Pippo Baudo: “Il pubblico tv va rieducato”

Pippo Baudo: “Il pubblico tv va rieducato”

Pippo baudo lotta per una rieducazione del pubblico televisivo, abituato ad una certa offerta del sabato sera di scarsa qualità

    Pippo Baudo

    Pippo Baudo non si aspettava una sconfitta così bruciante per il suo Serata d’Onore, ‘umiliato’ per tre settimane di fila dalla corazzata C’è Posta per Te. Ma non demorde e contrattacca: “C’è bisogno di una rieducazione del pubblico: quello del sabato si è affezionato a un certo tipo di prodotto, ma la Rai deve proporre cose diverse che devono tener conto non solo degli ascolti, ma della qualità“.

    Pippo Baudo, il moralizzatore. Pur scottato da tre settimane di sconfitte per Serata d’Onore, non ammaina bandiera bianca ma continua a battagliare sotto il vessillo di una missione da compiere, rieducare il pubblico televisivo, ormai abituato a programmi di scarsa qualità offerti dalla concorrenza. Una missione che deve essere anche quella della Rai, “altrimenti viene meno la sua missione di servizio pubblico” dice Pippo.
    E’ un po’ questo – certo accentuato – il senso della sua intervista al Corriere della Sera: stanco delle critiche al suo programma, etichettato come dèmodè e non al passo con i tempi, Pippo Baudo passa al contrattacco. Quel 12% di share medio raccolto dalle prime tre puntate di Serata d’Onore rappresentano certo uno smacco per il Pippo Nazionale, che per la prima volta (almeno a nostra memoria) ha rischiato seriamente la cancellazione dal palinsesto: di certo i risultati fin qui ottenuti fanno rientrare il suo ‘varietà’ del sabato sera nel novero dei pochi flop dell’autunno 2008 della Rai.

    E dire che lui il sabato non lo voleva: ha deciso di seguire il destino di Volami nel cuore (lo show condotto da Pupo ed Ernestino Schinella) perchè spinto dall’Azienda. Ma la sua è una dura lotta contro la perdita del senso del bello che sta segnando, a suo avviso, l’offerta tv.
    Pippo, come sempre, difende la sua creatura: “Non lo dico per presunzione, ma questo programma l’ho analizzato e rovesciato: a parte motivi tecnici non ho trovato niente che non avrei rifatto“. Piuttosto, sostiene Pippo, “c’è bisogno di una rieducazione del pubblico.

    Non penso a interventi nazisti in stile Grande fratello di Orwell, ma qualcosa va coraggiosamente fatto: si sta perdendo il senso del bello” e il riferimento va subito ai reality e in generale ai programmi in cui la gente comune diventa personaggio, “o dove la gente famosa viene messa alla gogna” di cui Pippo dive di avere “paura” soprattutto per le ripercussioni che possono avere suoi partecipanti. “Ho paura della gente comune che pensa che partecipando a queste trasmissioni si diventi famosi” ribadisce Pippo, “il calzolaio deve fare il calzolaio“.

    Per quanto riguarda gli ascolti e i numeri, Baudo auspica l’arrivo del Qualitel e, come suo costume, non si scoraggia: “Sono in buona compagnia. Consdieriamo la fiction su Paolo VI: su 28 milioni di telespettatori che costituiscono il bacino tv solo 5 hanno scelto di vedere un’opera colossale così importante. So che la mia tv è perdente, ma sono un romantico e spero in un’inversione di tendenza. Toccato il fondo, magari si risale“. Ci proverà sabato, con la serata dedicata alla lirica, e la prosima settimana con un resconto della storia recente.
    Chissà che l’Auditel, questo strumento infernale, non lo consoli.

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