Par Condicio, il CdA Rai se ne lava le mani: “Decida la Commissione di Vigilanza”

Par Condicio, il CdA Rai se ne lava le mani: “Decida la Commissione di Vigilanza”

Il CdA Rai non decide sul ritorno dei talk show politici sulle tre reti Rai e rimanda la palla alla Commissione di Vigilanza Rai

    Nuova clamorosa presa di posizione del CdA Rai sulla questione Par Condicio in tv e sulla cancellazione dei talk show politici: il Consiglio di Amministrazione della Tv di Stato ha scelto di rimandare la palla alla Commissione di Vigilanza Rai e non assume nessuna decisione in merito al ritorno dei talk politici in tv. Ha dato, invece, incarico al direttore generale Mauro Masi di presentare nuovamente la questione alla Vigilanza, l’unica a poter decidere sul da farsi. Peccato, però, che la cancellazione totale degli show politici sia stata decisa proprio dal CdA. Fioccano le proteste: il presidente della Rai Garimberti, che auspicava un ritorno della politica in tv, si è detto amareggiato; per Gentiloni (PD) quello della Rai è un vero e proprio suicidio. Soddisfatto Capezzone (PdL).

    Il CdA Rai, al termine delle riunione d’amergenza conclusasi pochi minuti fa, ha deciso di non decidere sul ritorno dei talk show politici nel palinsesto Rai dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha accettato il ricorso di Sky e Telecom Italia Media, permettendo alle tv private di tornare in onda con i talk politici. Rimanda la ‘patata bollente’ alla Commissione di Vigilanza Rai che quindi è chiamata a pronunciarsi sulla questione: e già ne immaginiamo le posizioni.

    Così il CdA Rai ha motivato alla stampa le sue conclusioni: “Alla luce delle ordinanze del Tar – si legge in una nota – in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e comunicazione politica in periodo elettorale, il Consiglio di Amministrazione della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con la quale ha dato mandato al Direttore Generale di acquisire al più presto dalla Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi“.
    Roba da non credere, visto che la decisione di cancellare i talk politici è stata presa proprio dal CdA Rai e non dalla commissione di Vigilanza, ‘rea’ di aver, di fatto, approvato un regolamento che rendeva impossibile il dibattito politico ma non impediva a Porta a Porta, Annozero, Ballarò di occuparsi di temi diversi da quelli politici e di andare comunque in onda.

    Ma il CdA ha evidentemente apura di prendere qualche posizione ‘fastidiosa’ e non ha il coraggio di incorrere nelle eventuali sanzioni imposte dalla Commissione di Vigilanza, che ha approvato il contestatissimo regolamento per le Elezioni Regionali in tv. E in una lettera immediatamente inviata dal Dg Mauro Masi alla Vigilanza il CdA Rai chiede di fatto come comportarsi. In basso il testo della lettera inviata alla Commissione dal CdA e firmata da Masi:
    “Come è noto, il Tar del Lazio, Sezione terza ter, con ordinanza n. 01176/2010 deliberata l’11 marzo u.s. e depositata il giorno successivo, ha respinto l’istanza di sospensione di efficacia del Regolamento adottato il 9/2/2010 da Codesta Onorevole Commissione in relazione alla Legge n. 28 del 2000 – impugnato nella parte in cui equipara le trasmissioni di approfondimento informativo a quelle di comunicazione politica in periodo elettorale - scrive ancora Masi -, unitamente alla conseguente delibera assunta dal Consiglio di Amministrazione della Rai il 1 marzo 2010 – sulle preliminari considerazioni che il Regolamento e’ atto politico sottratto alla giurisdizione e che a carico della delibera Rai non sono stati dedotti vizi ad essa propri. In pari data, la stessa sezione del Tar, con ordinanze n 01179 e n 01180/2010 ha invece sospeso l’efficacia del simmetrico Regolamento adottato dall’Agcom con delibera n 25/10/CSP per le emittenti private, nella parte in cui, in ritenuta violazione dell’art.2 della legge 28/2000, come interpretato dalla Corte Costituzionale, ha esteso ai programmi di informazione la disciplina della comunicazione politica. L’udienza di trattazione del merito e’ stata fissata al 6 maggio p.v.

    e dunque ad elezioni espletate“.
    E Masi continua: ”Il raffronto tra l’una e le altre decisioni interinali del Giudice Amministrativo lascia emergere una posizione differenziata della Commissione Parlamentare e quindi della Concessionaria del servizio pubblico, da un lato e, dall’altro, dell’Agcom e delle emittenti private, secondo la linea di discrimine costituita dalla natura di atto politico del Regolamento dettato dall’Organo Parlamentare, che lo sottrae al controllo giurisdizionale e, a maggior ragione, alla discrezionalità attuativa della destinataria. L’Agcom dopo aver proceduto ad adeguarsi alle ordinanze rese nei suoi confronti dal Tar del Lazio, con nota del 12 marzo u.s., ha reso pubblico di aver comunicato tale sua determinazione alla Commissione Parlamentare di Vigilanza affinché questa procedesse alle valutazioni di propria competenza. In tale contesto, si avverte la necessità di rivolgere formale interpello a Codesta Onorevole Commissione, affinche’, a fronte delle citate pronunce del Tribunale Amministrativo del Lazio e della deliberazione conseguentemente presa dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, assuma le eventuali determinazioni rimesse alla sua funzione politica di indirizzo. L’occasione torna utile per rassicurare che frattanto la Concessionaria pubblica sta prestando esatto adempimento alle disposizioni dettate dalla Commissione in tema di tribune politiche, messaggi autogestiti e conferenze stampa. Nel segnalare l’urgenza di una valutazione di codesta Commissione in merito a quanto precede, si porgono cordiali ossequi“.

    Immediate le furiose reazioni dell’opposizione: Gentiloni del PD parla di “decisione scandalosa, un autentico suicidio per la Rai appena mascherato dallo scaricabarile sulla commissione di Vigilanza” che configura anche “una chiara violazione degli obblighi di servizio pubblico, oltre che della legge sulla par condicio“, augurandosi che intervenga l’Agcom a far tornare i talk in tv (ne dubitiamo, visti che aveva esteso il regolamento Rai anche alle private); sulla stessa linea Giuseppe Giulietti, parlamentare Gruppo Misto e portavoce dell’associazione Articolo21 che dichiara di essere pronto alla lotta: ”Contrasteremo tale decisone in tutte le sedi possibili e promuoveremo tutte le azioni utili a determinare le decisioni di un gruppo dirigente che ha dimostrato di non poter svolgere alcuna funzione di garanzia“.

    E mentre Donadi (IdV) parla di “regime che ha paura della verità“, l’unico soddisfatto è Capezzone, portavoce del PdL, che giudica “corretta” la decisione del CdA: “‘La decisione del Consiglio di amministrazione Rai ècorretta sia nel metodo (nel riconoscere che, allo stato, un regolamento c’è, ed è quello, peraltro positivo, approvato dalla Commissione di vigilanza) sia nel merito. Da questo punto di vista, delle due l’una. O i conduttori si impegnavano a rispettare il regolamento della Vigilanza e quindi a garantire una effettiva parità di condizioni tra i soggetti in campo (cosa che non è avvenuta, visto che, Santoro in testa, questi signori rivendicavano il diritto a fare come gli pare), oppure l’Italia avrebbe dovuto subire delle corride televisive senza regole, faziose e di parte, affidate a troppi conduttori militanti. E’ stato o no il signor Santoro, con relativi monologhi di Travaglio, a costruire intere trasmissioni sulle pseudorivelazioni di Spatuzza, quello che ha sciolto un bambino nell’acido, o su quelle di Ciancimino junior? O forse qualcuno voleva, e magari – conclude – vorrebbe ancora, chiudere la campagna elettorale con gli auguri di Pasqua di Santoro a Spatuzza, dopo gli auguri televisivi dello scorso Natale?“.

    Verrebbe quindi da correggere le dichiarazioni di Donadi: non si ha paura della verità, ma di Santoro e di Annozero, visto che la risposta di Capezzone verte esclusivamente su quella trasmissione. Ha quindi ragione Vespa a dire che tutti pagano per ‘colpa’ di Santoro, che intanto domani vola a Trani per testimoniare sull’indagine della locale Procura circa le presunte pressioni del Premier sull’Agcom per chiudere Annozero. E in questo contesto tutto assume un sapore diverso.

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