Programmi Rai: i 10 che hanno fatto la storia della TV

Programmi Rai: i 10 che hanno fatto la storia della TV

Programmi Rai: i 10 che hanno fatto la storia della TV

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    Per scegliere 10 programmi Rai che hanno fatto la storia della tv in Italia abbiamo idealmente ripercorso i 56 anni di storia della Rai, che ha iniziato le sue trasmissioni il 3 gennaio del 1954 con un’emozionata Fulvia Colombo che introduceva il pubblico alle meraviglie del nuovo mezzo (e che rivediamo in alto in una clip registrata nel 1964). Evidentemente non è semplice selezionare solo 10 programmi Rai che hanno fatto la storia della tv di Stato, ma ci abbiamo provato: seguiteci per conoscere (o ricordare) cos’era la tv prima (molto prima) del Grande Fratello.

    10 programmi Rai che hanno fatto la storia della tv: quella che segue non è propriamente una classifica, ma una passeggiata virtuale nella storia dei programmi Rai, tra le trasmissioni che hanno segnato la storia del costume, dell’intrattenimento, del varietà, a volte anche dell’informazione del nostro Paese. Erano lontani i tempi delle serie tv di Rai 4, dell’offerta digitale terrestre Rai, mentre i programmi di RaiDue andavano ancora sul Secondo Canale e i programmi di RaiUno erano quelli del programma nazionale.
    Un viaggio in rigoroso (o quasi) ordine cronologico.

    1. Lascia o Raddoppia?/Rischiatutto

    Come si fa a non partire da Lascia o Raddoppia? e dal grande Mike Bongiorno? Ispirato al format Usa The $64,000 Question, Lascia o Raddoppia? esordì sul Programma Nazionale sabato 26 novembre 1955 alle 21.00 e rimase in quella collocazione fino all’11 febbraio 1956: fu poi spostato al giovedì per le proteste dei locali, sempre inesorabilmente vuoti. Il programma terminò il 16 luglio 1959. In alto un estratto con la domanda sbagliata sul controfagotto al campione Degoli (notare Mike che dice “minuto intiero”). Menzione anche per Rischiatutto, partito sul Secondo Canale (poi approdato sul Programma Nazionale) nel febbraio 1970 e terminato il 2 maggio 1974. Il quiz, ispirato al successo Usa Jeopardy!, sarebbe dovuto tornare in tv su Sky (RiSkyTutto), ma l’improvvisa scomparsa di Bongiorno ha congelato definitivamente il progetto.

    2. Il Musichiere

    Domenica è sempre domenica: la sigla del Musichiere è rimasta nella memoria del pubblico italiano insieme al programma e al suo conduttore, l’attore Mario Riva, che inaugurò il programma il 7 dicembre 1957 (terminò il 7 maggio 1960, per un totale di 90 puntate). Ispirato a un format della NBC, Name That Tune, Il Musichiere si contraddistinse per il tono leggero, familiare – lontano dai ‘tecnicismi’ di Lascia o Raddoppia? – perfettamente incarnato da Riva, che inaugurò la ‘moda’ (mai abbandonata) delle due vallette. Momento topico della trasmissione l’arrivo dell’ospite, coinvolto nel gioco e costretto a cantare: in alto Fausto Coppi e Gino Bartali. Il Musichiere divenne anche un festival per giovani autori – oggi lo chiameremmo talent show – all’Arena di Verona. Fu qui durante le prove, il 21 agosto 1960, che Mario Riva cadde in una botola del palco lasciata inavvertitamente aperta: morì dopo pochi giorni e con lui scomparve anche Il Musichiere.

    3. Canzonissima

    12 edizioni per un varietà che ha fatto davvero la storia della tv e della musica italiana e che per primo è stato abbinato alla Lotteria Italia (allora Lotteria di Capodanno): in onda dal 1957 al 1974, anche Canzonissima può considerarsi un antesignano dei talent show, visto che il momento clou era la gara di canzoni abbinata alla lotteria, cui partecipavano big e giovani (tra cui Morandi e Ranieri) che si fecero così conoscere al grande pubblico. Canzonissima ha segnato il costume italiano: fecero scalpore il primo ombelico scoperto di Raffaella Carrà nell’edizione del 1970, condotta con Corrado, e il Tuca Tuca, lanciato sempre dalla Carrà l’anno dopo. Per avere un’idea di cosa era allora la tv, vi proponiamo in alto un estratto di Canzonissima ’70, con la Carrà e Corrado alle prese con Vittorio De Sica (impredibile!).

    4. Non è mai troppo tardi

    Lasciamo l’intrattenimento per ricordare una ‘trasmissione di servizio pubblico’ che ottenne un gran successo, creò un nuovo ‘divo tv’ ed è ancora citata e ricordata come modello di una Rai che non esiste più: parliamo di Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta, un vero e proprio corso di italiano per i tanti analfabeti che seguivano la tv (realizzato in collaborazione col Ministero dell’Istruzione), condotto dal maestro Alberto Manzi, che divenne in breve tempo uno dei personaggi tv più amati. Il programma iniziò 15 novembre 1960 e occupava la fascia preserale con un appuntamento quotidiano, dal lunedì al venerdì: ne furono realizzate 484 puntate fino al 1968. In alto la sigla di Non è Mai Troppo Tardi.

    5. Studio Uno

    Altro show storico del sabato sera, Studio Uno andò in onda tra il 1961 ed il 1966, per un totale di quattro edizioni. Il programma è tradizionalmente legato a Mina, che condusse la prima edizione del 1961 (11 puntate) e le ultime due, quelle del 1965 e del 1966. Rimasto nella memoria collettiva come modello di eleganza tv, per il suo studio essenziale e per la qualità di ospiti e contenuti, Studio Uno resta uno dei programmi più rimpianti della Tv italiana. Lanciò personaggi come Don Lurio, che curava le coreografie, e le Gemelle Kessler e vantò ospiti di pregio, che hanno lasciato camei che continuano ad essere replicati ancor oggi: basti pensare alle ospitate di Alberto Sordi che balla con le Kessler La Notte è Piccola per Noi, o Totò, che vi abbiamo proposto in alto.

    6. 90° Minuto

    Il calcio fa parte della vita degli italiani e trova una ‘consacrazione’ tv il 27 settembre 1970, con la nascita di 90° Minuto, programma domenicale dedicato alla giornata dei campionati di Serie A e B. A idearla Maurizio Barendson (che la condusse fino al 1976), Remo Pascucci e Paolo Valenti, il conduttore più amato che prese le redini del programma dal 1976 al 1990, anno della sua scomparsa. Si può dire che dalla morte di Valenti, la ‘rubrica’ ha perso progressivamente valore, complice anche l’arrivo delle pay tv satellitari e la frammentazione del campionato. Fu sospesa nel 2005, quando Mediaset acquistò i diritti degli highlights di serie A (ricordate Serie A – Il grande calcio, condotto prima da Bonolis poi da Mentana?) per poi tornare su RaiDue e RaiTre.

    Ma il ‘vero’ 90° Minuto resta quello di Valenti, quando i programmi di Rai Sport erano ancora di là da venire.

    7. Domenica In

    A proposito di domenica, come dimenticare il primo contenitore domenicale della tv italiana? Primo programma-fiume, con 6 ore di diretta, Domenica In nacque da un’idea di Corrado che ne condusse le prime tre edizioni, dal 3 ottobre 1976 al 6 giugno 1978: il programma passo poi a Pippo Baudo (che ne fu conduttore per 6 edizioni consecutive, da quella del ‘79/’80 a quella ‘84-’85, per poi tornare nel ‘91/’92, fino ai segmenti degli ultimi anni) e per Corrado fu uno dei maggiori dolori della sua carriera. Ma tra i conduttori del contenitore, prima di Mara Venier – a lungo signora della domenica Rai -, vale la pena ricordare Mino Damato e la sua mitica passeggiata sui carboni ardenti. In alto Corrado spiega, alla sua maniera, l’arrivo delle trasmissioni a colori, nel 1977.

    8. L’Altra Domenica

    Considerata erroneamente la risposta del canale ‘giovane’ della Rai al contenitore istituzionale della domenica pomeriggio, L’Altra Domenica nasce nel marzo 1976 e va in onda fino al luglio 1979. Ideata e condotta da Renzo Arbore, fu un vero e proprio choc per il pubblico abituato ai programmi compassati della tv di Stato. Ad animarla personaggi come Roberto Benigni (L’Inno del Corpo Sciolto resta un must, oggi lo casserebbero in un nanosecondo!), Andy Luotto, Mario Marenco, Isabella Rossellini e Milly Carlucci. Fu anche il primo programma Rai con telefonate in diretta per partecipare a surreali quiz, pratica poi ‘sdonagata’ ufficialmente con ‘il gioco dei fagioli’ di Pronto Raffaella? (1983). In alto un estratto de La Storia siamo Noi dedicato al programma. Menzioni speciali anche per Quelli della Notte e Indietro Tutta, che meriterebbero di stare in classifica: una top ten non basta.

    9. Portobello

    Altro antesignano di format ormai abusati, Portobello è ricordato come il primo vero people show della tv italiana. Ispirato al mercatino di Portobello Road a Londra, il programma, ideato e condotto da Enzo Tortora, era di fatto una sorta di bazaar in cui i partecipanti potevano vendere o cercare oggetti e idee, presentare invenzioni e brevetti: una galleria che restituì al Paese un pezzo di sé e che il pubblico tv amò per anni. Corredato dal pappagallo Portobello (oggetto di un gioco semplice ma appassionante, che vide centinaia di persone impegnate nel farlo parlare) e da uno spazio, Dove Sei?, seme dei successivi Carràmba e C’è Posta per Te, Portobello andò in onda sul Secondo Canale dal 1977 al 1983. La vicenda giudiziaria (del tutto assurda) che vide Tortora coinvolto per traffico di droga su segnalazioni di alcuni pentiti di Camorra portò all’interruzione del programma, che fu ripreso per una sola stagione nel 1987. In alto la sigla.

    10. Fantastico

    Da molti considerato l’erede di Canzonissima, visto che al programma fu da subito abbinata la Lotteria Italia, Fantastico ha attraversato due decenni chiave della storia del costume e della tv italiana. Una prima edizione andò in onda nel 1979, poi fu trasmesso ininterrottamente dal 1981 al 1991, per un totale di 13 stagioni. Ha visto alla conduzione un po’ tutto il ‘gotha’ dello spettacolo italiano: da Loretta Goggi a Corrado e Raffaella Carrà , da Gigi Proietti a Pippo Baudo (da Fantastico 5 a Fantastico 7, per poi tornare all’11ma edizione), passando per Adriano Celentano (1987, Fantastico 8). Ma la storia di Fantastico passa soprattutto per le sue sigle: da Disco Bambina del primo Fantastico (1979) a Crilù (1984) passando per Cicale (1981), tutte di Heather Parisi); ma ci sono anche Carletto di Corrado (1982), Ballo Ballo di Raffaella Carrà (1983), Sugar Sugar (1985) di Lorella Cuccarini. Per non fare torto a nessuno abbiamo scelto la prima, Disco bambina, del 1979.

    10 bis. La diretta di Vermicino

    Ci sia concesso uno strappo alla top ten, ma non si può ignorare l’evento che ha cambiato per sempre il rapporto tra il pubblico e l’informazione. Parliamo della tragedia di Alfredino Rampi, un bambino di 6 anni caduto in un pozzo artesiano a Vermicino nel tardo pomeriggio del 10 giugno 1981. Appresa casualmente la notizia, un giornalista del Tg2 si reca sul posto, seguito nella mattinata successiva da una troupe del Tg1 che non smetterà più di trasmettere in diretta lo strazio di un tentato salvataggio che si trasformò in tragedia dopo 18 ore di trasmissione che le reti Rai si palleggiarono a staffetta. Chi c’era non dimentica, chi non sa di cosa si stia parlando guardi l’estratto da La Storia siamo noi: per rapporto la ‘morbosità’ sul caso Scazzi è una bazzecola.

    Questi i 10 programmi Rai che hanno fatto la storia della tv di stato: molte le omissioni, senza dubbio, ma 10 resta un numero ‘simbolico’. Ciascuno può idealmente completarla o rielaborarla come meglio crede,tanto più che non considera un genere assolutamente dominante nella storia della Rai come la fiction, recentemente oggetto di un post speciale, una guida alle migliori produzioni di Rai Fiction di tutti i tempi. Ovviamente aspettiamo le vostre integrazioni e, perché no, le vostre classifiche.

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