Palio di Siena, bufera sulla Rai

Arriva in Parlamento la decisione della Rai di interrompere lo scorso 2 luglio il Palio di Siena sul più bello

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    Infuria la bufera sulla Rai per l’interruzione della diretta del Palio di Siena, svoltosi lo scorso 2 luglio, come tradizione. Dopo tre ore di diretta, e una mossa che non arrivava mai, RaiDue ha dato la linea al Tg e ha mandato la gara in differita. E arrivano le interrogazioni parlamentari.

    Finirà quanto prima in Parlamento la decisione della Rai di interrompere la diretta del Palio di Siena e di trasmettere la gara in differita in coda al Tg2 delle 20.30. Insolitamente la Rai, che trasmetteva il Palio su RaiDue, non ha trasferito la diretta su un altro canale (magari su RaiUno, dove alle 20.30 è iniziato il riempitivo dell’access prime time estivo, Supevarietà) lasciando a bocca asciutta i telespettatori dopo tre ore di diretta, di cui un’ora e 10 dedicata alla mossa, ovvero alla procedura di partenza.

    Gli amanti del Palio sanno bene che la mossa può essere eterna: dato uno schieramento sorteggiato prima dell’inizio della gara, i cavalli entrano tra i canapi che delimitano l’area di partenza e attendono l’ingresso dell’ultimo cavaliere, colui che decide di fatto l’inizio della gara. Una delle possibili strategie suggerisce di impiegare il maggior tempo possibile per dare il via alla gara, per innervosire cavalli e fantini. E così è stato lo scorso 2 luglio: solo che a spazientirsi, questa volta, sono stati evidentemente anche i dirigenti Rai che hanno lasciato la corsa sul più bello, a pochi minuti dalla partenza, senza dare al Palio la possibilità di un trasferimento su un’altra rete. Decisione, al di là di tutto, televisivamente discutibile, visto che, come detto, su RaiUno stavano andando in onda i video in bianco e nero di Supervarietà.

    Il comportamento della tv di Stato sarà oggetto nei prossimi giorni di un’interrogazione parlamentare promossa dal deputato del PD Franco Ceccuzzi e rivolta alla Commissione cultura e istruzione della Camera dei Deputati. “Oscurando la corsa poco prima della mossa valida – scrive Ceccuzzi – la Rai ha gravemente danneggiato l’immagine della Festa, i diritti dei telespettatori e di tutti i contribuenti che, trattandosi di servizio pubblico, hanno sostenuto le spese di un evento che non è andato in onda. Quanto è accaduto rappresenta un fatto di gravità assoluta, dal momento che il Palio è una manifestazione di primaria grandezza e statura culturale, che ha un largo e diffuso seguito popolare nel nostro Paese e anche all’estero e che, pertanto, merita assoluto rispetto da parte servizio pubblico, il cui primo azionista è lo Stato”.

    Provocatorio su Il Giornale l’intervento di Roberto Lev che propone invece di mettere fine alla tradizione del Palio in tv, “l’unico evento televisivo che non sottostà, non si piega e non intende piegarsi alle esigenze televisive“, come scrive Lev. “E allora se lo tengano il Palio – tuona ancora il giornalista nella sua rubrica, Telediario – e ci venga evitata la presa in giro di stare tre ore davanti al video di un canale del servizio pubblico ubriacandoci di estenuanti preliminari per poi essere privati dell’unico momento che davvero conta ‘nel bello della diretta’. E la Rai smetta di farsi prendere in giro dal Palio: o ottiene garanzie sull’orario [...] oppure si defili in tempo [...]. Non è che perderemmo granché se privati della telecronaca del palio: ogni volta sentiamo raccontare gli stessi retroscena, le solite dietrologie e manfrine sugli usi e costumi di questa tradizione, come se i telespettatori fossero dei neofiti“.

    Sembra più lo sfogo di un amante tradito, ma sulle telecronache sempre uguali (e noi che abbiamo qualche anno in più sentiamo anche in questo caso la mancanza di Paolo Frajese) non è che abbia torto. E in più con un canale tutto dedicato alle repliche (RaiUno), Viale Mazzini poteva anche farlo lo sforzo di farci vedere la gara.