Per gli eroici “fighetti” di La7 una stagione di lacrime e sangue

Per gli eroici “fighetti” di La7 una stagione di lacrime e sangue

La 7, la Tv dei Fighetti si prepara alla resistenza

    Il Palinsesto La7 dello scorso anno

    La seconda rivoluzione di La7 (la prima risale al 2001) tiene banco sui giornali italiani al pari dei nuovi palinsesti Rai, se non di più. Osannata dalla critica per la capacità di osare e di offerire un palinsesto senza ammiccammenti nazional-popolari, La7 è ora in cerca di se stessa, con i bilanci da risanare e un cambio di vertice intenzionato a resettare una rete che ha conquistato in breve tempo autorevolezza e prestigio. Ma la tv dei fighetti, così ribattezzata dal nuovo a.d. Giovanni Stella, non rende e ora si corre ai ripari.

    Chi non vuole arrendersi all’ineluttabile è Marco Paolini, autore, attore e regista teatrale, che con le sue pièce uniche, in diretta fiume senza spot, ha regalato a La7 dei veri record d’ascolto nella scorsa stagione tv. Come dimenticare 1.200.000 telespettatori che il 30 ottobre 2007 seguirono Il Sergente, tratto da “Il Sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern (recentemente scomparso) e il milione (scarso) di telespettatori che si lasciarono affabulare da Album d’Aprile, spettacolo dedicato al rugby e alla provincia italiana che inaugurò il Torneo delle Sei Nazioni. Numeri che impallidiscono di fronte agli ascolti e agli share dei colossi Rai e Mediaset, ma che furono una vera manna per la piccola La7, da sempre schiacciata in una nicchia dovuta anche alla scarsa penetrazione del segnale tv, ancora assente in molte parti d’Italia. Ma Paolini non molla, dicendosi pronto a ‘regalare’ altre serate evento alla rete, a costi evidentemente bassi. Un omaggio al coraggio di una tv che ha scelto una linea editoriale ben precisa, forse econonomicamente sovradimensionata ma sicuramente di qualità.

    Fatto sta che nonostante Markette, Crozza Italia Live, Exit, Tetris, Invasioni Barbariche, Otto e Mezzo, La7 non è riusciata a trovare il suo break-even, il suo punto di equilibrio tra costi e ricavi. 90 milioni di euro persi all’anno, con una media del 3% di share, non sono cifre da permettere sonni tranquilli anche al più stoico dei dirigenti. E così si pensa a contenere i costi, tagliando i compensi delle star e dei programmi e improntando un’offerta più popolare e meno up level.

    Ma non tutto è perduto: il nucleo storico di La7 lancia un messaggio chiaro gettandosi anima e corpo in una “resistenza” che ha dell’eroico.

    Oltre all’offerta di Marco Paolini vanno annoverate le decisioni di molti volti noti della rete che hanno deciso di non abbandonare la ‘nave che affonda’ cercando, al contrario, di remare con tutte le forze per garantirne il galleggiamento. E così per un Chiambretti che chiude Markette (troppo caro per la terza serata, ancor più caro se trasferito in prima) c’è un Maurizio Crozza che ripropone il suo show; per una Bignardi che mantiene in vita per contratto Le Invasioni Barbariche fino a dicembre (per approdare nel 2009 a RaiDue a meno che non si riesca a trovare un accordo per scindere il contratto anticipatamente) c’è un Gad Lerner che, fedelmente, torna con L’Infedele; infine per un Giuliano Ferrara che ha abbandonato La7 dopo le elezioni, resiste Ilaria d’Amico con il suo Exit. Senza dimenticare Antonello Piroso che resta alla guida delle news.

    L’esempio dei tanti ‘partigiani’ sembra far cadere sui transfughi l’aura dei traditori, ma questa lettura non è poi così corretta. La7 sta facendo di tutto per tenere con sè Chiambretti, restio a rinunciare a quella liberta che Antonio Campo Dall’Orto gli aveva sempre garantito. Il problema sta appunto nel capire se, al di là dei soldi, anche questa ‘libertà’ non venga inserita nelle voci di bilancio. La7 ha preparato per Chiambretti un’offerta più ampia, che lo vedrebbe non solo conduttore ma anche autore di diversi appuntamenti nel palinsesto. Ma la copertura Campo Dall’Orto quella no, non è più prevista. Del resto un amministratore delegato che definisce la propria rete una tv di fighetti non sembra proprio un inizio incoraggiante. Ma tant’è, bisogna tagliare i costi e rilanciare la rete: questa la mission affidata da Telecom Italia al nuovo a.d., un sogno che speriamo si avveri senza trasormarsi in un incubo.

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