Quando la fiction contraddice il regime: una serie sulla Shoah appassiona l’Iran

Il grande successo di una serie tv sull'Olocausto nell'Iran del negazionista Ahmadinejad

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    I protagonisti di Zero Degree Turn

    Nell’Iran di Ahmadinejad, strenuo sostenitore dell’inesistenza della Shoah, il programma televisivo di maggior successo è una fiction che parla proprio dell’Olocausto. Ogni lunedi sera gli iraniani seguono con passione e partecipazione Zero Degree Turn, una storia d’amore all’ombra della Tour Eiffel tra una giovane ebrea francese e un diplomatico iraniano che rischia la vita per salvare la propria donna. Un bel colpo per il Capo dello Stato in odore di regime.

    Habib, il protagonista della serie in 30 puntate (e sottolineiamo 30), è una sorta di Perlasca iraniano: lavora all’ambasciata iraniana nella Parigi occupata dai nazisti, si innamora di una giovane ebrea e fa letteralmente carte false per salvarla dai campi di concentramento, procurandole un visto per l’Iran. Un Iran molto diverso da quello che siamo soliti conoscere, è l’Iran degli anni ’40, dello scià Reza Pahlavi - ancora lontano dalla rivoluzione islamica del 1979 – che gli autori hanno ricostruito attentamente, così come hanno fondato la propria storia riprendendo le testimonianze di quanti furono salvati dai diplomatici iraniani in Francia e in Romania.

    Una fiction decidamente in controtendenza con le posizioni del Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, da sempre convinto che la Shoah sia un falso storico, concertato da Stati Uniti e dalla lobby ebraica per rafforzare e tutelare i propri interessi in Medio Oriente, e che Israele dovrebbe essere rasa al suolo. Una fiction che entusiasma il pubblico, che soprattutto nelle fasce più giovani non ha mai saputo molto delle persecuzioni naziste e della tragedia dei campi di concentramento.

    I telespettatori intervistati sono entusiasti del programma, “ben costruito”, “credibile”, “che restituisce la vera immagine dell’Iran contro la propaganda oscurantista dei media internazionali”, probabilmente troppo concentrata su Ahmadinejad, le cui posizioni negazioniste non trovano evidentemente grande eco nella popolazione. Del resto l’Iran accoglie la comunità ebraica più grande del Medio Oriente, seconda solo ad Israele. Nel video un assaggio della serie, che ci permette anche di fare qualche confronto stilistico con le nostre produzioni.

    Le contraddizioni non mancano, non c’è dubbio, anche perchè ci si domanda come sia possibile che la serie sia stata trasmessa e sia ancora in onda. Il regista, Hassan Fathi, ha lavorato alla sceneggiatura tra il 2000 e il 2004, prima quindi che venisse sollevata la “questione” dell’Olocausto da parte del presidente iraniano, ma la programmazione resta un mistero. In più, contravvenendo alle regole imposte dal “regime”, le protagoniste della serie vestono all’occidentale e non portano il velo, se non nelle scene ambientate in Iran. Insomma, un bell’esempio di libertà d’espressione.