Piano industriale Rai, da tagliare 3600 dipendenti in tre anni?

Piano industriale Rai, da tagliare 3600 dipendenti in tre anni?

3600 licenziamenti nel piano industriale della Rai per il 2008-2010

    Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon

    Conto alla rovescia per la presentazione al CdA Rai del Piano Industriale per il triennio 2008/2010: il prossimo 9 gennaio il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, dovrebbe discutere con il Consiglio il taglio di 3600 dipendenti, necessario, a quanto pare, per far quadrare i bilanci. Ma la Rai smentisce.

    Del nuovo piano industriale avevamo parlato in un articolo di ottobre, ma all’epoca non si era fatto cenno di tagli del personale, assolutamente esclusi, quanto, piuttosto, ad un’oscura manovra di “gestione delle dinamiche dei costi“. L’ipotesi licenziamenti era stata fermamente negata anche sull’onda delle polemiche sorte in Gran Bretagna per l’annuncio del taglio di 1.800 lavoratori della BBC e che aveva messo in preallarme i dipendenti della tv di Stato. Si potrebbe dire, ora, che avevano ragione di preoccuparsi, visto che si parla del doppio dei licenziamenti per la Rai.

    La parola d’ordine del Piano Industriale, ribattezzato prontamente La dieta del Cappon, è “contenere i costi” e la prima leva sembra essere proprio quella della riduzione del personale, una mannaia che colpirebbe un po’ tutte le categorie, dai manager ai giornalisti, dagli operai alle manovalanze. Come scrive Antonio Castro in un articolo di Libero Mercato (riproposto da Digital Sat), si prevede il prepensionamento per circa 40 dirigenti, almeno 33 giornalisti di alto grado (tra dirigenti assimilati con il grado di vicedirettore, direttori ad personam, capistruttura) e 125 giornalisti delle testate e delle strutture di rete. Il grosso, però, è costituito dai tecnici: in almeno 220 lasceranno la Rai nei prossimi due anni, cui si aggiungeranno, successivamente, altri 400 impiegati e circa 280 operai.

    L’obiettivo è quello di tagliare almeno 1.098 lavoratori a tempo indeterminato in 24 mesi. Complessivamente, però, i tagli dovrebbero riguardare 3.600 dipendenti, circa un terzo degli attuali 11.000 sul libro paga dell’Azienda.
    Contemporaneamente si parla di un “ritoccodel modello produttivo e dei palinsesti, per ridurre le quote di “fuori orario” e i conseguenti costi aggiuntivi, così come si prevede un freno per gli straordinari, per i “premi produzione” e per le promozioni, il cui budget verrà tagliato del 20%.

    Altra manovra per il mantenimento dei costi la “cancellazionedel personale tecnico di supporto per le testate giornalistiche: scompariranno progressivamente montatori, fonici ed operatori, con l’obiettivo di formare i giornalisti per far sì che siano totalmente autonomi e capaci di realizzare in toto il proprio servizio. Un modello già adottato da RaiNews24, in cui ciascuna “firma” si occupa di tutti gli aspetti tecnici necessari per realizzare un pezzo da mandare in onda: questa manovra, però, presuppone un minimo di “formazione” per fornire a tutti gli strumenti necessari alla realizzazione del proprio lavoro.

    La Rai, però, smentisce categoricamente con un comunicato stampa nel quale si legge che “Il Piano Industriale Rai non prevede alcun esubero tanto meno delle dimensioni riportate, ma prevede piuttosto - come del resto è stato illustrato dal Direttore Generale Claudio Cappon sia alla dirigenza aziendale, sia alla stampa – una forte razionalizzazione dei costi di produzione, del personale e di contenimento delle spese accessorie, per evitare, questo sì come è detto nell’articolo, che “fra 3 anni la Rai viva una transizione traumatica”.

    Una situazione che si profila ben peggiore di quanto le pur nere previsioni avevano fatto intuire, ovvero il possibile rosso di 494 milioni di Euro che verrebbe toccato nel 2010 con la gestione attuale e che Cappon cerca di “contenere”. Un passaggio che non mancherà di suscitare grandi lotte sindacali e agitazioni tra i dipendenti della Rai, che da Mamma si sta trasformando in matrigna. Si avvicina un serio progetto di privatizzazione.

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