‘Panariello non esiste’ da lunedì 5 marzo su Canale 5: lo dice anche il Tg5 (ma è lecito?)

‘Panariello non esiste’ da lunedì 5 marzo su Canale 5: lo dice anche il Tg5 (ma è lecito?)
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    Canale 5 coinvolge anche il Tg 5 per i promo del nuovo show di Giorgio Panariello, di cui si scopre finalmente anche il titolo. Si chiama Panariello non esiste, nome del suo ultimo tour teatrale, e debutta lunedì 5 marzo. Il Grande Fratello 12, quindi, lascia libera la postazione del lunedì sera dopo un estenuante tira e molla che ha messo a dura prova la nostra pazienza. In attesa che venga caricato su Youtube il nuovo promo, vi lasciamo al backstage.

    Ci siamo, Panariello torna in tv e finalmente si scioglie il ‘giallo’ sulla sua programmazione: andrà in onda di lunedì, dal 5 marzo, e di conseguenza il Grande Fratello 12 è destinato a lasciare la sua ormai tradizionale collocazione per le sue fasi finali trasferendosi definitivamente (?) alla domenica dal prossimo 4 marzo.

    Intanto noi restiamo ‘sorpresi’ dall’ultimo promo trasmesso da Canale 5: una finta edizione straordinaria, condotta da Cesara Buonamici, annuncia che Panariello esiste ed è uno Yeti. Scatta breve gag ambientata nello studio del Tg 5.
    Capiamo tutto, eh, anche i crossover e la ‘valorizzazione’ delle risorse interne: ma ricorrere alla cornice di un tg per un promo che resta commerciale ci sembra violare addirittura il codice deontologico del giornalista.
    La Carta dei Doveri punta a sottolineare la necessità che il messaggio pubblicitario sia riconoscibile, e di certo la presenza dei riferimenti grafici tipici dei promo Mediaset aiuta a distinguere l’informazione dalla promozione: ma sentire il jingle del Tg5 fuori orario – anche se inserito in un blocco pubblicitario – fa scattare inevitabilmente la curiosità. Si pensa subito a un’edizione straordinaria e infatti il promo inizia proprio con la sigla dell’edizione straordinaria. Ma tutto questo è lecito? O scatta ipotesi di pubblicità ingannevole?

    Ne approfittiamo per approfondire la questione: sul sito dirittodellinformazione.com leggiamo: ‘Strettamente collegate all’esigenza di autonomia e di credibilità del giornalista sono quelle norme che lo vogliono estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. Innanzitutto, sottolineando il diritto dei cittadini “di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dai messaggi pubblicitari”. La norma è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal D.Lgs. 25 gennaio 1992 n. 74, attuativo delle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole.

    In particolare, l’art. 1, comma 2°, stabilisce che “La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta”; e l’art. 4, comma 1°, la vuole “chiaramente riconoscibile come tale”’.

    Fin qui l’iserimento nella cornice grafica dei break Mediaset può aiutare a fare un distinguo abbastanza velocemente. Ma leggiamo ancora: ‘L’autonomia e la credibilità del giornalista è tutelata anche attraverso norme che gli impediscono di fare da testimonial, sul presupposto che l’asservimento, anche estemporaneo, del giornalista ad interessi privati non può mai conciliarsi con la sua autonomia. La Carta dei doveri gli vieta di “prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale”, consentendogli di partecipare (ma solo “a titolo gratuito”) ad “iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali e comunque prive di carattere speculativo”‘.

    Bah, a noi questo promo non convince…

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