Pinocchio torna in tv

Pinocchio torna in tv

A 37 anni dalla prima trasposizione tv torna Pinocchio: la miniserie in due parti va in onda stasera e domani alle 21

    A 37 anni dalla prima trasposizione tv torna Pinocchio, in una versione liberamente tratta dalla fiaba di Collodi, che diventa un personaggio interpretato da Alessandro Gassman. La miniserie in due parti va in onda stasera e domani alle 21.10 su RaiUno: l’eredità è pesante, la concorrenza pure, visto che lunedì si scontra con il Grande Fratello 10.

    La fiaba del burattino che si trasforma in un bimbo torna in tv a 37 anni dalla prima trasposizione tv firmata da Luigi Comencini e con l’indimenticabile Nino Manfredi nelle vesti di Geppetto. Più di una generazione è cresciuta con quella miniserie (all’epoca ancora denominata genericamente sceneggiato) e ora sarà complicato trovarsi di fronte a una nuova versione, di certo ‘aggiornata’ non solo per le risorse tecniche ora disponibili ma anche in virtù di una riscrittura che cerca di smarcarsi dall’eredità del predecessore. La prima e più evidente ‘novità’ consiste nell’introduzione del narratore diegetico, che assume il ruolo dello stesso Collodi interpretato da Alessandro Gassman. Si inserisce un tocco di ‘realtà’ verosimile in questa versione, definendo una sorta di ‘prequel’ alla nascita della fiaba che ha avuto nella sua storia il maggior numero di trasposizioni e adattamenti: gli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Carlo Mazzotta immaginano che a spingere Collodi a raccontare la favola del burattino sia l’incontro, nella Toscana della fine dell’Ottocento, tra Collodi e un falegname ormai solo, senza più moglie e figli, di nome Geppo. Pinocchio nasce, quindi, come un omaggio ‘concreto’ alla solitudine di un uomo, come un tentativo di ridare speranza e sorriso a una disperazione dignitosa.

    Un’operazione rischiosa, che finisce – già nelle intenzioni – per ancorare una fiaba a una possibile realtà. La scelta degli autori determina di per sé un minimo di cortocircuito di genere: la fiaba in quanto tale è agitata dalla fantasia, pur mantenendo nella sua natura riferimenti continui alla ‘realtà’ presentandosi quasi come un manuale di istruzioni sulla vita rivolto in primis ai più piccoli, con importanti riverberi anche sugli adulti.

    Rinsaldare ancor di più la fiaba a un periodo e a una verosimile origine potrebbe finire con il ‘depotenziare’ la portata fantastica ed educativa di un testo come quello di Collodi, che ha conosciuto una fama più che internazionale, trans-culturale.

    Ovviamente attendiamo di vederlo, ma siamo certi che con un doppio modello così ‘pesante’ (il testo narrativo e il primo testo audiovisivo) il rispetto per la storia sia stata una delle preoccupazioni principali in questa trasposizione che si avvale di un cast internazionale e a prima vista ben amalgamato. A interpretare Geppetto troviamo Bob Hoskins, Luciana Littizzetto è il Grillo Parlante (riferimento extra-tesuale intrigante che però potrà essere colto solo dai telespettatori italiani), Violante Placido riveste il ruolo che fu di Gina Lollobrigida, ovvero quello della Fata Turchina, Toni Bertorelli e Francesco Pannofino sono Il Gatto e La Volpe (già interpretati da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia), mentre Pinocchio è il 14enne Robbie Kay. La regia è di Alberto Sironi, mentre la produzione è della Lux Vide.
    Noi però vi lasciamo con la sigla dell’edizione del 1972: siamo sincerti, non eravamo nati, ma siamo cresciuti comunque con questa versione. Fare confronti è ingiusto, lo sappiamo, ma la nostalgia è difficile da combattere.

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