Rai, il Piano Industriale di Lorenza Lei non convince la Vigilanza

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    Lorenza Lei

    Mercoledì scorso, 18 gennaio, il direttore generale Lorenza Lei ha presentato alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai il Piano Industriale messo a punto per il triennio 2012-2014: uno strumento necessario per riorganizzare risorse economiche e umane della Tv di Stato e per perseguire l’obiettivo del risanamento delle casse di Viale Mazzini, da qualche anno drasticamente in rosso. Nonostante le rassicurazioni sulla strategia editoriale e sulla decisione di non licenziare nessuno, la Commissione di Vigilanza sembra volere qualcosa in più, maggior qualità e più credibilità.

    Partiamo dalla sintesi di quanto esposto da Lorenza Lei alla Vigilanza Rai qualche giorno fa:i punti forti della Rai del prossimo triennio sarebbero l’informazione, con particolare riferimento al canale all news, e l’intrattenimento. L’obiettivo della Lei è ‘il rilancio della distintività di Rai quale azienda di Servizio Pubblico e l’avvio di una nuova fase si sviluppo che guarda al rinnovo nel 2016 della Concessione‘. Una ‘distintività che passa per una ‘chiara riconoscibilità dell’offerta, articolata in un ampio bouquet di canali gratuiti generalisti e specializzati; forte coerenza interna dei singoli canali, in termini di contenuti e di fasce di pubblico target; spostamento dell’attenzione dalla performance dei singoli canali a quella complessiva del Gruppo‘.

    Nello specifico, per quanto riguarda l’intrattenimentola Rai deve tornare a svolgere un ruolo maggiormente attivo nelle fasi di scouting, ideazione e sviluppo del prodotto, rafforzando le competenze interne e valutando sinergie industriali‘. Nell’intrattenimento è ovviamente inclusa la fiction, genere di punta dell’offerta di Viale Mazzini, definito dal DG ‘un genere fondamentale per la comunicazione dei valori del sistema-Paese in un mondo sempre più’ globale e la potenzialità internazionale va ricercata sin dalle fasi progettuali anche attraverso co-produzioni internazionali‘. L’intenzione è quella di ‘presidiare ed incrementare il ruolo editoriale verso i produttori in termini di contenuto e linguaggio e valutare di estendere ad altre produzioni il modello implementato per Un Posto al Sole‘. Beh, considerate le magagne emerse su Agrodolce speriamo che non si verifichino altre situazioni del genere.

    Per quanto riguarda l’informazione, si punta a ‘uno sviluppo dell’assetto editoriale, organizzativo e produttivo dell’offerta informativa tv e web‘, con l’ipotesi di ‘integrare le testate giornalistiche Rai News e Televideo al fine di creare un polo all-news in grado di presidiare più efficacemente e in modo più efficiente l’informazione di flusso nei suoi vari formati (testo, immagini e video) sulle differenti piattaforme distributive (tv, teletext, web e device connessi). Il polo all news potrà sviluppare una nuova e più’ intensa forma di collaborazione con la testata TGR per seguire gli accadimenti territoriali di rilievo nazionale‘.

    Per implementare tutto questo, la Rai non rinuncerà però alle sue risorse umane: ‘Non lasceremo indietro nessuno‘, ha detto la Lei, differenziandosi così da altre emittenti pubbliche europee, come la BBC ‘che hanno drasticamente ridotto il numero dei dipendenti a favore dell’investimento in tecnologia e sul prodotto‘.

    Insomma, per Lorenza Lei ‘la Rai è un’azienda sana‘, che ‘ha mantenuto la leadership nell’offerta generalista e l’ha incrementata in quella digitale‘. Ma il presidente della Commissione, Sergio Zavoli, chiede un maggior impegno sul fronte del recupero della ‘credibiltà’: certe scelte editoriali, legate soprattutto a molti programmi di informazione e a molti personaggi ‘sgraditi’ al precedente governo chiusi o trasferiti altrove – con discreti danni sul piano dell’Auditel – hanno di certo minato l’immagine della Rai. Bisogna porvi rimendio, così come diversi parlamentari – soprattutto di area di centrosinistra – spingono per una riduzione degli stipendi dei dirigenti e delle star della rete, che portano a casa cachet di gran lunga superiori a quelli delle principali cariche istituzionali italiane. Beh, una polemica, questa, che ci sa di ‘rivalsa’ di fronte ai tanti attaccho verso i privilegi dei politici. Intanto il richiamo di Zavoli alla credibilità editoriale ci sembra significativo, così come la necessità di una piena valorizzazione commerciale della propria offerta, dopo le denunce sulla condotta della Sipra negli ultimi anni.

    Rilevante anche la necessità di una nuova ‘gestione’ della Tv di Stato. Monti ci sta lavorando, Viale Mazzini trema.