Qualitel Rai, parlano gli autori e i personaggi tv

Qualitel Rai, parlano gli autori e i personaggi tv

Il Qualitel, sistema di rilevazione del gradimento dei programmi tv, dovrebbe entrer in funzione nel 2009 per i soli programmi Rai

da in Antonio Ricci, Attualità, Auditel, Maria De Filippi, Personaggi Tv, Pippo Baudo, Primo Piano, Programmi TV, Rai, Antonio Marano
Ultimo aggiornamento:

    Qualitel, parlano i personaggi tv

    Il Corriere della Sera dedica una pagina al prossimo avvento del Qualitel, sistema di misurazione del gradimento dei programmi della tv pubblica annunciato da tempo che dovrebbe debuttare nel 2009. Se Pippo Baudo e Renzo Arbore si mostrano entusiasti, ben diverso l’atteggiamento di chi la tv la fa a colpi di budget e piani editoriali, come il vice direttore della Rai, Giancarlo Leone, ma anche Antonio Ricci, Antonio Marano, direttore di RaiDue, e Maria De Filippi.

    Come funzionerà il Qualitel? Ogni giorno verranno intervistate 5.000 persone chiamate ad esprimere giudizi su una scala di valore articolata che dovrà restituire agli analisti il “gradimento della qualità del prodotto tv trasmesso”. A parte che potrebbe non bastare una vita per cercare di stabilire quale siano i criteri in base ai quali sia possibile definire la qualità (al di là delle solite considerazioni sui documentari e i programmi di ‘cultura’) il Qualitel sembra essere nato solo per gettare fumo negli occhi dei telespettatori e per rispettare, almeno formalmente, il principio di Servizio Pubblico della Rai.

    La pensa più o meno così il vice direttore della Rai, Giancarlo Leone, da sempre scettico su un’iniziativa voluta dall’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e come tale adottata dalla Rai. Una mossa politica più che aziendale, visto che, come ben sintetizza Leone, la qualità di un programma e di un’offerta tv su fa non tanto sui singoli titoli quanto sulla linea editoriale. E molto realisticamente i giudizi del pubblico potranno poco sulle scelte strategiche pluriennali dei piani editoriali della Rai, che devono sempre e comunque fare i conti con i budget a disposizione. “Credo si tratti più di un’operazione di immagine che di sostanza” chiosa Leone, che trova l’appoggio di Antonio Marano. Il direttore di RaiDue torna su un concetto caro a chi fa televisione, ovvero che lo strumento che il pubblico ha per stabilire la propria offerta è il telecomando. “Le rilevazioni Qualitel non incideranno sul palinsesto”, anche perchè la qualità è soggettiva. “Se chiedo ai telespettatori di Palcoscenico cosa pensano dell’opera trasmessa, l’80% risponderà con entusiasmo, ma non per questo metto Palcoscenico in prima serata”. Ovviamente bisogna prima vedere cosa ha visto il restante 98% del pubblico televisivo e su questo non possiamo che dargli ragione.

    La tv è un’industria e come tale deve far quadrare i bilanci: centro farlo con programmi di qualità (cos’è ancora non lo sappiamo) nobilita il prodotto. E’ questa la tesi strenuamente difesa da Pippo Baudo e Renzo Arbore che da anni chiedono un ripristino del vecchio Indice di Gradimento da Rai monopolista. “Baudo porta avanti la propria esperienza personale: “Non è vero che il pubblico vuole il trash, lo vedo con Domenica In dove parlo di poesia, di arte e di teatro. Qualità e quantità possono benissimo andare a braccetto”.

    Ma l’eccezione potrebbe semplicemente confermare la regola. Un attento osservatore delle dinamiche tv come Antonio Ricci sposa la teoria di Marano, assumendo toni decisamente più netti. “Vedo il Qualitel come un inutile baraccone: vedo in tv molte cose spacciate per essere di qualità e non lo sono. E’ il telecomando l’indice del Qualitel anche se poi in tv alcuni programmi, per quanto obbrobriosi, possono essere di stimolo” dice Ricci che usa come esempio Sanremo, che resta uno dei principali argomenti di discussione per l’Italia intera. “Il divertimento viene dal chiacchiericcio più che dal contenuto” sintetizza Ricci, che poi tira acqua al mulino della sua azienda, proponendo una versione ancora più rigida del target commerciale. “Andrebbero resi noti i risultati dell’Auditel fino a 50 anni: è l’unico modo per evitare la tv insegua modelli stantii e per evitare la fuga dei giovani”.

    In conclusione vale la pena di sentire anche l’opinione di Maria De Filippi, per molti (se non per tutti) regina del trash tv acchiappa-ascolti. La sua paura è che il discorso sulla qualità finisca per assumere i soliti toni ipocriti. “Se lo guardano pochi laureati allora un programma è di qualità, se lo vedono 6 milioni di persone allora è trash. Ma per raggiungere alte audience il pubblico dev’essere trasversale, dai laureati a chi ha studiato di meno”, dice Maria la Sanguinaria. “Altrimenti si finisce come nei sondaggi: tutti dicono che guardano documentari e poi i risultati Auditel rilevano un’altra realtà”.

    Ma cos’è la qualità tv? Resta una domanda senza risposta. Ci prova Aldo Grasso nell’editoriale di pagina: non è il documentario o la cultura a fare la qualità, ma la finezza. Un ingrediente che si ritrova anche in prodotti popolari come le fiction di oltreoceano, ma che non arriva nelle produzioni RaiFiction, ad esempio. Voi che ne pensate?

    870

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Antonio RicciAttualitàAuditelMaria De FilippiPersonaggi TvPippo BaudoPrimo PianoProgrammi TVRaiAntonio Marano