Processo Ruby: Belén Rodriguez e Barbara D’Urso si difendono dalle accuse

Processo Ruby: Belén Rodriguez e Barbara D’Urso si difendono dalle accuse

Belen Rodriguez e Barbara d'Urso smentiscono le recenti affermazioni sulle famose cene di Arcore a casa di Silvio Berlusconi, rilasciate da Ruby Rubacuori ai magistrati

    Nuova puntata del Rubygate, intreccio fatto di politica e spettacolo. Come sempre protagonista è l’ex premier Silvio Berlusconi accanto al quale spuntano nomi di Belén Rodriguez e Barbara D’Urso. Negli ultimi giorni alcuni siti, come Il Fatto Quotidiano e l’Espresso, hanno pubblicato la motivazione della sentenza con cui il Tribunale di Milano, lo scorso giugno ha condannato il leader politico a sette anni di carcere per concussione e prostituzione minorile.

    Dalle dichiarazioni di Karima El Mahroug, riprese dal Fatto Quotidiano e L’Espresso, si afferma quanto in realtà le famose cene non fossero proprio incontri eleganti. Nello specifico si parla di una cena risalente al 14 febbraio 2010: “Ci siamo recati tutti in una sala del piano inferiore, dove si è tenuto il bunga bunga. Io ero tranquilla in quanto sapevo che Lele Mora aveva garantito la mia estraneità a qualsiasi prestazione sessuale. – racconta Ruby, ormai da più di tre anni al centro dei riflettori -Nel Bunga bunga le ragazze erano completamente nude ed alcune (Barbara D’Urso, la Carfagna, la Yespica, la Rodriguez, la Faggioli e altre che non ricordo) si masturbavano e altre facevano contestualmente “petting” (Marincea, Amanda Del Valle, anche la Rodriguez). Berlusconi, vestito in maniera elegante (giacca e cravatta) era l’unico uomo presente e assisteva. A un certo punto ricordo di averlo visto intento a leccare i genitali di Sara Tommasi”. Inoltre, quella sera Ruby dormì ad Arcore e la sua narrazione prosegue così: “Ero in una stanza prospiciente quella dove si ritirarono insieme il predetto Berlusconi, Belen Rodiguez, Nicole Minetti e Barbara Faggioli. Animata dalla curiosità poco dopo mi alzai per spiare all’interno della stanza la cui porta non era chiusa a chiave. Io l’aprii appena e potetti vedere la Minetti che praticava un rapporto orale a Berlusconi mentre lo stesso leccava i genitali della Rodriguez, mentre la Faggioli era intenta a ballare nuda”.

    Queste dichiarazioni hanno provocato nuovo scalpore, considerata la fama delle protagoniste della vicenda. Ma Belén Rodriguez e Barbara D’Urso, tra l’altro solo qualche mese fa “avversarie” riguardo la vicenda del matrimonio della moglie di Stefano De Martino, sono subito passate ai fatti annunciando provvedimenti legali. La prima a diffondere una nota è stata l’argentina che, tramite i suoi avvocati, smentisce seccamente il racconto fatto da Ruby. “La signora Belen Rodriguez intende precisare e ribadire quanto già dichiarato, a suo tempo, avanti al magistrato.

    – si legge nella nota -Non ha mai preso parte a tali festini o cene e si riserva di adire la magistratura contro chiunque diffonda tali false notizie. La signora Rodriguez precisa di aver già conferito mandato al suo legale di agire contro coloro che hanno diffuso tali notizie”.

    La conduttrice di Pomeriggio 5 e Domenica Live non è restata con le mani in mano e ha diramato a sua volta un comunicato stampa, anch’esso redatto dai suoi legali che recita: “Barbara d’Urso, ancora una volta, respinge sdegnata ogni accostamento del proprio nome al Rubygate. Come è noto a tutti gli organi di stampa, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato delegato dal PM Boccassini, aveva escluso sin dal marzo 2011 la presenza di Barbara d’Urso nelle circostanze di tempo e di luogo riferite da Karima El Mahroug. Ciò è avvenuto a seguito di indagini intese a verificare l’attendibilità della giovane marocchina, che riguardo alla persona di Barbara d’Urso ha evidentemente detto il falso”. E ancora: “Appare dunque strumentalmente diffamatoria l’estrapolazione dalle motivazioni della sentenza del processo Ruby di uno stralcio di verbale, reso dalla El Marhoug, del quale era già nota da tempo la falsità. D’altra parte, con riferimento al falso coinvolgimento della d’Urso nel Rubygate, già il Tribunale di Varese (nello scorso mese di agosto) ha emesso sentenza di condanna al risarcimento del danno, rilevando che sin dal 14 marzo 2011 le investigazioni della polizia avevano smentito le dichiarazioni di Ruby e consentivano di affermare che al momento della pubblicazione della notizia le indagini erano già ad uno stadio successivo e gli accertamenti esperiti sulle utenze della d’Urso ne avevano già escluso la presenza ad Arcore in concomitanza con la presenza di El Mahroug Karima. Ne consegue che la notizia pubblicata dal quotidiano non può considerarsi veritiera”.

    In difesa delle due donne è sceso anche Lucio Presta che ha così tweettato: “Volgare riprendere stralci di deposizioni false, ampiamente verificate e già dimostratesi inattendibili. Solidarietà a Barbara d’Urso e Belen”.

    tweet rubygate presta

    C’è comunque da precisare che nonostante la sua testimonianza i giudici non hanno creduto alla versione di Ruby e la testimonianza si legge nel testo, a pagina 180: “pur potendo essere poste legittimamente a fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, non sono assistite da alcuna presunzione di credibilità, soprattutto quando, nella specie, la dichiarante abbia reso diverse versioni nel tempo in contrasto tra loro”. L’attendibilità soggettiva della El Mahroug si scontra, in alcuni casi, con reiterate enfatizzazioni o con le sovrapposizioni di particolari di contorno non riscontrati e, in altri casi, con dettagli non veritieri”.

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