Programmi tv, in Europa si tira la cinghia. Via alle repliche

Programmi tv, in Europa si tira la cinghia. Via alle repliche

Che la tv sia in crisi non è un dato nuovo: i ridotti introiti pubblicitari stanno spingendo le emittenti a ridurre i budget per le trasmissioni 'originali' e a ricorrere sempre più a prodotti d'importazione e a repliche

    Tv Europee in Crisi

    Che la tv sia in crisi non è un dato nuovo: i ridotti introiti pubblicitari stanno spingendo le emittenti a ridurre i budget per le trasmissioni ‘originali’ e a ricorrere sempre più a prodotti d’importazione e a repliche. Un fenomeno che in Italia conosciamo benissimo.

    Fare tv costa, e molto: si sa, non è una novità, e in periodi di contrazione economica i palinsesti ne risentono. Più spazio alle repliche (che da noi regnano nei tre mesi estivi, fuori dal periodo di garanzia e meno renunerativi sul piano economico visto il ridotto bacino di telespettatori) più spazio ai prodotti d’importazione. Un ciclo che si ripete, inaugurato in Italia dall’avvento delle reti Fininvest all’inizio degli anni Ottanta, quando si gridò alla colonizzazione americana della ‘cultura’ e della ‘società’ italiana per lo sbarco di migliaia di ore di fiction made in Usa, materiale a basso costo che permise il lancio dei tre canali del Biscione e il riempimento dei palinsesti con l”inagurazione’ di nuove fasce di programmazione.

    Ora ci risiamo: una ricerca sugli investimenti delle emittenti tv europee per i programmi originali, Investment in original TV programming 2008-12, valuta che nel 2008 siano stati spesi 12 miliardi di Euro per la produzione di programmi ‘domestici’, ma che questa cifra sia destinata a ridursi notevolmente. Gli esempi non mancano: un po’ tutte le emittenti hanno dichiarato sostanziali riduzioni di budget per i prossimi anni, da Itv (UK) a Rtl, passando per TF1 (Francia), ProSiebenSat.1 (Germania) e la spagnola Antena 3. Del resto è notizia di non molto tempo fa la cancellazione da parte di Channel 4 (Uk) di Big Brother nell’ambito di un ridimensionamento del budget, che ha visto in due anni il taglio di 204 milioni di dollari.

    L’Italia non è da meno: la tendenza a riproporre programmi già visti, format consolidati, fiction di chiaro successo, con poche concessioni all’innovazione e la reiterazione stagione dopo stagione degli stessi contenuti (anche fictional) rientra non solo nella logica tv dell’eterno ritorno, della rassicurazione dei telespettatori (per natura tendenzialmente abitudinari, soprattutto nelle fasce più agée che costituiscono il nerbo del nostro ascolto tv), ma anche e soprattutto nella logica di ridurre notevolmente i margini di rischio.

    D’accordo con Mediaset per quest’anno nessuna novità, si sperimenta dal prossimo annoha detto Paolo Bonolis non più di tre giorni fa, alla presentazione della nuova stagione di Chi Ha Incastrato Peter Pan?, tornato in tv dopo 9 anni (quasi dieci anni!) di assenza. E fa specie in questo contesto il flop di Tutti Pazzi per la Tele, che al suo lancio, lo scorso anno, fu ‘campione’ di ascolti, per poi crollare miseramente alla seconda stagione.

    Come riportava un articolo de Il Mondo dello scorso luglio, Rai, Mediaset, Sky e La7 stanno chiedendo ai fornitori di cintenuti sconti del 10-20% persino su contratti già firmati. “La crisi si è sentita fin dall’inizio del 2009 – ha detto allora Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia – ma il 2010 sarà ancora più difficile: come produttori dovremo riuscire a comprimere i costi, soprattutto della fiction, portandoli a quelli dell’intrattenimento [100' di prodotto fictional costano circa 1.2 milioni di euro in media, n.d.r.]“.
    La fiction, quindi, non è esentata, anzi è il primo campanello di allarme, in genere: i palinsesti Rai e Mediaset sono di nuovo zeppi di fiction Usa, e non parliamo del day-time di Italia1 che negli anni ha visto ruotare molti titoli ma ha lasciato una struttura sostanzialmente identica. Si auspica il ricorso alla lunga serialità, come fu agli inizi degli anni Novanta, e intanto si assiste ad un massiccio ritorno della miniserie, prodotto più costoso e con minori rientri Auditel. Eppure proprio l’Auditel insegna che la fiction domestica si domostra nella maggior parte dei casi vincente sul piano degli ascolti: non si può in questo caso non citare L’Onore e il Rispetto 2, che ha mietuto vittime illustri nelle sue sei settimane di programmazione.
    Insomma lo stato della tv non è roseo e l’Europa è tutta sotto lo stesso cielo.

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