Pippo Baudo punge la tv della Lotteria Italia: ‘Mi deprime. Premi con cotolette e fagioli’

Pippo Baudo fiume in piena contro la tv che porta la Lotteria Italia abbinata a cotolette e pasta e fagioli

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    Pippo Baudo proprio non lo vuole capire che se vuole ritornare davvero ai fasti di un tempo deve cambiare: da criticone e fondatore di talenti deve diventare cadetto del servizio pubblico, così da avere finalmente quel meritato (?) programma. In una lunga intervista, oggi al quotidiano La Nazione, il conduttore siciliano si è concesso su più fronti, non senza polveroni e polemiche.

    Stasera, su Rai1, va in onda lo speciale Lotteria Italia de La Prova del Cuoco con Antonella Clerici; Pippo Baudo ci ha tenuto a dire la sua non senza togliersi qualche sassolino dalla scarpa:

    «Onestamente, a me l’idea che i premi siano abbinati a una cotoletta o a un piatto di pasta e fagioli, mi deprime. Due anni fa mi hanno anche invitato. Mi sono trovato malissimo. Così, non ha più senso».

    Per l’ex marito di Katia Ricciarelli, la Lotteria Italia in tv più senso l’aveva ai suoi tempi, quando veniva abbinata a programmi come Canzonissima e/o Fantastico, quando si disponeva – dice – di ospiti importanti e di autori ‘pensanti’:

    «Partivamo con 500 milioni di lire come primo premio. Poi, siccome si vendevano molti biglietti, ogni volta mi presentavo e dicevo: il premio è salito a 750 milioni. E poi è salito a un miliardo, e poi è salito a 2 miliardi. Perché, di anno in anno, la Lotteria era diventato l’appuntamento principale».

    Insomma, altri tempi, in cui non c’era l’ossessione degli ascolti – spiega – ma in cui il gradimento del pubblico era piuttosto evidente e non solo per le scelte autoriali che si compivano:

    «Non c’era l’Auditel, ma arrivavamo tranquillamente ai 18-20 milioni di telespettatori». Un evento come il Festival di Sanremo? «Esattamente uguale. Era un evento clamoroso».

    Un decalage da ricondurre solo alla presunta mancanza di idee degli autori tv? E’ vero, talvolta nei programmi si moltiplicano senza risultati così positivi. Ma non è colpa della crisi economica?

    «Non è un problema di soldi. Non ci sono più gli autori, purtroppo. Perché sono diventati tutti dei copiatori. Oggi gli autori non fanno altro che copiare format stranieri e adattarli all’Italia. Non inventano niente. (…) Troppo facile prendersela con la mancanza di soldi. Dipende dal materiale umano. Se hai una bella idea, originale, puoi fare il più grande spettacolo con pochissimi soldi».

    Insomma, il solito Pippo Baudo che proprio non demorde in critica verso colleghi e contenuti della scatola mediatica. Atteggiamento – lo ricorda lui stesso – che ancora oggi gli porterebbe difficoltà nell’avere un programma tutto suo, dopo l’esperienza senza infamia e senza lode de Il Viaggio su Rai3.

    Soprattutto in passato, non gli portò così bene: sin da Fantastico e lo scontro con l’allora presidente della Rai, Enrico Manca che aveva definito i suoi programmi ‘nazional-popolari’:

    «E’ una cosa che pagai a caro prezzo perché poi passai e Berlusconi e non andando d’accordo con Berlusconi, me ne sono andato, pagando una penale pazzesca. (…) Poi sono stato un anno e mezzo in attesa che la Rai mi richiamasse».

    Insomma uno ‘spirito’ tv (troppo) libero?