e sto provando a fare una cosa diversa. Sul copione c’è scritto solo: ‘Valeria lancia un rvm’, il resto è tutto a briglie sciolte. Sin da subito ho detto: ‘Fatemi capire fin dove posso spingermi, non vorrei offendere qualcuno, però lasciatemi dire quello che penso’. Me lo hanno permesso e sta funzionando. Il resto arriverà.

    Dobbiamo dedurre che la solidarietà femminile esiste o, come vuole la tradizione, a telecamere spente litigate?

    Esiste. Ci sono persone con le quali puoi avere più feeling e altre meno. La mia grande paura iniziale era immaginare come mi sarei trovata con loro tre. Sono abituata a lavorare con le donne, però poche: ad esempio, a Colorado con Barbara Foria, Francesca Milani e Rita Pelusio divido il camerino, ma anche le gioie, i pianti, i racconti. Qua è uno scenario completamente diverso, non siamo su un palco comico e soprattutto siamo nella mattina di Rai 1, dove il pubblico è abituato ad argomenti completamente diversi.

    Un primo bilancio a poco più di una settimana dal debutto.

    Sicuramente ci sono molte cose da aggiustare, a livello strutturale, di contenuti, soprattutto per noi che dobbiamo ancora rodare. Poi, in realtà, molte sorprese dipendono anche dall’ospite della puntata e da quanto è generoso nel parlare, nel concedersi. Il primo bilancio che posso fare è questo. Io, poi, sono una perfezionista, ecco perché mi mette ancora più paura la diretta, e chi mi conosce lo sa. Trovo sempre qualcosa che va perfezionato.

    conduttrici quelle brave ragazze

    A proposito di perfezionismo, ti rivedi spesso in TV?

    Sì, assolutamente. Il più delle volte mi rivedo perché non mi piaccio: sono rare le volte in cui dico ‘cavolo, questa puntata era perfetta!’. Riguardo l’espressione, l’atteggiamento, riascolto la battuta, studio la gestualità. Sono una rompiscatole, raramente rido rivedendo me stessa. La volta in cui accade e mi diverto vuol dire che quella cosa funziona veramente. Sono molto esigente, fin troppo a volte. Sono abituata così da sempre, a provare tante volte, a creare un personaggio, a lavorarlo, a studiarmelo e sognarmelo la notte. Poi quando è partorito, esce e viaggia da solo.

    Come nasce un personaggio?

    Nasce perché scatta qualcosa e dici: ‘Dai, questa non posso non prenderla in giro per come fa’; però sempre con rispetto, senza volgarità, perché credo che si possa far ridere e divertire con eleganza, senza per forza usare una parolaccia o diventare volgari. La parodia è anche un po’ cattiva, ma sempre contenuta.

    Cosa pensi di chi ha un successo improvviso e approda velocemente alla comicità?

    In tutti questi anni – e sono tanti, perché ho iniziato quando ne avevo 17 – ho capito una cosa: il vero segreto non è buttare fuori delle cose nuove ogni volta, ma mantenersi nel tempo. C’è stato un momento in cui la comicità era come la cucina adesso: andava di moda e tutti volevano fare i comici. Si pensa che basti salire sul palco e fare la battuta, dire una parolaccia. Non è proprio così. Dietro c’è uno studio, c’è un lavoro di lettura, di conoscenza, che non è dato a tutti. Magari uno può avere successo perché azzecca il personaggio del momento, però poi che succede? A volte è meglio fare un passo indietro, magari due, e buttarsi solo se c’è qualcosa per cui ne vale veramente la pena. Quando mi sono separata da Katia, ho ricevuto tante proposte, ma non mi convincevano. Ho preferito starmene in disparte e tornare al momento giusto. L’attesa è stata premiata: sono stata presa da Antonio Ricci per fare Peppa Pig a Striscia e mi ha cambiato la vita, gli devo tantissimo.

    Com’è andato, invece, il tuo approdo a Rai 1?

    Quelle brave ragazze è arrivato con un classico provino, dopo ce n’è stato un altro e poi un altro ancora. Quando ho saputo che ero stata scelta ero incredula, mi sono chiesta: sarò in grado? Poi ho capito che mi si dava l’opportunità di stare in video senza una maschera e questa è la cosa per me più gratificante. Per fortuna la Rai ha voluto investire su un volto nuovo come il mio, sconosciuto al pubblico di Rai 1 e di quella fascia oraria.

    Ti senti a tuo agio nei panni di conduttrice?

    Non sono una presentatrice tradizionale, non lo sono mai stata e non mi interessa farlo. Porto il mio, che è l’irruenza, l’essere pungente, il prendere in giro in maniera sempre molto elegante.

    E’ la tua prima esperienza in RAI. A settembre torni sulle reti Mediaset o sarai tra le novità dei palinsesti?

    Bisognerebbe chiederlo ai dirigenti Rai, non a me! Sicuramente tornerò a Striscia con il personaggio di Mamma Raggi perché Striscia per me è una certezza, una sicurezza, e soprattutto è molto stimolante. Mi piace usare quella maschera per punzecchiare i politici. Poi chi lo sa: in questo lavoro non si può mai programmare niente, magari pensi di fare una cosa e poi ne accade un’altra che ti scombussola tutti piani. Vedremo.

    Nel tuo futuro vedi un talk in daytime, una prima serata o entrambe le cose?

    Sono due cose completamente diverse: se Quelle Brave Ragazze fosse in seconda serata si potrebbero affrontare temi totalmente diversi, si potrebbe essere più pungenti, irriverenti, si potrebbero invitare ospiti e affrontare tematiche completamente diverse. Il mattino – soprattutto in un’azienda come la Rai – esige un rispetto per il pubblico che è abituato a seguire quella fascia oraria, occupata per tutto l’anno dalle storie di cronaca di Eleonora Daniele, che fa benissimo il suo lavoro e che tiene incollati al monitor un sacco di telespettatori. Ecco perché a volte ho paura di spingermi troppo nel fare una battuta: so che se avessimo un’altra collocazione potrei spingermi molto di più, qui invece devo stare attenta per paura di essere richiamata, come a scuola.

    Stai lavorando a nuovi personaggi?

    Sicuramente ho in cantiere un nuovo personaggio: è milanese ed è una donna di potere, ma devo ancora provarlo, è in fase di concepimento.

    Hai mai percepito un po’ di scetticismo o di snobismo da parte degli addetti ai lavori?

    Sono stata fortunata perché le cose che ho proposto sono sempre piaciute molto, a chi più a chi meno, ovviamente, non si può piacere a tutti. Ad esempio, quando ho fatto la Panicucci e la D’Urso ho avuto un ritorno fortissimo dagli addetti ai lavori e dal pubblico; quando ho fatto la Pausini, invece, c’è stata un po’ di cattiveria, perché è un personaggio molto amato e quindi molto difeso. Per quanto riguarda i programmi, invece, siamo tutti bravi a giudicare quando siamo seduti davanti alla TV. Ad esempio, durante la prima puntata di Facciamo che io ero, leggevo dei tweet di massacro totale verso Virginia Raffaele, che, invece, ha fatto uno show da tanto di cappello; è una fuoriclasse. A volte la critica è anche un po’ gratuita, a volte c’è del livore, dell’invidia o il desiderio di voler fare del male nascondendosi dietro al tweet. Nel caso di Quelle Brave Ragazze, è facile dire abbiamo copiato tutti: è vero, non ci siamo inventati niente, però ci rifacciamo tutti a quel modello americano che negli Stati Uniti verrà fuori in un modo, in Italia in un altro.